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Che cosa cambierà con il Trattato Francia-Italia secondo la stampa francese

Trattato

Il Trattato del Quirinale visto dalla Francia. L’articolo di Enrico Martial

 

Il racconto della stampa francese sul Trattato bilaterale di cooperazione rafforzata firmato al Quirinale non è dissimile da quella italiana. È considerato strumento per nuove relazioni dopo un periodo contrastato.

Alla vigilia della firma, Le Monde ricordava tra gli elementi di frizione il dossier libico, il fallimento dell’acquisto dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire da parte di Fincantieri, la questione migratoria e le tensioni del governo Conte 1 nel 2018, nei casi dei gendarmi francesi a Bardonecchia e della visita di Luigi Di Maio ai gilet gialli. Notava tuttavia la spontanea attrazione per l’Italia da parte del presidente Emmanuel Macron, che all’inizio del mandato aveva scelto l’italiana Claudia Ferrazzi come consigliere culturale.

Il trattato è segno di superamento di quelle difficoltà: per Le Figaro di “un lungo inverno diplomatico”, per Les Echos una “amicizia ritrovata” dopo le tensioni passate.

Le Monde è forse il giornale che è parso meno ottimista sui miglioramenti che potranno derivare dal Trattato: è un “fortunato allineamento tra pianeti”, destinato a durare soltanto un momento.

In qualche cronaca si presta attenzione all’opposizione italiana al Trattato e in particolare alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, come Le Dauphiné Libéré di Grenoble e Ouest-France che aveva già intervistato Marc Lazar il 5 luglio 2021.

Su questo c’è un nervo scoperto, perché in occasione del Trattato di Aquisgrana con la Germania a gennaio 2019 Marine Le Pen sviluppò una campagna a partire da un intervento su CNews (la Fox news francese di Vincent Bolloré). Fu poi rilanciata dai social, che i giornali trattarono presto come di fake news, con un ristabilimento di contenuto che riempì diverse pagine per giorni, come fecero Le Monde, France 2, o il cattolico La Croix.

A proposito, è proprio il cattolico La Croix che alla vigilia del Trattato del Quirinale ha confrontato le due economie:  sul PIL (2500 mld in Francia e 1900 mld in Italia, secondo e terzo Paese nella filiera agroalimentare europea) sul turismo (intorno all’8,5% del PIL in Francia e al 13% in Italia), sull’indebitamento (118% e 155%), sulla disoccupazione (7,7% e 9,1%).

L’Italia ha una forte prevalenza di PMI, la Francia dispone di grandi gruppi: la manifattura in Italia è al 16% del PIL e al 10% in Francia. Ci sono grandi aziende comuni: sui semiconduttori in STMicroelectronics, e poi Thales Alenia Space per i satelliti, di recente Essilor Luxottica e Stellantis.

Si annotano anche le operazioni non riuscite: Alitalia per Air France, Chantiers de l’Atlantique per Fincantieri. Le acquisizioni italiane in Francia sono comunque maggiori di quelle francesi in Italia: 47 mld di euro contro 32 mld tra il 2007 e il 2020.

Parecchio del lusso è stato acquisito da aziende francesi (Gucci, Bulgari), ma l’interscambio del 2020 a 94 mld di euro era favorevole per 13 mld all’Italia.

Anche La Tribune ha dato un contributo alla conoscenza reciproca dei due sistemi economici, con un intervento di Edoardo Secchi, fondatore del Club Italia-Francia.

Su piano economico, Les Echos ha notato che il Trattato è un elemento in più per trovare una  soluzione alla questione del carro armato franco-tedesco, in cui si discute su come far partecipare le competenze italiane, anche attraverso l’acquisizione, tra l’altro, di Oto Melara.

La Germania avrebbe un riflesso condizionato sulla difesa frontale a est, quella francese penserebbe anche a confronti in zona urbana, e il ruolo italiano potrebbe contribuire a visioni condivise per il nuovo carro, rimanendo con la testa e la produzione in Italia.

È una visione tripartita che ritorna nei commenti, con il Trattato visto come contributo bilaterale su un piano europeo, in sintonia con le parole ascoltate in conferenza stampa da Emmanuel Macron e Mario Draghi. Anche Libération ha messo in evidenza il lato europeo, tenendo conto della congiuntura politica alla fine dell’epoca di Angela Merkel.

Radio France culture ha messo simbolicamente in onda la dimensione europea e tripartita italo-franco-tedesca facendo parlare del Trattato del Quirinale il parlamentare europeo di Renew Sandro Gozi, il direttore della rivista le Grand Continent, Gilles Gressani (che vive a Parigi e tra l’altro è valdostano), e la tedesca Daniela Schwarzer, a capo di Europa e Eurasia di  Open Society ma fino ad aprile 2021 direttrice del German Council on Foreign Relations.

Per quanto se ne sia dunque discusso sulla stampa così come sulle reti allnews, va comunque notato che alla sera del 26 novembre la televisione ammiraglia France 2 ha saltato la notizia, cogliendo dalla conferenza stampa al Quirinale solo una battuta del Presidente Macron sulla crisi dei migranti tra Regno Unito e Francia.

È la conferma che il tema è stato diffuso nell’ambito di un pubblico più attento – lettori di giornali e fruitori di media di approfondimento – piuttosto che sulle tavole delle famiglie, piuttosto arrabbiate e sensibili all’antipolitica, e che già avevano ascoltato parecchie fake news sul Trattato franco-tedesco del 2019.

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