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Vi racconto giochi e giochetti per il dopo Mattarella al Quirinale

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Il centrosinistra – che nei giochi di Palazzo è un po’ più ferrato degli avversari – sembra di fatto aver già iniziato a tessere la sua tela per il dopo Mattarella al Quirinale. Il post di Paola Sacchi con fatti, indiscrezioni e scenari

 

Se ne è già incominciato a scrivere, ma solo come gossip sui posizionamenti, i desiderata di questo e quell’altro. Ma l’elezione del capo dello Stato nel 2022 è già sotto traccia elemento di manovre e scontro politico. Con un dato finora sottovalutato: se il governo giallo-verde durerà (le scommesse sono in corso fin dalla sua nascita) o se invece magari chissà, con nuove elezioni o un nuovo governo da fare in parlamento (cosa quest’ultima che appare molto difficile), il centrodestra dovesse riavere la maggioranza, per la prima volta il Pd e la sinistra farebbero da spettatori.

Insomma, rischio pop corn per la prima volta di fronte all’elezione dell’inquilino del Colle. Sul quale Colle il Pd e il centrosinistra non avrebbero più una personalità che è loro espressione o comunque a loro vicina. Cosa che legittimamente non può non inquietare una sinistra ex pci ed ex sinistra dc, di stampo ulivesco, abituata ormai da tantissimo tempo ad avere una personalità amica sul colle più alto.

Di certi posizionamenti è stato già sospettato proprio il fondatore dell’Ulivo Romano Prodi che in questo modo si prenderebbe anche una propria rivincita interna dopo la carica dei 101. E altri nomi sono finiti nei gossip.

Ma il punto è: quale maggioranza può eleggere una personalità di centrosinistra? Ovvio dire che non può essere quella attuale, che se questo governo durerà resterebbe fino al 2023, e scontato che non potrebbe essere una maggioranza di centrodestra a eleggere un Prodi o chi per lui.

Ma il centrosinistra che nei giochi di Palazzo è un po’ più ferrato degli avversari sembra di fatto aver già iniziato a tessere la sua tela. Anche in vista di questo dirimente appuntamento. Anche da qui, secondo i maligni, ormai la chiara linea enunciata da Nicola Zingaretti dalla quale emerge una evidente preferenza per un governo giallo-rosso con l’obiettivo, molto da vecchio Pci, di ristabilire l’egemonia sui Cinque Stelle, riprendendosi quella che per il Pd sarebbe la parte considerata sana, un po’ come una volta il Pci della cosiddetta “superiorità morale” si rivolgeva alla “parte sana del Paese”.

E solo con una nuova maggioranza in parlamento dai colori più o meno “romanisti” potrebbe raggiungere anche stavolta l’obiettivo di una personalità comunque vicina al centrosinistra sul colle più alto. Certo, è cosa spericolata ma in Parlamento i numeri volendo si potrebbero sempre trovare.

Tanto più se aiutati da una tattica, contestuale a quella dei pentastellati al governo, che cerca in modo concentrico di mettere sempre più la Lega sotto assedio.

Del resto Zingaretti è stato chiaro: “Il pericolo è Salvini”. Una considerazione che sembra far leva su tutto un certo establishment molto potente che ha sempre avuto un forte pregiudizio antileghista, così come del resto per tutto il centrodestra, a cominciare da Silvio Berlusconi.

Ma le elezioni anticipate favorirebbero ora proprio la Lega e il centrodestra. Evidentemente Salvini e la sua Lega, dove comunque ci sarebbe un dibattito ma sempre nei limiti dell'”ultimo vero partito leninista”, proprio perché convinti che sarà altamente difficile, anche per lo snodo della prossima elezione al Colle, andare alle elezioni anticipate non vogliono staccare la spina. Correndo però così il rischio molto serio di finire nella trappola sottile sulla quale sembrano ormai contare i contraenti-alleati: cercare di sfiancare la Lega a suon di offensive come quella su Armando Siri e domani sull’autonomia, vero tema identitario del Carroccio, nella convinzione che tanto la Lega non si sfila.

Insomma, una sorta di metodo che fu già usato da altri con Matteo Renzi. Prese il 40 per cento alle Europee ma poi in assenza di elezioni italiane quel tesoretto si sciolse come neve al sole. Forse Salvini la spina avrebbe già dovuta staccarla da tempo, per spiazzare facendoli trovare impreparati i propri avversari. Forse.

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