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Tangentopoli

Tangentopoli forever? Quando si processa anche l’establishment intellettual-giornalistico?

Se dopo 30 anni spunta una Tangentopoli al giorno, bisogna farsi delle domande. Il corsivo di Francesco Cundari tratto dalla sua newsletter La Linea

 

I giornali offrono anche oggi un’ampia scelta di cronaca giudiziaria. Dopo le vicende piemontesi e pugliesi (in costante evoluzione) che hanno colpito il centrosinistra, è arrivata anche l’inchiesta sulla giunta siciliana, pareggiando i conti con il centrodestra.

Il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, si mostra preoccupato per «una fase che ci ricorda Mani Pulite, laddove iniziarono a venire fuori degli scandali e la politica del tempo e la classe dirigente non compresero che c’era un morbo diffuso». Al di là dell’inevitabile posa dolente da statista preoccupato per le sorti del paese, è evidente che ci spera con tutto se stesso, e ci mancherebbe altro.

La cosiddetta questione morale, di cui tutti parlano, è l’unica vera ragione sociale del suo movimento. Dunque non si capisce perché Elly Schlein se la prenda tanto. Un retroscena del Corriere della sera attribuisce alla segretaria del Pd le seguenti parole, che avrebbe rivolto ai dirigenti a lei più vicini a proposito del leader grillino: «Lui in questo periodo ci ha rinfacciato molte cose, ma io non gli ho mai rinfacciato il suo governo con Salvini e i decreti sicurezza e non lo farò nemmeno ora».

Evidentemente lo sta facendo eccome, e non si capisce perché non dovrebbe. O altrimenti, se anche Schlein come tanti suoi predecessori ha deciso di chiudere gli occhi di fronte alla natura di Conte e del suo partito, di cosa si lamenti. Insomma, delle due l’una: se pensa che sia il capo di un movimento populista tendenzialmente di destra che ha sempre preso voti con campagne antipolitiche (e spesso anti-Pd), sarebbe il caso di combatterlo, anziché costruirci campi larghi e alleanze strategiche. Se invece ha deciso di allearcisi comunque e a prescindere, con chi se la vuole prendere, e di cosa ancora vuole stupirsi?

Semmai il Pd dovrebbe lamentarsi di tutta quell’ampia compagnia di giornalisti, opinionisti e intellettuali che a ogni nuovo scandalo, cioè praticamente ogni giorno, ricomincia con il ritornello della nuova questione morale e della nuova Tangentopoli. E nessuno che si domandi come mai, a trent’anni dalla Tangentopoli originale, continuiamo a trasecolare quotidianamente per la scoperta di una qualche sua nuova filiazione, specialmente a livello locale.

Nel 1992, la stessa compagnia di giro, che comprende i nove decimi del nostro establishment intellettual-giornalistico, ne attribuì le ragioni al corrotto sistema dei partiti, alla deprecata Prima Repubblica e al suo «consociativismo», considerato a sua volta conseguenza della legge elettorale proporzionale, subito abolita per via referendaria, e di un sistema istituzionale troppo ingessato, che da allora in poi abbiamo scassato in vari modi senza tuttavia che nessuno riuscisse a imporre la sua nuova e definitiva riforma (e infatti siamo ancora qui a discuterne).

Nel frattempo, oltre al proporzionale, è crollato l’intero sistema politico di allora. La terapia è stata assai dura, ma l’abbiamo seguita fino in fondo (per ragioni di spazio non mi dilungo qui sui suoi vari addentellati economici e sociali), specialmente per quanto riguarda comuni e regioni, ancora oggi portati a esempio di quella riforma delle istituzioni e della politica che si vorrebbe estendere a livello nazionale (il famigerato «sindaco d’Italia»).

Sarebbe ora che tanti illustri medici e solerti infermieri, anziché continuare a prescriverci dosi sempre più massicce della stessa terapia, cominciassero a parlarci un po’ dei risultati ottenuti fin qui, e a prendersi la loro parte di responsabilità.

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