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Vi racconto il percorso di guerra per il Conte 2. I Graffi di Damato

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Matteo Renzi con la sua Italia Viva farà davvero vedere le stelle al governo Conte sulla prescrizione made in Bonafede? I Graffi di Francesco Damato

Come le tre ricercatrici all’ospedale Spallanzani di Roma col Coronavirus, facilitando diagnosi e terapia, si spera nel più breve tempo possibile, così i renziani a Cinecittà hanno isolato, selezionandolo fra i tanti problemi aperti nella maggioranza giallorossa, la questione più urgente e importante su cui il governo si gioca la vita nelle prossime settimane. E’ naturalmente il problema della prescrizione nella versione introdotta dalla precedente maggioranza gialloverde nel codice e targata Bonafede, il ministro grillino della Giustizia, e ora anche capo della delegazione del Movimento 5 Stelle nel governo.

Il guardasigilli, peraltro reduce dalle cerimonie d’inaugurazione dell’anno giudiziario in cui ha sentito con le proprie orecchie le preoccupazioni e le critiche dei procuratori generali, per nulla condizionati dalla posizione assunta dall’associazione nazionale dei magistrati, alla sostanziale soppressione della prescrizione con l’esaurimento del primo dei tre gradi di giudizio, è stato direttamente e personalmente invitato da Renzi, in apertura e chiusura della prima assemblea nazionale del suo nuovo partito, a cambiare registro. Cioè, ad accettare quanto meno la sospensione per un anno del nuovo sistema per lasciare alla maggioranza il tempo necessario a definire una vera e vincolante riforma del processo penale, che ne specifichi e garantisca al tempo stesso la “ragionevole durata” imposta dall’articolo 111 della Costituzione. Diversamente avremmo processi infiniti, l’ergastolo in tribunale come in cella, senza peraltro una condanna definitiva.

Incurante anche dei numeri ricordatigli da Renzi, che grazie proprio ai suoi parlamentari diventerebbero insufficienti al Senato per garantire la sopravvivenza al governo, ma potrebbero riservare sorprese anche alla Camera, Bonafede ha reagito alle solite maniere grilline, in una composizione improvvisa, almeno nelle apparenze, delle tensioni che lacerano su più fronti il suo movimento. Egli ha liquidato come “ricatti” moniti e richieste dell’alleato di governo, e di quanti nel Pd dovessero decidere di dargli una mano nonostante la scissione renziana subìta nei mesi scorsi. Ed ha allungato sul fondatore e leader di Italia Viva l’ombra dei vecchi alleati, o quasi, di governo come Angelino Alfano e Denis Verdini, considerati dai grillini il peggio del peggio.

Nella stessa logica della difesa di Bonafede il giornale che più ne condivide e sostiene la linea, naturalmente Il Fatto Quotidiano, alle ombre di Alfano e Verdini ha aggiunto quella di Matteo Salvini, in soccorso dei cui interessi e progetti politici, a cominciare da una crisi ministeriale, Renzi si starebbe muovendo, pur essendo stato proprio lui nella scorsa estate non ad aprire ma a spalancare le porte ad un cambiamento di maggioranza per mandare la Lega all’opposizione e sostituirla, in un nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, coll’ancòra suo Pd e con la sinistra di Bersani, D’Alema e Grasso, in ordine alfabetico.

Salvini è stato evocato e rimesso anche sulla prima pagina di Repubblica per un’intervista al vecchio Umberto Bossi nella sua casa, tra le immagini televisive dell’amato basket e i familiari, finalizzata nelle domande e nelle risposte biascicate, ma ben tradotte e stampate in frasi dalla facilissima lettura, contro il nuovo leader della Lega, troppo estremista, nazionalista, sovranista e quant’altro anche per uno come il “senatur”, con i suoi trascorsi da aspirante secessionista e da procacciatore di fucili e proiettili con cui sbaragliare gli avversari politici, ed anche qualche alleato scomodo. Siamo al solito giornalismo che non racconta, ma fa o partecipa alla politica.

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