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Tutti gli equilibrismi di Meloni

Salvini

Pensieri e mosse in cantiere di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. La nota di Paola Sacchi

 

Giorgia Meloni in equilibrio tra il profilo istituzionale da premier di fatto in pectore, che studia i dossier con al primo posto il caro-bollette, e quello politico da leader della principale forza che si rapporta ai suoi alleati di Lega e Forza Italia decisivi per la formazione della squadra di governo.

Con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini a breve, annuncia Meloni, ci sarà un incontro. Il toto-nomi, intanto, restringe il numero dei ministeri “tecnici”. I rumors fino a ieri sera davano il ministero degli Esteri come “politico”, con in pole il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani che, comunque, si è schermito dicendo: “Io faccio quello che dice Berlusconi. Il nuovo governo sarà di alto profilo, darà una mano all’Europa”.

Quanto a Salvini, la Lega tiene il punto sulla richiesta che il suo leader torni al Viminale. Anche se le indiscrezioni darebbero il leader leghista anche al ministero del Lavoro o alle Infrastrutture. Ma la Lega non molla nella trattativa per il ritorno del suo leader all’Interno.

A sera, fonti di FdI definiscono quella di Meloni “un’altra giornata di lavoro sui dossier più delicati e per essere pronti il prima possibile”. A cominciare dal caro-energia. “Sono molto ottimista”, ha detto la presidente di FdI arrivando alla Camera ieri mattina. L’altra sera Meloni aveva definito la lettera inviata dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ai capi di stato e di governo della Ue “un passo in avanti per far fronte alla crisi energetica. Una sfida europea che come tale deve essere affrontata e che deve vedere gli sforzi di tutti per aiutare famiglie e imprese”.

Sul fronte dell’attuazione del Pnrr Meloni ha smussato sulle frizioni con Draghi: “Non c’è stato uno scontro”. Ma ha anche aggiunto: “Semplicemente con spirito costruttivo diciamo che vogliamo fare ancora meglio”. E sui social a proposito del nuovo esecutivo: “Siamo al lavoro per una squadra di governo di alto profilo che metta al centro della sua azione la difesa dell’interesse nazionale e dei cittadini. Vogliamo un’Italia che torni a pensare in grande”. Un governo, è il ragionamento di Meloni, “politico, forte e coeso, con un programma chiaro, un mandato popolare e un presidente politico”. Un esecutivo, ha ricordato la presidente di FdI, che come chiesto dai cittadini “porterà avanti politiche in discontinuità rispetto a quelle messe in piedi in questi anni dagli esecutivi a trazione Pd”.

Un significativo segnale questo agli alleati che chiedono un governo “politico”, “salvo alcune eccezioni”, dice Tajani. La Lega nella nota dopo il consiglio federale dei giorni scorsi aveva definito conclusa “la stagione dei tecnici”. Qualche spiraglio sembra giungere nella ricerca della complessa “quadra”. Le indiscrezioni sul toto-nomi danno il numero due di Berlusconi, Tajani, in pole per gli Esteri.

Da Arcore avrebbero sottolineato che il coordinatore di FI ha un profilo giusto, con un curriculum tutto in Europa, prima da commissario poi da presidente del Parlamento Europeo. Tajani, ora eletto a Montecitorio manterrà l’incarico di vicepresidente del Ppe. Quanto allo snodo di tutte le caselle, ovvero il Viminale, chiaro che la Lega terrà il punto dopo che, al termine del consiglio federale, il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari e il vicesegretario oltre che ministro uscente Giancarlo Giorgetti hanno definito il leader leghista “il più idoneo” e “il candidato più naturale per quell’incarico”.

“Non vediamo l’ora di passare dalle parole ai fatti”, dice Salvini che ieri si è incontrato in Lombardia con lo lo stesso Giorgietti e il presidente Attilio Fontana alle prese con la “grana” del desiderio di candidarsi di Letizia Moratti. Ma per la Lega il candidato alle Regionali resta Fontana. Al centro degli incontri lombardi di Salvini l’emergenza del caro bollette affrontata con Giorgetti e Fontana. Il leader leghista ha incontrato anche l’ad di Arexpo Igor De Biasio per discutere del futuro dell’area che attrae investimenti da tutto il mondo e che già si è offerta per ospitare un eventuale Ministero dell’Innovazione. Poi, incontro con i militanti a Saronno.

Sul fronte governo, dice una nota di Via Bellerio, “la Lega ha le idee chiare su cosa fare e con chi”. Intanto, un passaggio fondamentale sarà la nomina dei presidenti di Camera e Senato. In pole sarebbero Giorgetti per la Camera e Ignazio La Russa per il Senato, dove però potrebbero correre anche l’azzurra Annamaria Bernini e il leghista storico Roberto Calderoli. A meno che Bernini non entri nella squadra di governo. E Giorgetti non resti al ministero dello Sviluppo economico. Licia Ronzulli, stretta collaboratrice del Cav, viene data al ministero della Famiglia e nella rosa di Berlusconi ci sarebbe anche il capo dei dipartimenti di FI, Alessandro Cattaneo.

Intanto, questa mattina Meloni protesta contro alcune “minacce di ingerenze”. Denuncia la presidente di FdI: “Leggo su ‘La Repubblica’ che il ministro francese per gli Affari europei, Laurence Boone, avrebbe detto: ‘Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo su rispetto diritti e libertà’ e ‘saremo molto attenti al rispetto dei valori e delle regole dello Stato di diritto’. Replicando lo scivolone già fatto qualche giorno fa dal primo ministro francese Élisabeth Borne”. Auspica Meloni: “Voglio sperare che, come spesso accade, la stampa di sinistra abbia travisato le reali dichiarazioni fatte da esponenti di governo stranieri, e confido che il Governo francese smentisca immediatamente queste parole, che somigliano troppo a una inaccettabile minaccia di ingerenza contro uno Stato sovrano, membro dell’Unione europea”. Secca conclusione della premier in pectore: “L’era dei governi a guida Pd che chiedono tutela all’estero è finita, credo sia chiaro a tutti, in Italia e in Europa”. Intanto, sul piano della squadra di governo, fonti Lega rivelano che “non ci sono veti di alcun tipo su Matteo Salvini, il cui ottimo lavoro ai tempi del Viminale non è in discussione”.

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