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Vi racconto cosa succede in Polonia e Ungheria con il Coronavirus

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I Paesi di Visegrad (Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia) alle prese con il Coronavirus nell’approfondimento di Massimo Congiu per Affari Internazionali

I quattro Paesi del Gruppo di Visegrád stanno reagendo all’emergenza coronavirus con misure severe volte a contrastare la diffusione del contagio. Tutti hanno risposto alla crisi con la chiusura delle frontiere, delle scuole, delle università, dei luoghi di svago e di diversi esercizi commerciali. Di fatto, però, anche in questi Paesi le misure di contenimento risultano essere state prese in ritardo.

Le autorità ungheresi dichiarano 261 casi di contagio, 28 guarigioni, 100 quarantene e 10 decessi, cifre su cui, a quanto pare, non c’è completo accordo. Per difendere la popolazione hanno decretato la chiusura temporanea delle scuole, dei centri culturali e dei luoghi di intrattenimento. Solo i cittadini ungheresi possono attraversare la frontiera. Il primo ministro Viktor Orbán sostiene che la diffusione del virus in terra magiara è dovuta alla presenza di studenti iraniani che frequentano università ungheresi e che hanno trascorso un periodo in patria. Tornando in Ungheria, i medesimi avrebbero diffuso il contagio, secondo i governanti.

All’inizio di marzo l’esecutivo di Budapest aveva sospeso l’accesso dei richiedenti asilo alle zone di transito, per motivi sanitari, attirandosi la critica di approfittare di questa crisi per accanirsi sui migranti e privarli dei loro diritti. Ora il governo ha pronto un disegno di legge che mira ad allungare a tempo indeterminato lo stato di emergenza proclamato a causa del Covid-19 e che contiene una richiesta di pieni poteri: quella, più precisamente, di governare attraverso decreti, senza limitazione temporale, per una difesa più efficace contro il virus; di acquisire la facoltà di stabilire, eventualmente, “una pausa forzata del Parlamento“; di imporre gravi sanzioni a quanti diffondessero notizie false sull’argomento. Il voto in aula avrebbe dovuto aver luogo martedì 24 marzo, ma è stato rimandato alla settimana prossima in quanto l’opposizione non ha appoggiato la mozione sostenuta dal primo ministro, che ha ottenuto 137 voti (52 quelli contrari), mentre ne erano necessari 165. I 137 consensi dovrebbero però essere sufficienti alla prossima tornata per l’approvazione con procedura normale.

GIURAMENTO ANTI COVID-19 A BRATISLAVA

Nel momento in cui scriviamo, Bratislava dichiara dieci nuovi casi che portano a 226 il numero complessivo delle persone contagiate in Slovacchia. Nei giorni scorsi il governo aveva annunciato la decisione di acquistare 200mila tamponi. Per il resto, nel paese, l’uso della mascherina è obbligatorio per chi esce di casa – l’hanno addirittura indossata il neo-premier di destra Igor Matovič e i membri del suo governo, giurando nelle mani della presidente Zuzana Čaputová – , mentre le persone in fila di fronte ai negozi devono osservare una distanza di almeno due metri le une dalle altre. Dal 30 marzo sarà, inoltre, obbligatoria la misurazione della temperatura corporea all’ingresso di negozi, ospedali e fabbriche. Tutti gli esercizi commerciali resteranno chiusi la domenica per dar luogo alla sanificazione dei locali e consentire al personale di riposare. I collegamenti ferroviari gratuiti per gli studenti sono soppressi fino alla riapertura delle scuole e risulta prolungato, fino a data da definirsi, il divieto di tenere manifestazioni di massa. I collegamenti ferroviari restano gratuiti per gli anziani i quali, però, sono invitati a evitare i mezzi di trasporto.

Inoltre, l’esecutivo esorta le persone di oltre 65 anni di età a non uscire di casa se non per necessità indifferibili. I controlli preventivi alle frontiere sono stati introdotti lo scorso 9 marzo; nelle scorse settimane le autorità slovacche avevano anche disposto che i cittadini tornati dalla Cina, dall’Italia e dalla Corea del Sud osservassero una quarantena. 1.650 gli euro di multa per quanti non rispettassero tale misura.

