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Tav, regionali e Tim. Come il terzo incomodo Berlusconi s’incunea tra Di Maio e Salvini

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Di maio Salvini

Quali sono i veri rapporti tra Salvini e Berlusconi? E come Forza Italia cerca di incunearsi nelle difficoltà della maggioranza di governo? Il Punto di Paola Sacchi, giornalista già all’Unità e poi a Panorama (gruppo Mondadori)

Sicuramente non sarà lo scontro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini sui termovalorizzatori a “incenerire” il governo giallo-verde. Ma ad aggravare le cose per il vicepremier pentastellato, in conflitto con l’alleato o meglio il contraente di governo, c’è anche il terzo uomo, quel Silvio Berlusconi, che, per quanto dato ormai dalla vulgata sul definitivo viale del tramonto intanto, al di là dei sondaggi, continua ad esserci, con i suoi 170 parlamentari azzurri, e a rappresentare come una sorta di convitato di pietra dell’esecutivo giallo-verde o giallo-blu sovranista che dir si voglia.

Non giocherà più da protagonista di primo piano, come una volta, ma Berlusconi ormai una sua parte sembra essersela ben ritagliata, restando in ogni caso nella dialettica politica. La sua è la parte del “terzo incomodo” per i 5 Stelle che temono sempre il doppio “forno” salviniano dell’alleanza di centrodestra. Quella coalizione, potenzialmente sostitutiva dell’attuale esecutivo, che di fatto Salvini nei momenti più accesi di frizione sembra sempre pronto ad agitare come minaccia agli alleati di governo.

Certo, il Cav è diventato a sua volta un po’ incomodo anche per lo stesso ancora alleato, a livello locale. Da domenica 11 novembre Berlusconi ha iniziato, in un crescendo contro l’esecutivo, ad accusarlo e neppure tanto velatamente di “tradire” il programma di centrodestra. Anche se è contro i grillini che il Cav ha scagliato gli strali più acuminati con quel “siamo all’anticamera di una dittatura”. Salvini gli ha replicato a muso duro di esprimersi come certi, a suo dire, “frustrati di sinistra”.

Ma è un fatto che poi la sera del 15 novembre, proprio mentre da Palazzo Grazioli, al termine del vertice dei coordinatori regionali riuniti dal padrone di casa e dal presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia Antonio Tajani, partiva non solo l’ennesimo attacco ai 5 Stelle, alla “cultura del no e della decrescita felice”, ma anche un’altra bordata contro la Lega, accusata di “non aver saputo o voluto fin qui realizzare” punti cruciali del programma di centrodestra, Salvini sia ritornato a casa. Anche se per un’ora, s’intende, per parlare con il Cav.

Secondo i maliziosi, al centro del colloquio ci sarebbero state questioni economico-finanziarie come i nuovi assetti Tim e presunti interessi di Mediaset, secondo altri ufficialmente si sarebbe parlato di candidature alle regionali. Ma sarebbe più logico immaginare che i due leader del centrodestra abbiano toccato soprattutto la situazione del governo.

Sarà un caso, ma il vertice tra Berlusconi e Salvini, dopo un certo freddo che durava da settimane fino al gelo di domenica 11 novembre, è avvenuto proprio poco dopo la violenta polemica sugli inceneritori. Con Salvini che li vuole uno per regione, Campania compresa, con Di Maio che ha replicato con un inaspettato “non c’entra una ceppa…”.

Linguaggio al cui confronto, obiettivamente, anche quello dei leghisti dei tempi della secessione e delle corna di Vercingetorige sul pratone di Pontida potrebbe risultare persino “oxfordiano”. Ma ironie a parte, lo stesso Salvini e nella Lega in generale si sono chiesti :“Ma come si esprimono questi grillini?”.

La polemica non è terminata affatto nelle ore successive. Salvini, sostenuto anche dallo stato maggiore di Fi, tra cui la vicepresidente della Camera, campana, Mara Carfagna, ha tenuto il punto: “Termovalorizzatori in ogni provincia”. Aggiungendo ironico: “E senza ceppa…”. E il terzo uomo, o terzo incomodo, che dir si voglia, è tornato ad agitare i pensieri grillini. Fino al punto che Di Maio, dopo aver accusato Salvini di “creare tensioni” su questioni che non sono peraltro nel contratto di governo, ha tirato in ballo anche anche “Silvio”. Che secondo le previsioni del capo pentastellato: “Starà all’opposizione fino al 2028”. Quindi, il Cav, dato dalla vulgata ormai a “Tramonto beach”, per dire, sarebbe destinato a fare politica almeno fino a 92 anni, secondo Di Maio.

Ma, intanto, la vera spina nel fianco del governo sembra ormai costituita da quel Nord e non solo, da quel mondo dell’imprenditoria, del ceto medio che chiede alla Lega di non tentennare più su questioni strategiche come la Tav. La piazza di Torino, come ricorda nella sua rubrica sul Foglio anche un uomo che con Umberto Bossi fece la Lega Nord come Roberto Maroni, è l’immagine di un’Italia che chiede di essere rappresentata in politica. Una settimana fa i parlamentari leghisti piemontesi in piazza c’erano, ma Berlusconi intanto quello spazio ha capito che bisogna continuare a presidiarlo e Forza Italia, con Tajani e gli amministratori piemontesi, raddoppia la partecipazione con un’ altra manifestazione pro-Tav anche per sabato 17 novembre.

Sicuramente il governo non sarà “ incenerito” dallo scontro sui termovalorizzatori, ma sembra che per la prima volta Salvini con Berlusconi abbia ammesso quanto sia difficile governare con i grillini. E questo lo avrebbe detto a un Berlusconi che lo ha messo in guardia dall’isolamento in Europa sulla manovra e dal rischio di un “suicidio politico” continuando con l’alleanza con i grillini e lo avrebbe quindi invitato ancora una volta a far cadere il governo per sostituirlo con il centrodestra e un gruppo di volenterosi. Il ministro dell’Interno ha però confermato la sua fedeltà al contratto con i 5 Stelle. Fino a quando?

Paola Sacchi

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