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Tutti i nodi da sciogliere al vertice Nato

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L’analisi di Alessandra Giada Dibenedetto del Cesi (Centro Studi Internazionali) sul vertice Nato a Bruxelles

Su alcuni dei dossier che verranno discussi e parte delle decisioni che probabilmente verranno prese a Bruxelles questa settimana, vi sono molti nodi che dovranno essere sciolti e altrettanti che presumibilmente rimarranno irrisolti. Primo nella lista è la questione del budget e l’impegno dei Paesi Nato di dedicare il 2% del Pilper la difesa entro il 2024. Nonostante il trend positivo di alcuni Stati membri in merito, molti altri sono ancora lontani dal raggiungere l’obiettivo.

Il Presidente statunitense Trump, inoltre, ha posto sotto pressione gli Stati membri che non rispettano la soglia del 2%, andando così a complicare ulteriormente il quadro. Come già accennato, sin dai suoi primi approcci con la Nato, Donald Trump ha fortemente insistito sulla necessità che tutti gli Stati membri si impegnino fattivamente a raggiungere i livelli concordati di spesa per la difesa. Di recente, precisamente lo scorso mese, il Presidente statunitense ha inviato delle lettere ad alcuni Paesi Nato esprimendo la propria frustrazione nel notare che molti non hanno aumentato il proprio budget per la difesa e, quindi, non stanno adempiendo agli obblighi di sicurezza concordati con l’Alleanza Atlantica.

Le parole pungenti riferite da Trump sono di grande rilevanza in quanto preannunciano la possibile postura che il Presidente sta assumendo in vista dell’evento. Dunque, la posizione che Trump manterrà a Bruxelles rimane ad oggi una incognita, soprattutto se si aggiunge che il Presidente ha più volte messo in discussione il ruolo degli Stati Uniti all’interno della Nato.

Nonostante i commenti fatti dal Segretario Generale durante il suo discorso a Londra lo scorso mese, dove ha fortemente sottolineato il solido legame tra l’Europa e il Nord America, l’impegno attuale del Presidente statunitense rispetto alla Nato potrebbe presto essere messo alla prova, inclusa anche la possibilità di ritirare le truppe americane dal territorio europeo. Ad aggiungere benzina sul fuoco c’è poi l’incontro che Trump ha in programma con il Presidente russo Putin pochi giorni dopo il Summit; i risultati di questo dialogo bilaterale potrebbero ulteriormente andare ad intaccare la stabilità interna all’Alleanza Atlantica.

Un secondo argomento che verrà affrontato a Bruxelles e che metterà alla prova la cooperazione della Nato con l’Unione Europea è quello della mobilità militare. Il tema, infatti, è diventato un aspetto chiave della collaborazione Nato-Ue e necessiterà di un approccio approfondito e coordinato al fine di raggiungere congiuntamente l’obiettivo di muovere rapidamente le truppe sul territorio europeo. In terzo luogo, la Nato dovrà dimostrare la propria abilità di adattarsi alle sfide attuali e portare avanti il processo di ammodernamento per rafforzare la propria capacità difensiva e di deterrenza.

D’altro canto, l’Alleanza dovrà divenire effettivamente in grado di proiettare stabilità oltre i suoi confini con un approccio a 360° che guardi a tutte le frontiere e, soprattutto, che preveda risposte differenti alle diverse minacce. Al riguardo, come Stoltenberg ha dichiarato durante la sua visita in Italia, la Nato potrebbe valutare la possibilità di giocare un ruolo attivo in Libia.

Tale impegno potrebbe concretizzarsi attraverso attività addestrative a favore delle forze locali che mirerebbero alla stabilizzazione del Paese con benefici effetti anche sulla gestione del fenomeno migratorio che tanto pesa a livello politico sulle relazioni tra gli alleati.

Per concludere, il Summit sarà un momento decisivo per la Nato in quanto potrebbe rinsaldare la fiducia e la collaborazione tra gli alleati o, al contrario, portare alla luce eventuali dinamiche divergenti fino ad ora rimaste sopite grazie al sapiente ruolo di mediazione del Segretario Generale.

(estratto di un report del Centro studi internazionali)

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