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Conflitto

Come nasce il conflitto israelo-palestinese

“Storia del conflitto israelo-palestinese” e “Israele. Una storia in 10 quadri” di Claudio Vercelli, docente di storia dell'ebraismo all'Università Cattolica di Milano, letti da Tullio Fazzolari.

L’ennesimo conflitto scoppiato in Medio Oriente sta spaccando in due l’opinione pubblica mondiale. C’è chi ribadisce il diritto di Israele a difendere la propria esistenza e chi sostiene la lotta dei palestinesi per avere un loro Stato. E nessuno sa spiegare come tutto questo possa legittimare sanguinari attentati terroristici da una parte e bombardamenti devastanti dall’altra. Peggio ancora: la parola pace sembra scomparsa dal lessico. L’unica speranza è una tregua umanitaria. Come dire che comunque le violenze ricominceranno e che schierarsi serve a poco soprattutto se non si conosce la storia di questa guerra che, a fasi alterne, dura ormai da settantacinque anni. Per saperne di più conviene leggere due libri di Claudio Vercelli: “Storia del conflitto israelo-palestinese” (Laterza, 230 pagine, 18 euro) e “Israele. Una storia in 10 quadri” (Laterza, 192 pagine, 15 euro).

In entrambi i saggi non compare minimamente la tentazione di stabilire chi ha torto e chi ha ragione. Da storico di valore Vercelli punta invece su una minuziosa ricostruzione dei fatti. E giustamente inizia dalle origini della questione mediorientale. La Palestina è da sempre una terra dai confini incerti e già durante la dominazione ottomana inizia l’immigrazione degli ebrei. La coesistenza con gli arabi è poi male amministrata dal protettorato inglese dopo la prima guerra mondiale. La violenza esplode già nel 1936 con la “grande sollevazione” che dura ben tre anni e, di fatto, segna l’inizio di un’ostilità irreparabile tra arabi ed ebrei. La nascita dello Stato di Israele nel 1948 coincide con la prima guerra in campo aperto.  Ne segue un’altra nel 1956 in contemporanea con la crisi di Suez. Ma è con la guerra dei sei giorni del 1967 che il conflitto assume una nuova dimensione. Il movimento di Arafat che fino ad allora aveva solo 500 affiliati diventa un’organizzazione di massa dopo l’occupazione israeliana di Gaza e della Cisgiordania e per le frange estremistiche il terrorismo diventa lo strumento di lotta più micidiale.

Non è più una guerra tradizionale. Gli accordi di pace non portano i risultati sperati. Il sostegno dell’Iran fa crescere Hamas e mette sotto scacco i palestinesi più moderati. E’ un susseguirsi di attentati e rappresaglie che sembra non avere fine. Nulla toglie agli israeliani la sensazione di essere assediati e ai palestinesi la frustrazione di non avere il loro Stato. Claudio Vercelli riesce a raccontare gli eventi senza essere di parte ed è un raro pregio in confronto alle tendenze di questi giorni. Sta poi al lettore fare qualche riflessione. Quella che viene spontanea è purtroppo desolante. Il problema non è soltanto la violenza della guerra ma anche un vuoto di leadership politica capace di fermarla. I palestinesi non hanno più un capo carismatico come Arafat. E gli israeliani non possono più contare su statisti come Golda Meir o Rabin. Quanto ai presunti mediatori di pace non se ne vede uno all’altezza di Kissinger.

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