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Tutte le fake news di Macron sull’Ungheria di Orbàn

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Il commento di Pierluigi Magnaschi, direttore del quotidiano Italia Oggi

Fra un mese esatto si terranno elezioni per nominare i componenti del Parlamento europeo. Se si tiene presente che circa il 70% dell’attività legislativa italiana si limita a recepire le direttive europee (il nostro Parlamento quindi è ridotto alla funzione di un taglia-e-incolla) questo appuntamento dovrebbe essere al centro del dibattito politico che invece non esiste del tutto. Queste elezioni europee infatti si limitano alla scelta dei candidati alle elezioni (peraltro con lotte al coltello mascherate nel retrobottega delle varie segreterie politiche).

Di programmi per il futuro Parlamento europeo non se ne è letto nemmeno uno. Il massimo del dibattito è stato fra sovranisti e non sovranisti (visto che di comunitari veri e propri, che dovrebbero essere l’opposto dei sovranisti, non se ne vede l’ombra).

Questa rissa, apparentemente al calor bianco, è invece un semplice scontro di catch, roboante ma inoffensivo, perché riguarda solo due contenitori vuoti. Primo, perché nessuno ha mai definito con esattezza che cosa si intenda per sovranismo. Secondo, perché i sovranismi sono più numerosi delle «Cinquanta sfumature di grigio» della fortunata serie di libri scritti da E.L. James. Terzo, perché, soprattutto la Francia di Macron, lo ha eretto a sesquipedale e reiterata fake news ufficiale dell’Eliseo.

Per far risaltare, con pochi rischi, la sua limpidezza comunitaria, Macron (presidente di un paese, la Francia, che ha 67 milioni di abitanti) se l’è reiteratamente presa con un paese, l’Ungheria, che, di abitanti, ne ha solo 9,7 milioni, dipingendolo come se fosse il diavolo senza mai essere contrastato nelle sue balle (o è meglio dire fake news?) dai grandi media del Vecchio continente che si sono sempre comportati come un acritico megafono dei discorsi di Macron.

La prima accusa di Macron all’Ungheria è che il premier di questo paese, Orbàn, è un sovranista. Cioè è contro l’integrazione europea. Sarebbe come sentire un grossista della macellazione bovina che impudentemente si dichiara un inossidabile vegano. Eppure nessun grande media lo ha fatto notare, anche se dovrebbe esserci limite al tutto.

Infatti, se c’è un paese che si è sempre ruvidamente e implacabilmente opposto alla creazione di un’Europa integrata e quindi sovranazionale, questo è sempre stato la Francia. Non solo Macron ma anche tutti i suoi predecessori a cominciare dal generale Charles De Gaulle che aveva ben ficcata in testa l’Europa della patrie che Orbàn non oserebbe nemmeno sognare. Ed è stato fatto fuori per molto meno.

Ad esempio è chiaro che una Ue che non disponga di una sua forza armata a comando unico è un’entità con i piedi d’argilla, incapace di farsi valere rispetto al resto del mondo. Ebbene, la Comunità europea di difesa (Ced) che avrebbe costituito la base di un esercito continentale (e quindi anche di una politica estera comune che, senza la forza armata, si riduce alla farsa della Mogherini) ebbene, la Ced, dicevo è stata fatta saltare dall’Assemblea nazionale francese che rigettò il Trattato europeo con il suo voto del 30 agosto 1954.

Non solo, una Ue che non abbia una sua Costituzione è un organismo politico-istituzionale zoppo o meglio impresentabile. Succede così, ad esempio, e proprio a conseguenza dell’assenza di una Costituzione, che la Commissione europea (che non è stata votata direttamente da nessun europeo) è sovraordinata al Parlamento europeo che invece viene eletto per suffragio universale e che quindi dovrebbe essere la più alta istanza democratica europea mentre non ha nemmeno il diritto di presentare sue leggi.

Ebbene, dopo comprensibilmente lunghe fatiche, l’Unione europea riuscì a varare il testo della sua Costituzione che, approvata in Italia (e in moltissimi altri paesi) con un passaggio parlamentare, venne impallinata in Francia con il referendum del 29 maggio 2005.

Insomma, la Francia che oggi insolentisce gli ungheresi perché, a suo vedere, non sono sufficientemente europei, è il paese che ha efficacemente dinamitato la costruzione dell’Europa in due suoi momenti topici. Cioè quando è stato proposto un comune esercito europeo e soprattutto quando era stata elaborata, con il concorso di tutti i paesi, una Costituzione europea che i francesi hanno voluto gettare nel cestino delle cose a loro avviso improponibili.

Ma Macron, personalmente, ha fatto di peggio. Mentendo sapendo di mentire, ha raccontato fake news sull’Ungheria, sapendo di poter continuare a essere impunito. E lo ha fatto, non in conversazioni private con suoi amici più cari, ma dalle più autorevoli tribune istituzionali che in tal modo ha squalificato perché, prima o poi, la verità vera viene a galla.

Ad esempio, Macron ha ripetutamente accusato il premier ungherese Orbàn di voler sovvertire l’equilibrio dei poteri costituzionali nel suo paese, a danno del potere giudiziario che, con le misure limitative che ha assunto, sarebbe stato messo sotto i piedi del potere esecutivo magiaro.

Che cos’ha fatto di tanto grave il governo ungherese? Ha stabilito che i procuratori siano eletti (non dal Csm come in Italia) dal Parlamento, sia pure con la maggioranza del 70% dei voti che è una maggioranza altissima che, per poter essere rispettata, deve riuscire a trovare un compromesso fra la maggioranza e la minoranza parlamentare, a garanzia del fatto che la maggioranza, in questo modo, non può cancellare la minoranza su un tema così delicato ma è costretta a venire a patti con essa.

Se fosse stata l’Italia (che ha una legislazione che è molto più rispettosa dell’autonomia dei giudici) a dissentire dalla nuova legislazione ungherese a questo proposito, ci sarebbe potuto stare. Ma sentire protestare su questo argomento il presidente della Francia, che (dai tempi di Napoleone, si badi!) ha da sempre messo i procuratori sotto il governo che li nomina, ha dell’inaudito.

Non solo. In Francia, contrariamente a quanto avviene nell’Ungheria suppostamente imbarbarita di Orbàn, i procuratori non li nomina il parlamento tra l’altro per di più con una maggioranza del 70% dei voti ma li nomina direttamente il governo, cioè la sola maggioranza che, su questo delicato argomento, è autorizzato rispondere alle sole sue esigenza di potere.

Macron sbaglia a dire queste palle sesquipadali, per di più dall’Eliseo, ma, si sa, i politici, hanno, per abitudine, la tendenza a tirare l’acqua verso il loro mulino. Quello che è mancato in queste vicende è stato il mondo dei media che, in difesa del diritto dell’opinione pubblica di essere informata sulla verità dei fatti, non ha mosso un dito in favore dei diritti dell’opinione pubblica anche se sarebbe stato facile raccontare ai propri lettori o telespettatori la verità. Senza i media come contropotere non c’è democrazia. Altro che sovranisti o non sovranisti.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi.it

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