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giornalismo

Vi racconto il venerdì nero del giornalismo italiano

Pecche e peccati di giornali e sindacato dei giornalisti. I Graffi di Damato

Già infelicemente, a dir poco, programmato nello stesso giorno dello sciopero generale dei trasporti e altro contro il governo, scegliendo peraltro il solito venerdì di allungamento del week end, lo sciopero dei giornalisti per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto dieci anni fa avrebbe dovuto essere sospeso immediatamente alla notizia dell’assalto alla sede della Stampa a Torino, Che è stato compiuto da un centinaio di dimostranti staccatisi da un corteo di sostegno allo sciopero generale. Dimostranti provvisti di letame e bastoni che hanno aggiunto alle motivazioni dell’ignobile iniziativa contro una redazione peraltro vuota proprio per lo sciopero dei giornalisti in corso la rivendicazione della liberta della Palestina dal Giordano al mare, con annessi e connessi. Compresa la difesa di un iman fondamentalista.

Il sindacato dei giornalisti oltre alla protesta levatasi anche dalle istituzioni e dalla politica, avrebbe dovuto revocare lo sciopero per consentire anche solo simbolicamente, con poche copie di un numero straordinario dei giornali, a cominciare dalla stessa Stampa, la dignità e la forza della professione. Lo sciopero d’altronde aveva già diviso la categoria in numerose redazioni dove si è regolarmente lavorato non condividendo anche il momento scelto per l’astensione dal lavoro. Un momento di commistione per niente opportuna con una campagna in corso contro il governo che sfocerà in uno sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 12 dicembre, sempre di venerdì.

Ma oltre che di venerdì, il 12 dicembre prossimo sarà il 54.mo anniversario preciso della famosa strategia della tensione esplosa con la bomba che provocò nella sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura 17 morti e 88 feriti.

Il calendario è semplicemente da brividi, nel quale è tanto incredibile quanto grave che il sindacato dei giornalisti sia finito coinvolto scioperando nel contesto, ripeto, di un’offensiva politica contro il governo. E ciò mentre la controparte dei giornalisti per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro è costituita non dal governo ma dagli editori. Non tutti, per giunta, perché tra di loro ce ne sono alcuni, come quello della Sicilia di Catania, difesi dai giornalisti rifiutando di scioperare. Con molti altri di testate di diffusione nazionale.

Quello appena trascorso può ben essere considerato e definito il venerdì nero del giornalismo italiano. Nerissimo.

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