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Travaglio travaglieggia su Di Maio. I Graffi di Damato

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Di Maio

Come il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio sta raccontando e commentando i travagli politici di Luigi Di Maio. I Graffi di Francesco Damato

Colpito dal fuoco amico del Fatto Quotidiano con la notizia che gli attribuiva la decisione di rinunciare alla guida del Movimento delle 5 Stelle già prima delle elezioni regionali di fine mese in Calabria e in Emilia-Romagna, giusto per non lasciarsi intestare anche il nuovo fiasco, dopo quelli delle elezioni europee di maggio scorso e successive, Luigi Di Maio ha opposto una smentita così formale e debole che è ormai entrato su tutti i giornali in una camera di rianimazione dalla quale sembra destinato a non uscire più.

Sullo stesso Fatto Quotidiano campeggiano in prima pagina le foto dei possibili successori e il direttore in persona, Marco Travaglio, gli dedica con un misto di generosità e di orgogliosa furbizia, un editoriale per rendergli “l’onore delle armi”. Che da quelle parti è sempre una cosa apprezzabile per chi la riceve, visto il silenzio che si procurò nei mesi scorsi, per esempio, l’appena detronizzato ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, scaricato come un sacco di rifiuti nel passaggio dal primo al secondo governo di Giuseppe Conte.

Di Maio – ha assicurato Travaglio salutandone, ripeto, l’ingresso in camera di rianimazione, da dove dovrebbe peraltro continuare ad occuparsi della politica estera italiana come titolare della Farnesina, con tutto quel po’ po’ di roba che esplode nel mondo lontano e vicino a noi – “ha vari difetti, ma non è un cialtrone né un improvvisatore”. E ciò, nonostante il suo esordio come mancato vice presidente del Consiglio, fra la rinuncia e la conferma di Conte nella tormentata crisi di governo di avvio della nuova legislatura, nel 2018, preannunciando un procedimento di denuncia del capo dello Stato Sergio Mattarella davanti alla Corte Costituzionale per alto tradimento. Piuttosto, ha sempre assicurato magnanimamente Travaglio, il giovane astro calante è una vittima dei tanti “miracolati, furbetti, poltronari, approfittatori e scappati di casa” che lo hanno circondato e si contendono adesso le polveri di stelle che stanno cadendo sul loro movimento dopo un anno e mezzo di governo a maggioranze, diciamo così, variabili.

Sofia Ventura sulla Stampa ha evocato la sinistra immagina delle “idi di marzo” all’annuncio trionfalistico e liberatorio, da parte dello stesso Di Maio, degli “Stati Generali” dei pentastellati per quel periodo, che costò la vita a Cesare nell’antica Roma. Ma gli “Stati Generali” richiamano alla mente, o all’immaginazione, anche un’altra tragica fine: quella di Luigi XVI e della moglie Maria Antonietta, che li affrontarono nel 1789 avviandosi inconsapevolmente alla Rivoluzione francese e alla ghigliottina.

Senza andare tuttavia tanto lontani nel tempo e nello spazio, di fronte alla sostanziale apertura, ormai, della successione a Di Maio, riguadagnatosi proprio per questo la solidarietà di Alessandro Di Battista dopo quella offerta da “Dibba” al senatore Gian Luigi Paragone appena fatto cacciare dal movimento dallo stesso Di Maio e amici, l’immagine che torna alla mente è quella più recente e vicina di Beppe Grillo fattosi riprendere a Capodanno mentre scavava una trincea o una fossa prevedendo un 2020 “magnifico”. E’ lo stesso Grillo che il vignettista Stefano Rolli sul Secolo XIX propone ai lettori con una sostanziale lettera di licenziamento in mano, che azzera il giovanotto inginocchiato davanti a lui.

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