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Perché Trump silura l’Europa germanocentrica

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dazi

Il commento di Edoardo Narduzzi, manager, imprenditore ed editorialista, sull’azione di Trump in Europa

Difficile, al momento, dire se l’accelerazione agli equilibri internazionali innescata dall’amministrazione Usa guidata da Donald Trump produrrà una nuova Yalta. Solo il trascorrere del tempo permetterà di scoprirlo, ma alcune innovazioni della presidenza Usa sono già visibili. La più evidente per gli europei è la chiara volontà di Trump di archiviare la stagione del neo pangermanesimo favorita dal suo predecessore, Barack Obama.

L’attuale inquilino della Casa Bianca ha più volte attaccato frontalmente la Germania e la cancelliera Angela Merkel, accusate di scroccare a spese del contribuente americano la protezione militare dal pericolo russo e anche di avvantaggiarsi nel commercio bilaterale.

Per Trump la Germania ricostruita dagli investimenti americani del piano Marshall e resa ricca dal liberalismo commerciale del Wto non può essere il fulcro della zona euro.

La visione di un’Europa germanocentrica con un’appendice francese, per evitare la rinascita di un’area di influenza politica neoprussiana, appare totalmente avversata dall’attuale amministrazione di Washington.

Del resto il pangermanesimo caro a Obama non ha saputo produrre troppi risultati. Non si è registrata nessuna accelerazione nell’integrazione politica europea, che ha invece registrato la crescita dei movimenti politici antieuro e dei blocchi regionali, come quello dei Paesi dell’accordo di Visegrad.

Ha prodotto guerre civili e instabilità sulla frontiera più orientale, come nel caso dell’Ucraina, Paese di frontiera destinato sempre a essere spartito nei periodi della storia nei quali Germania e Russia sono contestualmente forti. Ha innescato la separazione della Brexit trasmettendo all’interno dei confini europei la sensazione che Berlino avesse da sola il volante dell’Ue.

Trump non ha molte simpatie per l’Europa, ma ne ha ancora meno per il neo pangermanesimo gradito da Obama, che voleva l’eurozona governata da Berlino e dai paesi tripla A storicamente vicini alle posizioni tedesche come Austria, Olanda, Finlandia e dintorni.

Il presidente Usa, dai dazi sulle automobili alla richiesta di contribuire di più alle spese della Nato, non farà sconti alla Germania. La Merkel ha preteso l’intervento della Troika quando, invece, doveva dare via libera agli eurobond e incassare per sempre per la Germania il ruolo di fulcro politico della zona euro, un equilibrio difficile da smontare anche per Trump.

Ma se hai poco coraggio e ancor meno visione, se agisci da contabile, la storia non ti perdona perché ti regala la rapida crescita dei partiti antisistema.

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

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