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Ucraina, che cosa promette Zelensky rispetto a Poroshenko

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L’Ucraina ha voglia di pace, stabilità e crescita economica, e il prossimo presidente – chiunque esso sia fra Zelensky e Poroshenko – avrà il compito di implementare cambiamenti radicali per evitare il malcontento nel Paese. L’approfondimento di Eleonora Febbe tratto da Affari Internazionali


L’attore Volodymir Zelensky è stabilmente al primo posto delle elezioni presidenziali in Ucraina, con il 30,26% dei voti, il doppio di quelli ottenuti dal presidente in carica Petro Poroshenko (15,92%). I due si affronteranno al ballottaggio del 21 aprile, da cui è rimasta esclusa a sorpresa Yulia Tymoshenko (13,38%) , già primo ministro e candidata alle presidenziali per la seconda volta. Tymoshenko non ha accettato immediatamente la sconfitta, chiedendo al pubblico di non fidarsi degli exit poll, a suo dire facilmente manipolabili.

LA GEOGRAFIA DEL VOTO: DIVISIONE VECCHIE E NUOVE

Storicamente le elezioni in Ucraina mostrano una netta divisione geografica del voto, con l’est e il sud del Paese che si orientano su candidati filorussi, mentre il centro e l’ovest tendono a preferire candidati europeisti – Yushchenko nel 2004, Tymoshenko nel 2010 -. Il trend si era interrotto nel 2014, quando le elezioni avevano visto Poroshenko trionfare in quasi tutti gli oblast ucraini, aiutato dall’impennata del sentimento antirusso in seguito all’annessione della Crimea e dal netto calo di votanti negli oblast di Donetsk e Luhansk coinvolti dalla guerra.

L’influenza delle tradizionali divisioni geografiche si è fatta sentire anche il 31 marzo: Poroshenko e Tymoshenko hanno vinto rispettivamente nelle regioni occidentali di Lviv e Ivano-Frankivsk, mentre il candidato pro-Russia Yury Boyko è al primo posto negli oblast orientali del Donbass – almeno nelle aree in cui è stato possibile votare -.

Tuttavia, Zelensky è riuscito ancora una volta a rompere la tradizione, raccogliendo un’ampia percentuale di consensi in tutte le regioni del Paese, vincendo anche a Kiev, dove è popolare soprattutto tra i meno abbienti. Forse è il segno che la tradizionale divisione est-ovest sta lasciando spazio ad altri tipi di contrasti; primo tra tutti, come in molti Paesi europei, a quello tra populismo ed establishment.

IL POPULISMO “PIGLIATUTTO” DI ZELENSKY

Il populismo di Zelensky è stato in grado di raccogliere consensi in ogni strato della popolazione. Sebbene il programma politico dello showman sia piuttosto vago, le sue promesse di democrazia diretta e lotta alla corruzione sono molto allettanti per un Paese in cui soltanto il 9% ha fiducia nel proprio governo, una percentuale tra le più basse al mondo.

Zelensky ha promesso maggiore integrazione con Nato e Unione europea, che gli ha guadagnato l’approvazione dei filoccidentali, ma si è anche mostrato favorevole alla tutela della lingua russa e al rispetto degli accordi di Minsk per arrivare a una riconciliazione nel Donbass, attirandosi così il voto delle regioni orientali. Un populismo che mette tutti d’accordo e che è riuscito a mobilitare molti tra coloro che non avevano intenzione di votare.

Soprattutto, un populismo che – al contrario di altri movimenti in Europa – ha evitato di fare appelli al nazionalismo etnico o linguistico, una decisione saggia in un Paese ancora in guerra, in cui le forze di estrema destra hanno spesso assunto un’importanza politica eccessiva rispetto ai consensi elettorali che raccolgono. È infatti da segnalare positivamente come, nonostante le recenti manifestazioni di gruppi di estrema destra contro il governo, Roman Koshulynskyi, candidato del partito estremista Svoboda, abbia ottenuto soltanto l’1,65% dei voti.

(estratto di un’analisi pubblicata su Affari Internazionali; qui la versione integrale)

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