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Swift, ecco la mossa di Merkel anti Usa sui sistemi di pagamento 

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merkel mes Germania

L’articolo di Marcello Bussi, giornalista di Mf/Milano Finanza, sulle intenzioni della Germania di sganciarsi dal sistema dei pagamenti internazionali Swift incentrato sugli Stati Uniti

L’Europa deve creare un sistema di pagamento indipendente dagli Stati Uniti, se vuole salvare l’accordo sul nucleare firmato nel 2015 con l’Iran, da cui il presidente americano Donald Trump si è ritirato lo scorso anno. Lo ha scritto sul quotidiano economico Handelsblatt il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, sottolineando la necessità per l’Europa di fungere da «contrappeso» agli Stati Uniti ogni volta che Washington «supera le linee rosse».

CHE COSA PENSA LA GERMANIA DI SWIFT

«È indispensabile rafforzare l’autonomia europea creando canali di pagamento indipendenti dagli Stati Uniti, un Fondo monetario europeo e un sistema Swift indipendente», ha scritto Maas. «Ogni giorno che l’accordo sopravvive è meglio della crisi esplosiva che minaccerebbe altrimenti il Medio Oriente». «Viste le circostanze», ha aggiunto, «è di importanza strategica dire chiaramente a Washington: noi vogliamo collaborare, ma non ti consentiremo di danneggiare i nostri interessi senza consultarci».

LA CONTRAPPOSIZIONE GERMANIA-USA

Nell’articolo il ministro ha sottolineato che «l’obiettivo principale della nostra politica estera è quindi costruire un’Europa forte e sovrana». Affermazioni pesanti, che non esitano a disegnare un’Ue in contrapposizione agli Stati Uniti.

CHE COSA E’ SWIFT

Swift è una rete di pagamenti globale con sede in Belgio che consente alle istituzioni finanziarie di tutto il mondo di inviare e ricevere informazioni sulle transazioni finanziarie. Il management del sistema afferma che Swift è politicamente neutrale e indipendente, sebbene in passato sia stato utilizzato per bloccare le transazioni e far rispettare le sanzioni statunitensi contro vari Paesi, in particolare l’Iran.

LE MOSSE USA ANTI IRAN

Trump si è ritirato dall’accordo nucleare firmato nel 2015 e il 6 agosto scorso Washington ha reintrodotto una serie di sanzioni, ammonendo i Paesi che intendono continuare ad avere rapporti commerciali con l’Iran. Gli americani hanno concesso da 90 a 180 giorni alle aziende europee per lasciare l’Iran. Pochi giorni fa il colosso dell’energia francese Total  ha ufficialmente annunciato il proprio disimpegno dall’Iran, dove era attivo nello sviluppo di un sito del gas, dopo la reintroduzione delle sanzioni americane contro Teheran, il cui secondo round scatterà a novembre.

LA MOSSA DELLA GRAN BRETAGNA SULL’IRAN

Sempre ieri il capo dell’agenzia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi, ha annunciato che la Gran Bretagna «sostituirà» gli Stati Uniti» nella modernizzazione del reattore nucleare Arak, fiore all’occhiello del programma nucleare iraniano. «Esperti britannici prenderanno il posto dei loro omologhi americani nelle operazioni per la riprogettazione del reattore», ha detto Salehi citato dall’agenzia stampa semi ufficiale iraniana Mehrnews. «L’uscita degli Stati Uniti dall’accordo nucleare non espone l’Iran a nessun problema né nei settori scientifici, di ricerca e sviluppo né in quello per la costruzione di centrali per l’erogazione di energie nuove», ha aggiunto Salehi.

(ESTRATTO DI ARTICOLO DI MF/MILANO FINANZA)

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