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Vi racconto il sarchiapone giuridico escogitato da Conte sulla Tav

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Il gioco di prestigio giuridico del premier Giuseppe Conte secondo il notista politico Francesco Damato

 

Il rumore stridente dei freni non si è sentito, e non si sono neppure viste le scintille sulle rotaie, semplicemente perché mancano i binari e il treno di presunta alta velocità ferroviaria per il trasporto delle merci da Lione a Torino. Ma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, professore di diritto, avvocato civilista “del popolo”, per sua stessa definizione, e ora anche prestigiatore è riuscito frenare la corsa politica verso la crisi di governo. Che procederà ora a velocità ridotta, o addirittura a passo d’uomo, almeno sino alle elezioni europee di fine maggio.

CHE COSA HA DECISO CONTE SU TAV

Il gioco di prestigio di Conte, condotto tra udienze, lettere e telefonate, si è concluso in tempo per non oltrepassare la coda ambrosiana del Carnevale. Che, come si sa, è finito martedì scorso nel resto d’Italia, ma prosegue fino alla mezzanotte di questo 10 marzo 2019 a Milano. Dove il vice presidente leghista del Consiglio Matteo Salvini, deciso a salvare la Tav con “la testa dura” che si è vantato di avere contrapponendosi all’omologo grillino Luigi Di Maio, si era ritirato qualche giorno fa per festeggiare sabato con familiari e amici i suoi 46 anni.

I RAPPORTI CON LA SOCIETA’ TELT

In particolare, Conte ha strappato alla società italo-francese incaricata di realizzare il progetto ferroviario tanto contestato dai grillini il consenso a indire sì i bandi per i lavori previsti oltr’Alpe ma con una cosiddetta clausola di dissolvenza che si presume non possa compromettere la prenotazione dei contributi dell’Unione Europea, versabili ad opera realizzata. Le imprese rispondono ai bandi solo per prenotare, a loro volta, la partecipazione ai lavori, sulla cui revisione sta per aprirsi un negoziato tecnico e politico fra Italia e Francia, sottoscrittrici di un trattato regolarmente in vigore.

IL FUTURO DEI RAPPORTI M5S-LEGA

Grazie a questo espediente ciascuno dei due partiti del governo gialloverde potrà far credere, o tentare di far credere ai suoi elettori, in vista delle urne europee di fine maggio e delle altre consultazioni locali che le precederanno e accompagneranno, di avere tenuto il punto contro o a favore della Tav, oRolli.jpg della versione maschile -il Tav- preferita in particolare dai grillini. Su questo effetto a dir poco ambiguo, basato sulla speranza delle due parti che gli elettori abbiano l’anello al naso, come si dice in gergo popolare, e non si arrabbino, o solo non si insospettiscano, si sono naturalmente sprecati titoli e vignette sulle prime pagine dei giornali. Che potrebbero iscriversi a loro volta ad un’altra gara, organizzata da qualche volenterosa associazione di buontemponi, per aggiudicare dopo le elezioni europee di fine maggio, e le conseguenze politiche dei loro risultati, fra e all’interno dei due partiti della maggioranza gialloverde, uno o più premi di attendibilità o preveggenza.

Ora naturalmente può proseguire la Quaresima, in tutti i sensi, e a livello questa volta davvero nazionale, anche a Milano e dintorni.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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