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Vaccini, ecco il piano della Commissione europea

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servizi pubblici transfrontalieri

La Commissione europea ha comprato i vaccini per tutti i 27 Paesi membri. Tutti i Paesi dovranno dotarsi o rafforzare prima della fine dell’anno i sistemi informatici per la registrazione delle vaccinazioni e il loro monitoraggio. L’approfondimento di Enrico Martial

 

La Commissione europea ha comprato i vaccini per tutti i 27 Paesi membri. A primavera si era compreso il rischio che si correva senza un coordinamento negli acquisti: la crisi iniziale di mascherine, reagenti e tamponi provocava una corsa all’accaparramento che amplificava le inefficienze organizzative e produttive, con una bagarre che coinvolgeva non solo gli Stati, ma anche i rapporti interni tra regioni, città, agenzie e ministeri.

Dal 15 marzo al 25 maggio 2020 la Commissione aveva introdotto un’autorizzazione speciale per l’esportazione fuori dall’Ue di materiale sanitario prioritario, come maschere, respiratori e reagenti, seguito da un sistema più strutturato, con tre strumenti.

In primo luogo, ha preso forza un coordinamento tra i Paesi membri (Clearing House) per la gestione delle importazioni ed esportazioni, delle capacità di produzione dei Paesi terzi, delle catene di approvvigionamento, degli ostacoli logistici e di trasporto. In secondo luogo, sin dal 20 marzo con il programma RescEU, si sono create delle scorte comuni europee di attrezzature sanitarie.  Infine, si è dato vita a una serie di appalti congiunti, sia per il materiale sanitario e sia per i vaccini.

Al 10 dicembre, gli appalti congiunti europei hanno assicurato 1,3 miliardi di vaccini con altri 860 ml in opzione, tecnicamente come “Accordi preliminari d’acquisto”, perché vincolati a sperimentazioni e autorizzazioni.

Gli acquisti dei vaccini sono pagati con risorse comuni europee, stimando un costo di 2,7 miliardi in gran parte a carico dello “Strumento di sostegno all’emergenza”. Per ricordarlo, una bandierina con le dodici stelle potrebbe dunque apparire nei padiglioni italiani con la primula.

D’altra parte, il coordinamento europeo non si è limitato agli acquisti, ma anche alla distribuzione dei vaccini, con criteri e strumenti. Al documento del 15 luglio sulla gestione della pandemia (Preparazione sanitaria dell’Ue per affrontare i focolai di Covid-19) sui test e tracciamento, circolazione dispositivi medici, stress degli ospedali, trasferimento transfrontaliero dei pazienti è seguito il 15 ottobre il documento europeo sulle Strategie di vaccinazione e la diffusione di vaccini, che implica una serie di azioni da parte degli Stati membri per la preparazione alla campagna di immunizzazione.

L’assegnazione europea dei vaccini si fonda infatti sul semplice criterio del numero di abitanti, per cui all’Italia è assegnato il 13,46% delle dosi acquistate. La loro distribuzione avviene ugualmente in modo coordinato europeo, sulla base delle consegne da parte dei produttori. Il Piano strategico nazionale italiano (richiesto come agli altri Paesi dalla “Strategia europea”) è stato presentato al Parlamento il 2 dicembre, e descrive quantità (202 mln di dosi) e tempi delle assegnazioni fino al primo trimestre 2022 (28 mln entro marzo 2021 e 85 mln di dosi entro giugno 2021).

La strategia europea di preparazione degli Stati membri prevede la definizione dei gruppi prioritari entro dicembre 2020, in ogni Piano nazionale, con la programmazione e gestione della domanda, dello stoccaggio e trasferimento dei vaccini: in Italia verranno centralizzati a Roma, salvo quelli con catena del freddo stringente, distribuiti direttamente in 300 siti.

L’accordo europeo per la definizione delle priorità dei gruppi prevede, nell’ordine, gli operatori sanitari e delle RSA (perché più esposti e essenziali, da noi 1,4 mln), le persone con più di 60 anni (13,4 mln nella penisola, ma il Piano italiano distingue anche il gruppo con più di 80 anni, circa 4,4 mln), quelle con patologie croniche o comorbidità (in Italia 7,4 mln con almeno una comorbidità, spesso coincidono con gli anziani), i lavoratori essenziali non sanitari (insegnanti, servizi all’infanzia, trasporti, polizia e emergenza), le persone in comunità in cui è impossibile il distanziamento (carceri, campi) o in stabilimenti specifici, come i macelli. Il piano italiano stima che il primo inter-gruppo — composto da operatori sanitari, anziani over 80 e ospiti di RSA  — raggiunga i 6,4 mln di persone.

Tutti i Paesi dovranno dotarsi o rafforzare prima della fine dell’anno i sistemi informatici per la registrazione delle vaccinazioni e il loro monitoraggio: il piano italiano accenna a schemi omogenei di chiamata, prenotazione, registrazione e richiamo. Dovranno assumere personale, acquisire dispositivi medici (le siringhe, ormai famose in Italia), anche di protezione individuale.

La complessità della questione prevede che gli Stati dovranno gestire un modello matematico comune, già elaborato dal Centro europeo per la prevenzione e controllo delle malattie (ECDC). Un tavolo europeo di condivisione delle esperienze e di superamento dei problemi permetterà tra l’altro di valutare delle flessibilità, di adattamento alla situazione epidemiologica, per esempio per altre ondate che giungano durante la campagna vaccinale, o per intervenire in aree geografiche con indicatori elevati, o in punti specifici, come nelle RSA.

Gli Stati inoltre svolgeranno azioni informative fondate sulla totale trasparenza, di contrasto alla disinformazione. Gli Stati e le autorità sanitarie dovranno avviare dei monitoraggi e studi indipendenti dalle industrie, con reti per la raccolta dati, e con strumenti per affrontare eventi rilevanti o critici sulla sicurezza dei vaccini, contribuendo allo studio e alla risposta comune dell’Unione.

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