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Tutti gli effetti indiretti della guerra Russia-Ucraina per Usa e Cina. L’analisi di Fabbri

Cina Guerra

Guerra Russia-Ucraina, che cosa cambia per Usa e Cina. L’analisi di Dario Fabbri, curatore del mensile geopolitico Scenari allegato al quotidiano Domani

L’analisi di Dario Fabbri, curatore del mensile geopolitico Scenari allegato al quotidiano Domani

Anziché comunicare tali perplessità agli alleati, l’America ha lasciato che le cancellerie dell’Europa orientale continuassero a tirare verso sé la nuova Ucraina tendente all’occidente, senza che vi fosse la concreta intenzione di accoglierla nella famiglia, tantomeno di proteggerla in caso di aggressione.

Di qui l’abbandono di Kiev avvenuto nella guerra in corso – annunciato già nelle settimane precedenti, quando l’intelligence statunitense segnalava di non considerare l’ex Repubblica sovietica parte della sua sfera d’influenza.

Di fatto un pasticcio, in grado di danneggiare ulteriormente la narrazione americana, dopo lo sciagurato ritiro dall’Afghanistan. Se non fosse che l’invasione russa dell’Ucraina ha rovesciato la prospettiva, favorendo la congiuntura di Washington, soddisfatta nell’osservare lo sbracciarsi altrui.

Qualsiasi sia l’esito finale del conflitto, Mosca continuerà a occuparsi dell’Ucraina, per gestire un potenziale stato cliente, inviso a buona parte della popolazione, da sostentare sul piano economico e militare. Forse nel drammatico tentativo di affrancarsi da un pantano. Abbastanza per inibire l’Orso, meno capace di penetrare il territorio europeo, troppo occupato per schierarsi pienamente con la Cina in una possibile lega antiamericana.

Salvo commettere errori clamorosi, Washington si ritroverà a bearsi dell’impulsiva guerra voluta dalla Federazione russa, svolta contraria alla guerra ibrida prediletta dal Cremlino nel recente passato.

Di più. L’offensiva moscovita ha innescato la maggiore omogeneità del campo europeo, da tempo diviso sull’attitudine nei confronti del Cremlino, tra l’ostilità irriducibile della Nuova Europa di definizione rumsfeldiana e la morbidezza dell’Europa occidentale.

L’iniziativa putiniana pare averne stretto le maglie, nonostante la possibilità per Berlino e Roma di differire l’esclusione dal circuito finanziario Swift della Russia per usufruire del gas siberiano. Fisiologicamente lo scemare delle ostilità provocherà la riapertura di antiche fratture, ma per ora si assiste a una coesione inaspettata.

Senza che Washington corra il pericolo di accogliere l’Ucraina nella Nato, esito caldeggiato dai vicini di Kiev e per nulla oltreoceano.

Così Pechino non potrà profittare dell’accaduto per lanciarsi su Formosa. Certo, la dirigenza comunista avverte Taipei che sarà abbandonata al proprio destino dalla medesima negligenza americana, ma è consapevole che i teatri risultano strategicamente distanti, con l’Ucraina da tempo meno rilevante nei calcoli d’oltreoceano e Taiwan semplicemente decisiva, barriera che impedisce a Pechino di andare in mare aperto.

(Breve estratto dell’analisi di Fabbri pubblicata sul mensile Scenari del quotidiano Domani)

Dario Fabbri

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