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Vi racconto come Luca Casarini e Matteo Salvini si speronano

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Che cosa succede tra Luca Casarini e Matteo Salvini sul caso della nave Mare Jonio. I Graffi di Damato

 

Costretto dalle circostanze politiche, più ancora dalle leggi, dai trattati internazionali ed altro ancora, ad autorizzare l’attracco della nave di Luca Casarini a Lampedusa e allo sbarco della cinquantina di migranti soccorsi a circa 45 miglia dalle coste libiche con un’operazione contestata anche da Tripoli, oltre che dal Viminale, Matteo Salvini non intende accontentarsi, almeno per ora, del sequestro “probatorio” del natante, effettuato dalla Guardia di Finanza, e del fascicolo aperto nella Procura di Agrigento, “contro ignoti” mentre scrivo, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

CHE COSA SUCCEDE TRA CASARINI E SALVINI

Il vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno, diviso politicamente fra l’attesa del voto odierno al Senato sul processo chiesto contro di lui dalla magistratura di Catania per la vicenda del pattugliatore Diciotti, della Guardia Costiera, e le elezioni regionali di domenica prossima in Basilicata, dove spera di bissare i risultati abruzzesi e sardi, ha un enorme bisogno di qualcosa in più. E di che cosa lo ha detto lui stesso, a dispetto della separazione dei poteri e di tutte le altre cose scritte nella Costituzione, aspettandosi o reclamando, come preferite, le manette ai polsi di qualcuno: meglio forse se a quelli assai noti dello specialista della contestazione che è Casarini. Il quale sa bene di avere unito, diciamo così, l’utile al dilettevole con quel tipo di salvataggio sulla nave di cui è armatore con Beppe Caccia: l’utile del soccorso in mare e il dilettevole della sfida a Salvini, o viceversa, come preferite.

MOSSE E SCENARI DI SALVINI

Purtroppo per il ministro dell’Interno, il fascicolo giudiziario sulla vicenda della nave Mare Jonio, come si chiama quella ispezionata e poi sequestrata dai militari delle fiamme gialle, è nelle mani di un magistrato con cui Salvini ha avuto già problemi di una certa complessità. E il capo della Procura di Agrigento Luigi Patronaggio. Che l’anno scorso, con una competenza territoriale che considerava sua, poi non condivisa dai colleghi di Palermo, ispezionò, visitò o quant’altro il pattugliatore della Guardia Costiera fermo nel porto di Catania con 170 e più migranti a bordo, ne scese con la mascherina al naso per ragioni sanitarie, se non ricordo male, e pur non disponendo alcuno sbarco, come forse qualcuno si aspettava, si mise o proseguì a studiare ben bene le carte. E, a vicenda conclusa, cioè a sbarco effettuato dei migranti, distribuiti fra vari paesi ed enti disposti a farsene carico, accusò Salvini di arresto arbitrario e altro ancora mandando il fascicolo a Palermo. Che, alquanto ridotto nella consistenza dei reati, fu a sua volta mandato a Catania. Dove la Procura chiese un’archiviazione negata dal cosiddetto tribunale dei ministri con l’avvio del procedimento approdato al Senato con l’imputazione di sequestro aggravato di persone e abuso d’ufficio.

E’ al Patronaggio di Agrigento, senza voler fare alcuna ironia, che Salvini in qualche modo è quindi tornato con la nuova vicenda migratoria esplosagli fra le mani, o i piedi, o qualcos’altro, per fortuna al riparo da altre complicazioni, visto che i migranti sono ben al sicuro e le polemiche svelenite almeno sotto questo profilo.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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