IL CASO DEL SEQUESTRO DLLE MASCHERINE DIRETTE IN ITALIA

Nella Repubblica Ceca le limitazioni al movimento delle persone, già adottate e inizialmente previste fino al 23 marzo scorso, sono state prolungate fino al prossimo primo aprile. Il governo ha anche approvato una serie di misure a sostegno di lavoratori dipendenti, liberi professionisti e agricoltori. Per il resto, le autorità di Praga invitano la gente a non uscire di casa se non per motivi giustificati: fare la spesa, andare in farmacia o al lavoro anche se, in quest’ultimo caso, il premier Andrej Babiš esorta i suoi connazionali a lavorare da casa o a prendere un periodo di ferie, se possibile. Gli altri inviti sono a evitare di prendere i mezzi pubblici e di creare assembramenti.

Recenti statistiche rivelano che tre cechi su quattro si sentono minacciati dal coronavirus e che il 91% di essi condivide le misure adottate dal governo. I primi casi di contagio da Covid-19, nella Repubblica Ceca, risultano risalire al 5 marzo scorso. Da allora, secondo le autorità sanitarie, il numero delle persone infettate è aumentato di continuo. A oggi, si apprende di 1.654 casi confermati di contagio, 6 i decessi e 10 le persone curate con successo. Nei giorni scorsi Praga è stata al centro del caso riguardante le mascherine provenienti dalla Cina e destinate all’Italia e sequestrate sul suo territorio. Sull’episodio è stata avviata un indagine di polizia di cui il governo attende la conclusione. All’inizio della settimana, la Repubblica Ceca aveva annunciato alle autorità italiane l’invio di 110mila mascherine provenienti dalle scorte nazionali. Il numero corrisponderebbe a quello delle maschere di protezione che sarebbero dovute arrivare in Italia precedentemente.

LA POLONIA CONFERMA LE PRESIDENZIALI DI MAGGIO

A differenza degli altri tre membri del V4, la Polonia aveva inizialmente dichiarato l’emergenza epidemiologica, ma lo scorso 24 marzo è passata allo stato di emergenza. Nei giorni scorsi Il Manifesto si è riferito a un articolo controverso uscito sul principale quotidiano polacco Gazeta Wyborcza che criticava la “mancanza di disciplina in Italia” nella circostanza della crisi sanitaria, provocando la reazione dell’ambasciata italiana a Varsavia, e all’annuncio della catena di mini-market Zabka di bloccare l’importazione di prodotti italiani. È stato invece smentito dall’ambasciata polacca a Roma il caso delle oltre 23mila mascherine destinate alla regione Lazio e bloccate in Polonia secondo l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Il ministero degli Esteri polacco ha parlato di “fake news” e l’ambasciata italiana a Varsavia ha negato l’esistenza di un incidente simile a quello avvenuto nella Repubblica Ceca.

Per il resto, le autorità denunciano 1.120 casi di contagio e risultano essere severe le restrizioni ai movimenti delle persone che possono uscire solo per necessità inderogabili: spesa, farmacia, visita dal medico, lavoro, assistenza ai propri cari e per le necessità fisiologiche del proprio cane. Seguono limitazioni ai raduni, all’uso dei mezzi pubblici con controlli da parte della polizia coadiuvata dall’esercito e multe, in caso di mancato rispetto delle disposizioni, la cui cifra arriverebbe fino ai 5mila złoty (poco più di mille euro).

Sul fronte politico sarebbe confermata, al momento, la data del 10 maggio per le elezioni presidenziali. Il PiS al governo non ha mai visto di buon occhio l’opzione del rinvio chiesta, tra l’altro, da quattro candidati dell’opposizione; d’altra parte si prevede che il presidente in carica Andrzej Duda, esponente del partito di destra, ottenga un secondo mandato forse già al primo turno. Le considerazioni dei critici sono che in un simile scenario non ci sarà modo di dar luogo a una campagna elettorale come si deve e che l’affluenza alle urne, il 10 maggio, sarebbe inevitabilmente molto scarsa.

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