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Tutte le nuove regole anti Covid nelle banche (che invocano vaccini per i bancari)

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banche unico gruppo bancario

Che cosa fanno e che cosa chiedono le banche contro la pandemia da Covid. L’articolo di Emanuela Rossi

In piena emergenza pandemica — e pure durante il lockdown — le banche hanno continuato a erogare servizi e per questo il programma delle vaccinazioni deve tenere in considerazione i dipendenti degli istituti di credito che garantiscono servizi pubblici essenziali. È quanto chiedono l’Associazione bancaria italiana e i sindacati di settore (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) in una lettera indirizzata al governo, alla Banca d’Italia e al commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica, Domenico Arcuri. Ma non è la prima volta che Palazzo Altieri e le organizzazioni sindacali si incontrano per adottare misure concrete a favore dei lavoratori e delle lavoratrici del settore.

LA RICHIESTA AL GOVERNO E AD ARCURI PER IL VACCINO

Dunque, con quest’ultimo atto, l’Abi e i sindacati di settore hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera indirizzata a Conte e al ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, al ministro della Salute, Roberto Speranza, al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, al numero uno di Palazzo Koch Visco e al commissario Arcuri. Dopo aver ricordato che “i provvedimenti adottati dalle competenti Autorità per contrastare la pandemia hanno sempre contemplato, fin dall’inizio della pandemia, la continuità dell’erogazione dei servizi bancari, finanziari e assicurativi, in considerazione del loro ruolo di infrastruttura strategica per il Paese come disposto dalla legge” i mittenti sottolineano come pure ora “con straordinario impegno e senso di responsabilità le persone che lavorano in banca continuano a svolgere un ruolo centrale per il sostegno dell’economia, delle imprese e delle famiglie, nel rispetto delle misure di prevenzione, contrasto e contenimento del virus Covid-19 individuate nei Protocolli tempo per tempo condivisi da Abi e Organizzazioni sindacali per garantire le condizioni di salute e sicurezza per tutte le persone interessate”. È per questo che insieme Palazzo Altieri e i sindacati chiedono che “il piano vaccini tenga opportunamente in considerazione anche le lavoratrici e i lavoratori impegnati nell’erogazione dei servizi pubblici essenziali (ai sensi della legge n. 146/1990), ivi inclusi quindi quelli bancari”.

L’INTESA SIGLATA A DICEMBRE

Per affrontare la difficile situazione pandemica e le sue ripercussioni sul funzionamento degli istituti di credito e sulla tutela della salute dei bancari l’Associazione bancaria e i sindacati hanno firmato un’intesa lo scorso dicembre. Al termine di una riunione a Palazzo Altieri si sono trovati d’accordo sull’esigenza di monitorare le misure prese a favore del settore bancario secondo i differenti scenari di rischio del Paese. “Il proficuo confronto con i Segretari Generali ha confermato l’importanza della costante e costruttiva interlocuzione avviata tra le Parti fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria per coniugare la prioritaria sicurezza delle persone e la garanzia dei servizi a supporto dell’economia e delle famiglie, valorizzando la positiva esperienza fin qui maturata” ha commentato Salvatore Poloni, presidente del Comitato Affari Sindacali e del Lavoro di Palazzo Altieri. Poloni ha ricordato che nel verbale di riunione sia l’Abi sia i sindacati hanno concordato di incontrarsi a gennaio prossimo “per valutare, alla luce dell’evoluzione dei provvedimenti legislativi in materia, le esigenze di particolari categorie di personale, quali i genitori con figli fino a 14 anni la cui attività didattica in presenza sia sospesa, ovvero i soggetti c.d. ‘fragili’”. Un importante obiettivo raggiunto a dicembre è stato quello di “rendere effettivo il diritto alle assemblee del personale anche nell’attuale situazione di limitazione agli spostamenti delle persone”. Dunque, con uno specifico verbale di riunione, sono state individuate, per la prima volta con regole a livello di settore, “idonee soluzioni operative” in modo che siano possibili – in via sperimentale fino al 31 marzo 2021 – assemblee sindacali “in remoto”.

LE MISURE DI SICUREZZA PRESE AD APRILE

Le prime intese tra l’Associazione bancaria e Fabi, First Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin in tema di emergenza pandemica si sono però raggiunte ad aprile quando è stato siglato un protocollo per garantire l’erogazione dei servizi del settore bancario due giorni dopo il Dpcm del 26 aprile. Allora era stato “in primo luogo considerato il complesso quadro di riferimento in cui le Banche, che sono l’infrastruttura centrale a sostegno delle imprese e delle famiglie” sono state chiamate ad operare assicurando “la continuità dei servizi, così come previsto fin dall’inizio dell’emergenza nei provvedimenti delle Autorità competenti, attraverso lo straordinario impegno e senso di responsabilità delle persone che lavorano in banca”. Ancora oggi il Protocollo del 28 aprile scorso, come ha rilevato Poloni, “rappresenta per i servizi bancari, alla luce delle proprie peculiarità di settore, il riferimento delle regole di prevenzione essenziali per l’operatività al pari di quanto previsto dalle altre Associazioni imprenditoriali e le Confederazioni sindacali il 24 aprile 2020 per le imprese produttive industriali e commerciali”. Il Protocollo era stato trasmesso al presidente del Consiglio, ai ministri dei dicasteri competenti, al presidente del Comitato di esperti in materia economica e sociale e alle altre Autorità competenti.

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