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Vi racconto il gioco geopolitico in Libano

Libano Beirut

Come si muovono i maggiori Stati nell’intricata crisi del Libano. L’approfondimento di Stefano Silvestri, direttore editoriale di AffarInternazionali e consigliere scientifico dello IAI, tratto da Affari Internazionali

 

Non sappiamo ancora, e forse non sapremo mai, se la catastrofica esplosione che ha distrutto il porto di Beirut e inflitto danni gravissimi a tutta la città, sia stata provocata da un attentato (come ha suggerito Donald Trump) oppure da una incuria criminale che ha lasciato per oltre 6 anni quasi 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio, altamente tossico ed esplosivo, in deposito in un magazzino portuale, per di più nei pressi di un altro deposito pieno di fuochi d’artificio e altri materiali ad alto rischio.

Quello che invece sappiamo è che questo disastro rischia di dare il colpo definitivo ai fragilissimi equilibri che tengono insieme il Libano.

Chi garantirà la stabilità e la tenuta del Paese nei prossimi mesi? Non c’è certo mancanza di aspiranti, ma non tutti sono realmente accettabili e alcuni di essi potrebbero sopravvalutare le loro capacità, approfondendo la crisi invece di risolverla.

La Russia non ha le risorse economiche necessarie, e gli aspiranti neo-imperialisti di Turchia, Iran o Arabia Saudita sono ai ferri corti gli uni contro gli altri, e dovrebbero comunque trovare un compromesso con Israele.

I grandi assenti purtroppo sembrano essere i protettori storici della “eccezione libanese” in Medio Oriente e cioè l’Europa e gli Stati Uniti. Tutti naturalmente si stanno impegnando sul piano umanitario, ma il Libano ha bisogno di molto di più che gli ospedali da campo o i vigili del fuoco.

Nei prossimi mesi attorno a questo disgraziato Paese si giocherà una mano molto importante per il futuro degli equilibri nel Mediterraneo orientale.

Già ora la tradizionale egemonia occidentale è messa in dubbio da alcuni disimpegni americani, dalla presenza russa in Siria e in Libia, da alcune scelte nazionaliste della Turchia e naturalmente dalla crescente presenza economica e influenza politica della Cina. Un mutamento di collocazione politica del Libano o anche solo l’estensione a quel Paese delle guerre settarie mediorientali potrebbe segnare un punto di non ritorno.

Sono già alcuni millenni, o quanto meno dalle guerre puniche, che tutti sono consapevoli della importanza strategica di questo mare per la sicurezza dell’Europa e per il suo benessere economico. Forse bisognerebbe guardare a questa ultima tragedia in un’ottica strategica, oltre che umanitaria, e reagire di conseguenza.

(Estratto di un articolo pubblicato su Affari Internazionali; qui la versione integrale)

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