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Scontro Trump-Powell, cosa succede all’economia americana

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Il commento di Giuseppe Schlitzer, già in Banca d’Italia e al Fmi, ora docente all’università Cattaneo-Liuc

Cosa succede tra il Presidente Trump e Jerome Powell, Chairman della Federal Reserve?

A dicembre la banca centrale americana ha operato il quarto aumento, nel 2018, del tasso sui Federal Funds, di un ulteriore quarto di punto. Trump aveva mandato vari segnali per scongiurare l’aumento del costo del denaro, e non ha poi esitato a minacciare di “licenziare” Powell, aprendo una crisi istituzionale che non sembra avere precedenti.

Il rialzo in effetti non era nelle attese, poiché la Fed aveva precedentemente indicato per il 2018 tre e non quattro ritocchi verso l’alto dei tassi. La decisione è stata giustificata col fatto che l’economia americana è cresciuta più del previsto e con le condizioni stringenti del mercato del lavoro, riflesse negli incrementi salariali. Il tasso di disoccupazione negli Usa è del resto sceso costantemente dal 2010 ed è ora intorno al 4%, livello persino inferiore a quello pre-crisi (4,5-5%).

L’aumento di dicembre lascia però ampi margini di dubbio. Infatti l’inflazione americana, che era salita nei mesi estivi fino a quasi il 3%, aveva poi preso a scendere e, tra novembre e dicembre, era tornata sui livelli di inizio anno (2,2%).

Powell, che non ha esitato a sottolineare pubblicamente l‘indipendenza della banca centrale dal potere politico, si mostra prudente. Si stanno del resto materializzando i temuti rischi per l’economia americana, la quale risente del rallentamento dell’economia mondiale e dei mercati emergenti, nonché delle tensioni commerciali. Alcuni indicatori segnalano inoltre un restringimento delle condizioni finanziarie e del credito interne.

Non ultimo c’è il tonfo recente delle borse, che a dicembre hanno segnato uno dei risultati peggiori dagli anni ’30. Fenomeno che apparentemente dà ragione a Trump, mentre va interpretato alla luce di politiche monetarie oltremodo espansive che in questi anni hanno contribuito a gonfiare i listini azionari.

Powell non ha un compito facile di fronte a sé. Ha dichiarato “flessibilità” nelle prossime decisioni sui tassi, ma non certo nel senso di maggiore accondiscendenza agli umori del Presidente. Sempre a dicembre la Fed aveva annunciato per il 2019 due ulteriori aumenti del costo del denaro, il primo dei quali è atteso dai mercati per la prossima riunione di marzo del Fomc (19-20 marzo). Decisione che potrebbe slittare di qualche mese se il quadro congiunturale tenderà ad evolvere peggio del previsto.

Giuseppe Schlitzer

Independent Advisor Economic Affairs

Adjunct Professor at Università Cattaneo – LIUC

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