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Il terrorismo psicologico non fa bene (né ai sardi, né ai turisti)

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Fontana scuola

Accanto al numero di contagiati si dovrebbe comunicare quante terapie intensive sono occupate, a livello nazionale, e quante sono libere. Questo è l’unico dato certo, non allarmistico, che può aiutare a prendere decisioni sulla base di fatti e non di sensazioni. Gli Appunti di Diana Zuncheddu

Andare a sventolare una Sardegna Covid free era una scemenza prima, e lo resta adesso che la grande trovata di comunicazione, tanto facile quanto sbagliata, è tornata indietro come un boomerang.

1. Gli slogan contro le pandemie non funzionano. Guarda quel “andrà tutto bene”, che anche a chi non ama circondarsi di cornetti rossi faceva venire l’orticaria. Guarda quel “Sardegna covid free”, sbandierato con poco gusto quando in altre regioni si moriva a grappoli. Come se fosse possibile, in un mondo interconnesso come quello in cui viviamo, isolare completamente un territorio da un altro. E come se fosse bello, tra abitanti di regioni diverse, ma pur sempre italiani, giocare a chi ha più Covid, a chi ne ha meno, a chi lo importato, a chi lo ha diffuso. Una triste guerra tra poveri, tutti soggetti a potersi ammalare come tutti gli altri.

2. Pare che i giornaloni, a corto di notizie dopo Ferragosto, pensino bene di paventare indiscrezioni secondo le quali si stia per chiudere l’isola. Da cosa esattamente? E come? L’unico effetto certo di quell’articolo è stato creare il panico: tanti turisti sono partiti prima del previsto, tanti hanno cancellato imminenti arrivi.

Più di ciò che succede in Bielorussia sono interessanti le chat tra dj e ragazzi romani, qualcuno pure figlio di, che sono andati, hanno appestato l’isola, e sono tornati a casa. Sentiamoci in colpa perché abbiamo osato ballare, gioire, e ammassarci. Ma chi doveva tenere le discoteche chiuse, per evidente impossibilità di rispettare il distanziamento, non si sente in colpa? Hanno tenuto chiuse le scuole, ma hanno riaperto i centri estivi. Hanno tenuto tutti chiusi in casa per mesi, e poi riaprono le discoteche. Chi risponde di questo?

3. Non ha mai fatto così caldo e non é mai stato così bello andare in Sardegna come in questa estate 2020. Dopo il disastro di una stagione che non partiva, ad agosto il turismo si è ripreso. Eppure dopo la fine del sogno irrealizzato del passaporto sanitario, la app della Regione Sarda, Benibenius (che vuole dire benvenuti) non è obbligatoria da scaricare né da compilare. La App Immuni non è obbligatoria da scaricare e da compilare. Sui fogli di autocertificazione delle compagnie aeree si può scrivere qualunque cosa. Per arrivare sull’isola bastava il nulla. Di test non ce n’erano da nessuna parte. Tamponi tanto meno.

4. Se si guardano i numeri, e si tolgono i casi di La Maddalena, dei centri di permanenza dei migranti, e di Carloforte, la Sardegna è comunque ancora ben lontana dall’essere fuori controllo. Non è Covid free, come non poteva esserlo a lungo, e come è stato sbagliato comunicare. Ma i turisti possono starci, e possono venirci, ancora in sicurezza, almeno lì dove le misure di sicurezza sono rispettate e messe in pratica.

Il terrorismo psicologico non fa bene a nessuno, né ai sardi, né ai turisti. Accanto al numero di contagiati dovrebbero comunicare quante terapie intensive sono occupate, a livello nazionale, e quante sono libere. Questo è l’unico dato certo, non allarmistico, che può aiutare a prendere decisioni sulla base di fatti e non di sensazioni, o di comunicazioni sbagliate, o di chat tra ragazzini e dj.

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