Le tensioni tra Stati Uniti e Canada hanno raggiunto un nuovo picco dopo l’ultimatum lanciato ieri da Donald Trump: dazi del 100% su tutti i beni canadesi in arrivo negli Stati Uniti se Ottawa procederà con un accordo commerciale con la Cina.
La minaccia, espressa in toni durissimi su Truth Social, arriva in un clima già surriscaldato tra Trump e il primo ministro canadese Mark Carney, segnato da provocazioni reciproche e da uno scontro frontale andato in scena al World Economic Forum di Davos.
Trump ha accusato il Canada di voler diventare una sorta di “porto franco” per aggirare i dazi americani sulle merci cinesi, arrivando a definire Carney “governatore” in un chiaro riferimento alla sua vecchia idea di annessione del Canada come 51esimo stato.
La mossa rappresenta un’escalation nel protezionismo trumpiano e rischia di avere ripercussioni pesanti sull’economia di entrambi i Paesi, strettamente intrecciati dal commercio bilaterale.
La minaccia di Trump al Canada
Come riporta la CNBC, la minaccia trumpiana arriva in un momento di crescente frizione tra i due Paesi, con Trump che accusa il Canada di voler fungere da “porta d’ingresso” per le merci cinesi, eludendo così i dazi americani.
Già in passato il Canada aveva visto aumenti tariffari su settori specifici come acciaio, rame e auto, con un recente balzo al 35% su alcuni beni nel 2025.
Sottolinea Bloomberg che non è chiaro esattamente cosa Trump intenda per “accordo” con la Cina, ma la minaccia potrebbe colpire duramente l’economia canadese, dato che gli Usa rappresentano il principale mercato per le esportazioni del Paese, con oltre 300 miliardi di dollari di beni nel 2025 secondo i dati del Census Bureau.
Il post integrale di Trump
Trump ha espresso la sua posizione in un post su Truth Social, la sua piattaforma social preferita, dove ha delineato la minaccia in termini netti e provocatori.
“Se il governatore Carney – ha scritto The Donald – pensa di poter trasformare il Canada in un “punto di scarico” per far arrivare merci e prodotti cinesi negli Stati Uniti, si sbaglia di grosso. La Cina mangerà vivo il Canada, lo divorerà completamente, distruggendone le aziende, il tessuto sociale e il modo di vita in generale. Se il Canada farà un accordo con la Cina, verrà immediatamente colpito da una tariffa del 100% su tutti i beni e prodotti canadesi in arrivo negli Stati Uniti”.
Nel suo post, il presidente ha deliberatamente chiamato il primo ministro canadese Mark Carney “governatore”, un termine che evoca l’idea di annessione del Canada come 51esimo stato americano.
Come rimarca Axios, questa è una vecchia tattica di Trump, già usata contro l’ex premier Justin Trudeau, ma che era stata accantonata dopo l’elezione di Carney lo scorso anno, quando i rapporti sembravano più cordiali.
La BBC riporta che il capo della Casa Bianca ha ripreso questa provocazione in concomitanza con le sue ambizioni espansioniste, come la spinta per acquisire la Groenlandia, e ha persino condiviso immagini alterate sui social che includono Canada, Venezuela, Groenlandia e Cuba come territori Usa.
Le schermaglie tra Trump e Carney a Davos
Le frizioni tra i due leader sono esplose al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, dove Carney ha tenuto un discorso che molti hanno interpretato come una critica velata al protezionismo di Trump.
Come riferisce il Financial Times, il premier ha parlato di una “rottura” nell’ordine mondiale basato sulle regole, esortando le “potenze medie” a unirsi per resistere alla coercizione economica, senza nominare esplicitamente gli Usa ma riferendosi a “tariffe come leva” e “catene di fornitura come vulnerabilità”.
Trump ha risposto con durezza nel suo intervento, affermando che “il Canada vive grazie agli Stati Uniti” e invitando Carney a ricordarselo. Quest’ultimo ha ribattuto dal Quebec, dichiarando che “il Canada non vive grazie agli Stati Uniti, ma prospera perché siamo canadesi”, come citato da Reuters.
La tensione è culminata con Trump che ha revocato l’invito al Canada per unirsi al suo “Board of Peace”, un’iniziativa partorita dallo stesso presidente Usa come via di uscita al conflitto a Gaza, accusando inoltre Ottawa di opporsi al progetto “Golden Dome” di difesa missilistica sulla Groenlandia.
L’accordo commerciale tra Canada e Cina
L’accordo tra Canada e Cina, raggiunto durante la visita di Carney a Pechino all’inizio di gennaio, rappresenta un punto di svolta nella politica estera canadese.
Come sottolinea Bloomberg, Carney è stato il primo leader canadese a visitare la Cina in otto anni e ha incontrato il presidente Xi Jinping, portando a un’intesa preliminare che riduce le barriere commerciali. La Cina abbasserà i dazi su prodotti agricoli canadesi come semi di canola, aragoste e piselli, mentre il Canada aumenterà le quote per importare fino a 49.000 veicoli elettrici cinesi all’anno, applicando un dazio del 6,1% invece del 100% precedente.
L’Associated Press nota che inizialmente Trump aveva approvato l’idea, dicendo ai reporter il 16 gennaio che era “una buona cosa” per Carney firmare un accordo con la Cina.
Tuttavia, questa virata canadese verso l’Asia è vista come una risposta alle incertezze con gli Usa, con Carney che ha descritto i rapporti con Pechino come “più prevedibili” rispetto a quelli con Washington sotto Trump.
Reazioni alle minacce
Le minacce di Trump arrivano in un momento delicato per l’economia canadese, già colpita da dazi precedenti che hanno portato il tasso di disoccupazione al livello più alto in nove anni a ottobre, come riporta CNN.
Il Canada è il secondo esportatore verso gli Usa, fornendo il 60% del petrolio importato e l’85% dell’elettricità, oltre a minerali critici per la difesa. Tuttavia, molte delle minacce tariffarie del presidente Usa non si sono materializzate in passato, come l’aumento del 10% promesso dopo una campagna pubblicitaria anti-dazi dell’Ontario.
Esperti citati dal Guardian parlano di una serie di “ritirate” trumpiane che hanno ispirato l’espressione “TACO” (Trump Always Chickens Out).
Reazioni dal mondo economico, come quelle di David Adams di Global Automakers of Canada riportate da Bloomberg, avvertono che tali dazi danneggerebbero anche l’economia americana, con interruzioni nelle catene di fornitura auto e boicottaggi canadesi che hanno già ridotto i viaggi negli Usa del 31% e le esportazioni di alcolici dell’85%.
Nel frattempo, il Canada sta diversificando i commerci verso Europa e Asia, rompendo con l’allineamento tradizionale agli Usa.



