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Tutti gli scenari dopo il Conte 2

di

De Michelis

Se non sarà un governo Draghi, sarà un governo Franceschini che cercherà di essere il più possibile di unità nazionale l’esecutivo che nascerà dopo il Conte 2? Fatti, dichiarazioni, indiscrezioni e scenari. Il corsivo di Paola Sacchi

 

Se non sarà un governo Draghi, o guidato da un personaggio che gli somigli almeno un po’, sarà un governo Franceschini, che cercherà di essere il più possibile di unità nazionale?

Dario Franceschini e Matteo Renzi, gli ex fratelli-coltelli del Pd, soprattutto ai tempi del referendum costituzionale, in una inedita alleanza potrebbero essere alla fine coloro che metteranno fine al governo Conte 2.

Forse solo loro due ritenuti, chi per un verso e chi per un altro, i principali artefici di questo esecutivo potrebbero scrivere “The end”. Non ora, certo. Ma tra luglio e settembre prossimi forse.

L’Insofferenza dentro il Pd nei confronti del premier e degli alleati pentastellati ormai campeggia su tutti i giornali. E senza smentite. Uno scenario del genere viene ovviamente smentito nei paraggi del potente capo della delegazione del Pd nell’esecutivo Conte 2, ministro dei Beni culturali, da sempre in ottimi rapporti con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Stupidaggini – dicono – qui non si muove niente. C’è Conte e ora in questa tragedia bisogna stringersi attorno a lui”.

Ma intanto non si fermano le indiscrezioni su una soluzione con Franceschini al posto di Conte, Renzi, ex premier, leader di Italia Viva, ovviamente compensato in modo adeguato nella rappresentanza governativa e Conte magari risarcito come nuovo ministro degli Esteri.

Sarebbe un governo politico, non tecnico, ma con l’ambizione di essere il più possibile di unità nazionale, vista la grave emergenza economica che seguirà alla fase della tragedia sanitaria da coronavirus.

In che modo? L’obiettivo sarebbe quello di tirar dentro Forza Italia. Anche se Silvio Berlusconi l’altra sera a Porta a Porta da Bruno Vespa ha già precisato che il sì al Mes, “senza condizionalità” per spese sanitarie, non è da scambiare per un sostegno alla sinistra rispetto alla quale Fi resta alternativa, che l’unità del centrodestra non è in discussione e quindi “nessun appoggio esterno a Conte”.

Ma il Cav. ha anche aggiunto, cosa un po’ sfuggita ai giornali, che in seguito si potrà parlare di “un governo più rappresentativo degli italiani”. Alludendo probabilmente a Mario Draghi.

Ma se al suo posto ci fosse “Dario”, che ha sempre coltivato buoni rapporti dalle parti del Cav, Fi che farebbe? E la Lega con FdI?

La reazione di Matteo Salvini e Giorgia Meloni sembra scontata già da ora in tal caso e cioè di netta opposizione. Ma chi conosce un po’ di cose del mondo della politica e non certo da ora prevede che essendo “Dario”, politico da sempre molto abile e legittimamente molto ambizioso e di mondo potrebbe anche tentare di aprire agli stessi Meloni e Salvini, capo del primo partito italiano, secondo le ultime elezioni Europee e Regionali, dopo una attenta mediazione attraverso il presidente Mattarella. I cui rapporti con il “capitano” leghista ultimamente hanno registrato un importante disgelo.

E del resto Salvini mai, a differenza di Luigi Di Maio, che è tornato pure in questi giorni a chiedere scusa riconoscendo l’errore fatto, anche nei momenti di maggiore tensione, si è spinto a chiedere l’impeachment per l’inquilino del Colle.

Scenari, indiscrezioni certo, che come tali vanno presi con le molle. Ma a dare il via, nei gossip della politica anche a un’ipotesi del genere è lo scoop di Augusto Minzolini con le parole-bomba di Pier Ferdinando Casini riportate tre giorni fa in un suo retroscena su Il Giornale, dove l’ex presidente della Camera, ex democristiano di lungo corso, uomo come tale solitamente prudente, però, essendo ormai il più longevo del Palazzo, si spinge a profetizzare che sull’onda di una crisi economica acutissima Conte “sarà mandato via con i forconi”. E Casini non è certo uomo che parla mai a caso.

Le sue sono parole che suonano più da leghista, e anche d’antan, che da democristiano a tutto tondo quale egli è. Ma l’ipotesi di un governo con a capo Mario Draghi, che Casini invoca nello stesso retroscena, sembra di fatto già tramontata perché il diretto interessato l’avrebbe al momento scartata. E semmai l’ex presidente della Bce sarebbe un’ottima carta di riserva per il Colle nelle elezioni che si terranno nel 2022 per scegliere il successore di Mattarella.

Quindi? Ipotesi come quella di Carlo Cottarelli sarebbero ritenute troppo deboli e a quel punto non resterebbe che un governo politico con il potente “Dario” a capo. Che legittimamente, come vari altri del resto nel centrosinistra, potrebbe aspirare anche lui ormai ad andare sul Colle più alto, cercando di coltivare buoni rapporti con l’opposizione. E i Cinque Stelle? A quel punto chi non esclude uno scenario del genere ne ipotizza “lo sfarinamento”. Con un Conte ormai di fatto depotenziato e “il Dibba”, ovvero Alessandro Di Battista, a compiere il resto del lavoro per traghettarne una parte all’opposizione.

È uno scenario con tanti se e tanti ma. Nel quale non viene neppure escluso un tentativo di cambio della legge elettorale in senso più nettamente proporzionale. Oppure c’è anche l’ipotesi del Conte ter. Ma Antonio Tajani, numero due di Berlusconi, dice a Il Corriere della sera nell’intervista dell’altro ieri che Fi appoggerà, pur restando all’opposizione, nella gravità dell’emergenza, non Conte “ma l’Italia” e aggiunge una parola :”ora”. E quell'”ora” è immaginabile che abbia fatto già scattare le antenne a Palazzo Chigi.

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