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Vi racconto i giochi d’azzardo di Conte (non solo sulla manovra). I Graffi di Damato

di

Conte Mes

Che cosa succede alla manovra di bilancio e come prosegue il cammino del governo secondo il notista politico Francesco Damato

Non ho francamente capito se quel 48 per cento d’italiani, secondo il rapporto Censis, favorevoli all’uomo forte, e in fondo coerenti col 76 per cento che non si fidano più dei partiti, o col 90 per cento stufi di vederne gli uomini o le donne in televisione, dove invece stazionano in ogni ora del giorno e persino della notte, siano stati registrati, diffusi e persino commentati un po’ da tutti i giornali più con preoccupazione, soddisfazione o rassegnazione.

E’ il sentimento, quest’ultimo, espresso senza tanto stupore persino nel titolo del manifesto, il quotidiano ancora orgogliosamente comunista, la cui cultura, storia, tradizione dovrebbero portare a inorridire degli uomini forti: almeno di quelli non del proprio segno politico, visto che la storia del comunismo è stata ed è, dove sopravvive, una storia di uomini non forti ma fortissimi, diciamo pure feroci. Ormai siamo abbastanza “stressati”, hanno riconosciuto al manifesto, da poterci anche abituare all’idea di un altro dittatore, dopo Mussolini.

Nella nostra povera Italia, come l’ha ridotta la politica corrente, di uomini forti, o potenzialmente forti, o avvertiti e combattuti come tali persino dalle sardine, che sembravano sino a qualche giorno fa pesci inoffensivi e hanno invece invaso le piazze per presidiarle dall’avventuriero di turno, ce ne sono ormai soltanto due: uno all’opposizione, che è naturalmente Matteo Salvini, cui sembra che siamo appena scampati, almeno al momento, pur avendolo avuto per più di un anno vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, e uno con due piedi nella maggioranza giallorossa, da lui stesso promossa qualche mese fa, e con le braccia protese verso l’opposizione, che è naturalmente Renzi, anche lui Matteo. Già c’è chi  – come Il Fatto Quotidiano col titolo e fotomontaggio di prima pagina – li vede o immagina insieme, probabilmente nella prossima legislatura ma forse anche prima, visto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi sembra proprio avere più bandiere alle spalle che futuro di governo davanti, pur cercando di ostentare ottimismo e di infonderne al presidente della Repubblica. Che, comprensibilmente preoccupato, a dir poco, lo ha appena voluto incontrare e ascoltare al Quirinale per capire che cosa stia diventando in Parlamento, tra modifiche, rinvii ed altro, la legge di bilancio e la cosiddetta manovra finanziaria da lui autorizzate, come prescrive ancora la Costituzione.

In effetti, a scorrere i titoli e le cronache dei giornali, e a sentire all’uscita dai vertici o altre riunioni di maggioranza quelli che vi hanno eroicamente partecipato conservando il coraggio poi di parlarne, non si capisce bene se siamo ormai alla manovra come “gioco d’azzardo” annunciato nel titolo principale di prima pagina da Repubblica, o più semplicemente, banalmente, infelicemente, ridicolmente, come preferite, a una maggiore tassazione delle vincite alle lotterie per rimediare ai tagli fiscali imposti nella maggioranza da Renzi minacciando di votare contro e far cadere il governo almeno al Senato. Dove i numeri sono già scarsi di loro e potrebbero anche diminuire ulteriormente per i parlamentari in partenza o fuga dal movimento grillino, che non vuole chiamarsi partito ma temo faccia parte di quelle forze politiche di cui il 76 per cento d’italiani non si fidano più.

“Si fa cassa con le lotterie”, ha titolato la solitamente compassata Stampa a Torino. “Stangata sulla fortuna”, ha titolato Il Messaggero a Roma: fortuna al singolare, che è quella sognata dai poveri grattando i biglietti o giocando appunto al lotto, non certo le fortune, al plurale, che rimangono solitamente quasi intatte nelle mani di chi le possiede, anche quando sembrano essere in pericolo, o minacciate dagli annunci di turno di qualche patrimoniale.

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