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Tutti i siluri del G7 contro la Russia

Che cosa ha deciso il G7 in Puglia a sostegno dell'Ucraina e contro la Russia

Doveva essere l’occasione per mostrare l’unità e la determinazione dell’Occidente a contrastare in modo ancora più fermo la Russia di Putin, e così è stato in una rutilante giornata di apertura del G7 in Puglia che partorisce un doppio accordo sulla sicurezza tra Kyiv, Washington e Tokyo oltre all’annunciata intesa tra i leader sull’impiego degli interessi sugli asset russi congelati in Occidente a beneficio sempre dell’Ucraina. Ecco cosa hanno deciso sul più scottante dossier sul tavolo Biden, Giorgia Meloni e gli altri capi di Stato e di governo convenuti ieri nel nostro Paese assieme a un raggiante Zelensky.

L’intesa sugli asset russi.

Il G7 in Puglia si apre con l’annuncio di una intesa tra i leader sul prestito da 50 miliardi di dollari a favore di Kyiv attingendo agli interessi maturati sugli asset russi congelati.

Definendolo “un significativo risultato”, l’ospite più illustre di Borgo Egnazia, il resort di Savelletri nel comune di Fasano noleggiato dalla presidenza italiana, il capo della Casa Bianca Joe Biden, ha presentato ai reporter la mossa come “un altro avvertimento a Putin che non arretriamo”.

Ed è senz’altro merito del tandem Biden-Giorgia Meloni se questo G7 riesce a superare la riluttanza degli alleati e a convincerli a varare un piano di finanziamento pluriennale per Kyiv i cui dettagli tecnici saranno oggetto di appositi negoziati nelle prossime settimane e il cui perno sono i profitti generati dai 278 miliardi di fondi russi bloccati soprattutto nell’Ue.

“Abbiamo raggiunto un accordo politico – ha detto la premier italiana – “per fornire entro la fine dell’anno supporto finanziario aggiuntivo all’Ucraina per circa di 50 miliardi di dollari con un sistema di garanzie su prestiti”.

Si è riusciti così a delineare un orizzonte di lungo termine nel sostegno al Paese aggredito schermandolo da non improbabili cambi di governo tra i sette grandi, incluso quel turno presidenziale che attende al varco lo stesso Biden con l’ingombrante ombra di un Donald Trump baciato da sondaggi favorevoli.

La rabbia di Mosca.

Quello partorito nella prima giornata del G7 è un atto semplicemente “criminale”, per usare la parola della portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, che ha promesso una risposta che farà molto male soprattutto a chi ha ceduto alle pressioni americane, va a dire gli europei.

L’accordo sulla sicurezza Usa-Ucraina.

Il colpo mancino sugli asset congelati non è l’unico siluro partito dalla Puglia con destinazione Mosca.

A margine del summit, Biden e un altro ospite molto gradito come Zelensky firmano un patto bilaterale sulla sicurezza che, nelle intenzioni dei due leader, dovrebbe cementare per almeno dieci anni le relazioni sull’asse Washington-Kyiv proiettando nel lungo termine la fondamentale garanzia americana alla sicurezza del partner aggredito.

“Firmando un accordo per sostenere gli sforzi dell’Ucraina per difendersi e scoraggiare future aggressioni, stiamo dimostrando a Putin che restiamo uniti – ora e nei decenni a venire”, ha scritto su X il presidente americano.

Ma come precisa Cnn citando funzionari che sono al corrente dei dettagli dell’accordo, malgrado i lunghi mesi necessari a negoziarlo, il patto potrebbe essere smantellato dalle future amministrazioni Usa.

Questo neo non cancella tuttavia l’entusiasmo di Zelensky per il “giorno davvero storico” in cui l’America reitera il proprio impegno a spendersi affinché l’Ucraina possa difendersi da sola con un notevole effetto di deterrenza nei riguardi di potenziali attacchi futuri.

Considerato dal presidente ucraino come il preludio dell’ingresso del suo Paese nella Nato, l’accordo impegna gli Usa a vario titolo, prevedendo ad esempio l’addestramento delle forze armate di Kyiv, il rafforzamento della cooperazione nella produzione di armamenti e in materia di intelligence e la fornitura continua di assistenza militare.

L’accordo col Giappone.

Washington però non è l’unica a flettere i muscoli in Puglia, come mostra l’accordo analogo siglato tra Ucraina e Giappone.

“Il Giappone nel 2024”, ha scritto Zelensky su X, “fornirà 4,5 miliardi all’Ucraina e continuerà a sostenerci per l’intera durata di dieci anni dell’accordo”.

Il presidente ucraino ha ringraziato Tokyo per “l’incrollabile solidarietà”, precisando che l’intesa prevede la fornitura di assistenza nel campo della sicurezza e della difesa, di aiuti umanitari oltre alla cooperazione tecnica e finanziaria.

Il Japan Times precisa inoltre che l’intesa firmata dal premier Fumio Kishida, la prima del suo genere per un Paese caratterizzato da una Costituzione formalmente pacifista, prevede anche l’impegno a condurre consultazioni in caso di futuri attacchi all’Ucraina e, in particolare, a istituire una apposita cornice entro cui predisporre una risposta congiunta entro 24 ore da un eventuale attacco russo.

Lo stesso quotidiano giapponese evidenzia altri aspetti inclusi nell’accordo tra cui l’avvio di una collaborazione in materia di cybersecurity e un non meglio precisato intervento di Tokyo nella riforma del sistema giudiziario ucraino nonché nella lotta alla corruzione e per una maggiore trasparenza.

Come ricorda il Kyiv Independent, il Giappone si unisce ai 14 Paesi che hanno già firmato con l’Ucraina accordi similari tra cui la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, il Canada e l’Olanda.

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