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Strade Sicure, perché sono surreali le polemiche sull’annuncio di Guerini

Spese Militari

Il commento di Giovanni Martinelli

 

E’ bastato un annuncio sostanzialmente “innocuo” da parte del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sulla prossima riduzione del contingente di militari delle Forze Armate nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure per far deflagrare invece una polemica che ha finito con il coinvolgere un sottosegretario del Governo, esponenti politici vari e amministratori locali. Una polemica che, va detto con chiarezza, ha rapidamente assunto contorni anche surreali.

Il titolare del Dicastero della Difesa, infatti, ha semplicemente ricordato che, con la fine dello stato di emergenza legato alla pandemia da Covid-19, cessano anche le ragioni che avevano portato al dispiegamento di un contingente aggiuntivo di 753 unità, oltre a quello normalmente impiegato. Aggiungendo che, nelle prossime settimane, si assisterà all’ulteriore step volto alla riduzione del dispositivo impiegato nella stessa “Strade Sicure”, con il passaggio da 6.000 a 5.000 militari.

A questo proposito, si evidenzia che tale calendario era stato deciso già con la Legge di Bilancio 2021-2023; questa aveva previsto di conservare i 7.050 militari normalmente impiegati fino al 30 giungo 2021, scendere a 6.000 dal 1 luglio fino al 30 giugno 2022 e, per l’appunto, raggiungere la soglia di 5.000 da luglio del corrente anno. Nel frattempo, la Legge di Bilancio 2022-2024 è poi nuovamente intervenuta sul tema, prorogando l’impegno di questi stessi 5.000 militari dal 31 dicembre 2022 a quello dell’anno successivo.

Una riduzione dunque nota da tempo (rispetto alla quale non si capiscono perciò alcune reazioni quasi all’insegna della sorpresa…) e che non fa altro che seguire le indicazioni formulate dal Ministro Guerini fin dal suo arrivo alla Difesa.

Ma per capire meglio il contesto, un veloce passo indietro.

L’operazione “Strade Sicure” nasce con il Decreto Legge 23 maggio 2008, n. 92, “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”. Nello specifico, all’articolo 7-bis si legge: «Per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, ove risulti opportuno un accresciuto controllo del territorio, può essere autorizzato un piano di impiego di un contingente di personale militare appartenente alle Forze armate, preferibilmente carabinieri impiegati in compiti militari o comunque volontari delle stesse Forze armate specificatamente addestrati per i compiti da svolgere.»

Dunque, emerge subito un dato. Le: “specifiche ed eccezionali esigenze” si sono invece trasformate nella normalità, con una operazione che partita il 4 agosto 2008 dura ininterrottamente ormai da quasi 15 anni. Peraltro, con un crescente impegno delle Forze Armate medesime, dato che il contingente iniziale di 3.000 militari è arrivato a raggiungere una consistenza massima di ben 7.853 unità.

In pratica, si sta parlando della più longeva operazione di questo tipo in tutta Europa e l’unica ancora in corso oltre a “Opération Sentinelle” in Francia. Questo mentre la “Vigilant Guardian” in Belgio (anch’essa simile) si è conclusa nel 2021 e mentre nessun altro Paese Europeo ha dispiegato militari delle Forze Armate in operazioni simili; neanche nel pieno della ondata di attacchi terroristici che pochi anni fa ha sconvolto l’Europa.

Una evidente anomalia (quasi solitaria) quella del nostro Paese nel panorama Europeo. Che, altrettanto evidentemente, dovrebbe indurre a qualche riflessione.

Sennonché, le perplessità rispetto a questa Operazione non si esauriscono certo qui. Uno dei temi più spesso sollevati infatti dai suoi sostenitori è la necessità di impiegare i militari perché le Forze dell’Ordine del nostro Paese sarebbero numericamente insufficienti. Una tesi smentita dai numeri, dato che (sempre con riferimento all’Europa) il nostro Paese è al contrario uno di quelli con la più alta densità di “police officers” rispetto agli abitanti. Certo, qui entrerebbe in gioco il tema dell’efficientamento del complesso apparato di sicurezza interno dell’Italia; potenzialmente capace di produrre benefici sotto molti punti di vista. Ma, evidentemente, c’è chi preferisce la comoda “scorciatoia” dei militari sulle strade piuttosto che impegnarsi seriamente sul tema delle riforme.

Da ultimo però la questione più importante, legata cioè al fatto che un impegno prolungato (anzi, continuo) delle Forze Armate in ambito ordine pubblico/compiti di polizia è proprio sbagliato da un punto di vista logico.

Nell’ambito infatti delle 4 missioni assegnate alle nostre Forze Armate, solo alla quarta (e ultima!) si trovano i: «concorsi e compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza.» Ecco dunque che il suddetto impiego continuativo non risponde in alcun modo ai concetti di straordinaria necessità, urgenza ed eccezionalità; quelli peraltro stabiliti, di fatto, anche dallo stesso Decreto Legge 23 maggio 2008 n. 92.

Detto in termini ancora più chiari, l’impostazione di fondo per “Strade Sicure” risponde (chiaramente e tristemente) a una idea ancora molto diffusa nel Paese rispetto alle sue Forze Armate, immaginate come una sorta di “tappabuchi” da farle intervenire per tutto ciò che in realtà compete loro a fino a un certo punto.

Questo mentre le “vere missioni” alle quali dovrebbero essere dedicate tutta l’attenzione e tutti gli sforzi, e cioè la «Difesa dello Stato e degli interessi nazionali» e la «Difesa degli spazi Euro-Atlantici ed Euro-Mediterranei» in via prioritaria ma anche il «Contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza internazionali», sembra quasi che debbano essere considerate come “secondarie”. Il tutto con l’ulteriore aggravante costituita dal fatto che tale impiego improprio e prolungato dei militari finisce con il drenare risorse importanti (altrimenti impiegabili) e con l’incidere sul potenziale operativo delle Forze Armate.

Quella intrapresa dunque dal Ministro Guerini non solo è la strada giusta ma, di più, dovrà essere rafforzata nell’ottica del raggiungimento dell’obiettivo di un pieno ritorno alla normalità; con nessun militare delle Forze Armate più dispiegato nelle strade delle nostre città. E con lo Strumento Militare del Paese pienamente concentrato sulle sue priorità; peraltro drammaticamente ribadite dagli attuali eventi legati all’aggressione Russa all’Ucraina, con le conseguenti accresciute esigenze di potenziamento dello Strumento Militare medesimo.

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