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Vi racconto il giallo sui brogli in Bolivia pro Morales

di

Morales

Che cosa succede in Bolivia? L’approfondimento di Livio Zanotti

Il golpe in Bolivia c’è stato, con decine di morti, centinaia di detenuti e profughi politici. Il pretesto dei golpisti — presunti brogli di Evo Morales nelle ultime elezioni  non trova riscontro. Non sarà la smoking-gun, come dicono gli specialisti americani che l’hanno cercata la pistola fumante la prova regina della buona fede di Evo Morales e di quella meno buona dei suoi accusatori. Restano le forzature costituzionali dell’ex presidente per presentarsi ancora una volta candidato, dopo 14 anni di sia pur eccezionalmente positivi risultati di governo. E le necessità della democrazia di vedere rispettate lettera e procedure di cui nutre i propri principi.

Ma l’autorevolezza della conclusione cui sono giunti gli specialisti del Massachusetts Institute of Technology, il politecnico di fama mondiale dove sono state esaminate le sequenze degli scrutini elettorali del 20 ottobre scorso comparandone i ritmi statistici, non offre il minor conforto e anzi smentisce la fondatezza dell’intervento dell’uruguayano Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa). È stata la sua denuncia a fornire ai nemici storici della legalità repubblicana e dell’indio Evo Morales, le élites delle provincie orientali e i loro alleati nei comandi militari, l’occasione da tempo attesa per costringerlo alla fuga.

John Curiel e Jack Williams, responsabili della ricerca dell’Election Data and Science Lab dell’Mit, affermano che nelle elezioni presidenziali dell’ottobre scorso in Bolivia “non si rintraccia alcuna evidenza statistica fraudolenta”. E riprendendo il loro referto The Washington Post (27.02.20) pubblica che il relativo comunicato dell’Osa “risulta profondamente carente e parziale”. Enumera infatti scrupolosamente episodi di schede bruciate, rinvio di voti a server sconosciuti e nomi di votanti ripetuti: circostanze ritenute rintracciabili in quasi tutte le consultazioni elettorali non solo sudamericane. Ma che generalmente. non sommano irregolarità tali da inficiare la validità della consultazione.

Il fatto più rilevante e indicato dall’Osa come decisivo è la sospensione del Trep, il sistema di comunicazione diretta dello scrutinio, alla ripresa del quale il flusso dei voti in favore di Morales e del Movimiento al Socialismo (Mas), il suo partito, avrebbe inspiegabilmente compiuto un balzo in avanti, intensificandosi. Gli specialisti del Mit affermano in proposito che tra prima e dopo la pausa “non è stata rilevata nessuna variazione statisticamente significativa (…) in cambio appare molto probabile che il candidato Morales abbia superato già nel primo turno il richiesto vantaggio del 10 per cento sul suo più immediato competitore”.

In questo caso, ritenuto probabile dai ricercatori, quattro mesi fa Morales sarebbe effettivamente stato eletto ancora una volta al vertice dello stato. Poiché la legge boliviana prevede che se un candidato ottiene il 40 per cento dei voti e il suddetto margine di vantaggio sul secondo (in questo caso Carlos Mesa, anch’egli ex presidente), non è necessaria la maggioranza assoluta per vincere. È quanto egli ha sempre sostenuto e ribadisce adesso. Spiegando che solo le fortissime pressioni a cui è stato sottoposto dopo le accuse dell’Osa lo hanno indotto ad accettare di indire nuove elezioni, nella speranza di evitare così il golpe e convinto di tornare a vincerle.

A tal punto da dirsi convinto che malgrado tutto a vincere le elezioni indette per il prossimo 3 maggio sarà il candidato da lui proposto alla testa del Mas, Luis Arce, il suo ex ministro dell’economia. Attualmente i sondaggi lo danno al primo posto nelle intenzioni di voto con qualcosa più del 31 per cento, mentre i suoi avversari che si presentano divisi appaiono molto distaccati. Il loro calcolo è quello di riunire poi le forze al ballottaggio sul più votato; ma Morales pensa che sbaglino, perché non ci sarà ballottaggio, il 3 maggio Arce sarà già Presidente. Non scalfito da tanta sicurezza, Luis Almagro (che il 20 marzo saprà se sarà stato confermato all’Osa) ribadisce le sue accuse.

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