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Un convegno sulla cultura di destra. Che serve al governo

Considerazioni in libertà sul convegno “Pensare l’immaginario italiano” organizzato per giovedì 6 aprile a Roma da Nazione Futura, l’associazione presieduta da Francesco Giubilei, consigliere del ministro Sangiuliano. Il corsivo di Battista Falconi

Che una migliore definizione della cultura di destra sia necessaria, o almeno utile, è cosa certa, quasi ovvia, per almeno due ragioni. La prima è che questa definizione manca da decenni, possiamo dire sin dall’ultimo dopoguerra. La seconda è che adesso la destra è al governo in posizione di leadership.

Entrambe le ragioni, guardando all’esperienza negli ultimi mesi, convergono nella fatica di recidere definitivamente il legame tra la destra italiana del XXI secolo e le sue radici fasciste. Tanto la Presidente del Consiglio è apparsa decisa in alcune situazioni, soprattutto nella commemorazione della Shoah, quanto alcuni suoi ministri ed esponenti di partito sembrano non riuscire a costruire una narrativa davvero nuova e trasparente. Complice ovviamente anche, in questo processo di protratta confusione, l’ostilità pregiudiziale di parte dei media e degli opinionisti.

Le ultime due vicende, cioè la definizione di “italiani” e non di “antifascisti” attribuita da Meloni alle vittime delle Fosse Ardeatine e il giudizio espresso sull’attentato di via Rasella dal Presidente del Senato, nonché seconda carica dello Stato, sono emblematiche di come le ragioni storiografiche, presenti in diverse posizioni, si mescolino in modo inestricabile a uno scontro frontale che, incredibilmente, ancora inficia il dibattito su questi temi.

In questo contesto l’iniziativa, annunciata in modo alquanto sommesso, di un convegno intitolato “Pensare l’immaginario italiano” e organizzato per giovedì 6 aprile a partire dalle ore 11:00 presso l’hotel Quirinale a Roma, appare da un lato opportuna, perché senz’altro occorre un momento di confronto, e dall’altro però anche palesemente inadeguata. Il titolo è ambizioso: “Stati generali della cultura italiana”. Il programma viene diffuso in due versioni, entrambe senza indicazione dell’organizzatore, che navigando un minimo si scopre essere Nazione Futura, cioè “l’Associazione che riunisce i Conservatori italiani” e in un caso priva anche delle presenze eccetto quella del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano che interverrà alle 14:30. Quella più completa elenca una serie di nomi tra cui quelli di collaboratori e consiglieri del ministro (come il presidente di Nazione Futura, Francesco Giubilei, di intellettuali di area noti come Stefano Zecchi, Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco (ne mancano sicuramente parecchi e vediamo se quelli previsti confermeranno), di giornalisti Rai come Paolo Petrecca, Angelo Mellone e Paolo Corsini (la Rai è ancora in attesa dello spoils system meloniano), di Alessandro Giuli, incaricato direttore del Maxxi dal governo in carica, di Federico Mollicone, “presidente della Commissione cultura” (della Camera, Ndr), di recente coinvolto in una polemica per avere definito la maternità surrogata un reato più grave della pedofilia.

Sono poi in scaletta interventi di amministratori locali, associazioni, fondazioni e case editrici e tematiche quali teatro, musica, arte, beni culturali, televisione, cinema, giornalismo, editoria. Le conclusioni attese alle 17:30 sono definite come “linee programmatiche per una politica culturale di destra” e “organizzare una politica culturale”.

Il programma fitto, il campionario delle presenze e l’ampiezza ecumenica degli oggetti dei dibattiti lasciano pensare che si tratti di un copione sostanzialmente già scritto e che anche le conclusioni non saranno quindi frutto di un reale confronto ma l’esposizione pubblica di decisioni già assunte, non è chiaro però da chi. Detto ciò, è comunque meglio che un incontro simile si tenga e senz’altro sarà seguito con attenzione, magari non benevola, considerando che la data si colloca tra le polemiche prima citate e le imminenti date del 25 aprile e del Primo Maggio per le quali si annuncia – o paventa, a seconda del punto di vista – una sorta di novena della retorica. Il sindaco Roberto Gualtieri ha già spiegato che Roma, sin da domenica 23, sarà dedicata alla celebrazione della Liberazione e il concerto di San Giovanni per la Festa dei Lavoratori è tradizionalmente vetrina di posizioni progressiste molto ostili: non soltanto alla destra ma a qualunque posizione moderata e governativa.

Nulla di particolarmente grave, beninteso. I problemi dei quali è giusto occuparsi e preoccuparsi, perché incidono nella vita concreta, sono altri. E riguardano prima di tutto le decine di miliardi dei quali si è discusso e si sta discutendo: i 30 delle bollette che hanno vincolato la manovra di fine inizio anno, i 100 abbondanti del cosiddetto superbonus, e i circa 200 del Pnrr, per il quale non si comprende come recuperare il ritardo e la disorganizzazione con la quale il tema è stato affrontato finora.

È però vero anche che, in parte, questi problemi dipendono proprio da una non precisa cultura di governo, dell’attuale maggioranza e anche degli esecutivi precedenti, sembra si navighi sulla cronaca, cercando di evitare gli scogli e gli iceberg più pericolosi ma senza seguire una rotta chiara, che vada al di là di qualche generica asserzione di principio. Se ammiragli di esperienza come Mario Draghi possono permettersi questo tipo di navigazione a vista, la cosa non vale per una giovane, brillante e promettente primo ministro come l’attuale inquilina di Palazzo Chigi, alla quale la migliore precisazione di premesse e obiettivi della propria azione di governo sarebbe senz’altro di aiuto.

Parole come nazione e patria, l’orgoglio e la dignità italiani, la difesa dell’identità, la caparbia, tenace volontà di presentarsi nei confronti internazionali senza chinare la testa e pretendendo che le proprie richieste ed esigenze siano ascoltate, soprattutto quando riguardano fenomeni epocali e globali come le migrazioni, sono senz’altro un punto di partenza. Ma non sono sufficienti a delineare un traguardo chiaro, preciso e concreto al quale ci si voglia avvicinare.

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