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Vi racconto i grilli solitari di Conte nella tenaglia M5s-Pd

di

prima repubblica

Oltre a quella dei Pentastellati sta crescendo la diffidenza del Pd verso il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. I Graffi di Damato

Notizie, retroscena, indiscrezioni e analisi giornalistiche concordano nell’indicare il Pd in ebollizione, sempre più a disagio nella coalizione di governo improvvisata nella scorsa estate per evitare quella che era allora avvertita come l’emergenza del Paese: il rischio di elezioni anticipate vinte alla grande, come in una passeggiata, dal centrodestra a trazione leghista.

Il Pd di Nicola Zingaretti, ancora comprensivo in quei giorni di Matteo Renzi, si era rassegnato a mala pena alla conferma di Giuseppe Conte fortemente voluta, e alla fine imposta da Beppe Grillo in persona, contro tutte le richieste o pretese di “discontinuità” avanzate dal Nazareno nel passaggio da una maggioranza gialloverde ad una maggioranza giallorossa. Vi si era rassegnato contando, per la sua maggiore esperienza politica rispetto al Movimento 5 Stelle, sulla capacità addirittura di staccare progressivamente Conte dai suoi sponsor, assecondandone ambizioni o vanità politiche, secondo le circostanze. E sembrava ad un certo punto esserci persino riuscito aggravando la crisi d’identità apertasi fra i grillini con la scoppola delle elezioni europee, che ne avevano praticamente dimezzato i voti, pur lasciando intatta la loro forte rappresentanza nel Parlamento nazionale.

Nacquero da quell’aggravamento della crisi all’interno del maggiore partito della coalizione giallorossa l’improvviso ritiro di Luigi Di Maio dalla guida formale del movimento e la sua sostituzione col reggente Vito Crimi. Che ora, in una intervista al Fatto Quotidiano, ha posto un altolà al segretario del Pd Nicola Zingaretti in persona: non provate a convincere Conte a usare i miliardi messi a disposizione dell’Italia per la crisi virale dal fondo europeo salva-Stati noto come Mes, acronimo di Meccanismo europeo di stabilità. Sarebbe insomma la crisi. Non a caso La Stampa ha gridato in prima pagina: “Il governo litiga”.

Ma cosa è accaduto e sta accadendo, in particolare, fra Conte e i grillini? E’ accaduto che il presidente del Consiglio, fiancheggiato anche da osservatori, chiamiamoli così, che lo hanno scambiato per un erede di Giulio Andreotti o di Aldo Moro, sia apparso ad un certo punto come una mezza costola democristiana capace di fare assorbire dal Pd una parte consistente del movimento grillino, senza neppure il bisogno di allestire un suo partito di transizione o di trasporto. Ma un po’ per la crescente visibilità e insieme ambizione di Conte e un pò per la sopraggiunta, vera emergenza virale e le complicazioni che ne sono derivate all’interno dell’Unione Europea, il presidente del Consiglio ha insospettito troppo i grillini. E Conte per placarli si è messo a giocare col già citato Mes, o fondo europeo salva-Stati, come col pallone: una volta respingendolo e un’altra volta passandoselo col ministro piddino dell’Economia. E tutto ciò mentre l’epidemia virale produce danni crescenti in tutti i sensi e i morti continuano ad aumentare, anche se si riducono i ricoveri, peraltro in una confusione crescente fra potere centrale e poteri locali.

In questa situazione, oltre a quella dei grillini sta crescendo la diffidenza del Pd verso il presidente del Consiglio. Non è detto che al Nazareno, come traspare da critiche, riserve e quant’altro sui metodi “comunicativi” di Conte, si siano pentiti di averne subìto la conferma a Palazzo Chigi, specie ora che l’emergenza virale ha messo in pista possibili successori come Mario Draghi e Vittorio Colao, all’insegna dell’unità nazionale reclamata insistentemente dal Quirinale.

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