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Stop alle microplastiche entro il 2020. Parola di Europarlamento

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Il Parlamento europeo vuole stringere i tempi della guerra dichiarata dall’Ue ai rifiuti in plastica. Con la risoluzione approvata ieri gli eurodeputati chiedono la messa al bando di microplastiche e delle plastiche ossidegradabili entro il 2020

Basta plastica. È l’appello degli eurodeputati che ieri, con una risoluzione approvata a larga maggioranza, hanno chiesto il divieto totale delle microplastiche (presenti in cosmetici e detersivi) e delle plastiche ossidegradabili (né biodegradabili, né compostabili) entro il 2020.

Inoltre, i membri del Parlamento europeo chiedono di migliorare la qualità delle plastiche riciclate creando un vero e proprio mercato unico per questo prodotto, oltre ad ottenere incentivi per la raccolta dei rifiuti marini in mare.

Gli eurodeputati hanno quindi accolto ampiamente le azioni previste dalla strategia della Commissione europea presentata a gennaio e completata a maggio con la proposta sulle plastiche monouso (per intenderci il bando di piatti, bicchieri, cannucce e bastoncini cotonati per le orecchie). Ma rilanciano chiedendo il bando delle microplastiche, quelle presenti negli scrub, dentifrici o alcuni detergenti, entro la fine del decennio.

MONTAGNE DI PLASTICA

Sormontati dalla plastica. Ogni anno nell’Unione europea vengono generati circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Meno del 30% di questo viene riciclato, mentre parte di esso viene esportato in paesi non Ue per il trattamento. Il resto va in discarica, viene incenerito o finisce nella natura non raccolta, anche sulle spiagge o nelle foreste, nei fiumi e nei mari. E il Mar Mediterraneo è uno dei mari con la più alta concentrazione al mondo di microplastiche.

In totale, si stima che ogni anno nell’Ue vengano rilasciate nell’ambiente tra 75.000 e 300.000 tonnellate di microplastiche, generate principalmente dall’usura degli pneumatici, vernici e indumenti sintetici. Le microplastiche aggiunte in cosmetici, prodotti per l’igiene della casa e vernici, rappresentano una piccola parte del totale, ma anche l’unica su cui le restrizioni sono praticabili.

Secondo dati della Commissione europea, l’87% dei cittadini dell’Unione si dichiara preoccupato per l’impatto ambientale della plastica.

STOP MICROPLASTICHE ENTRO IL 2020

Nella risoluzione non vincolante approvata ieri con 597 voti a favore e 15 contrari, i deputati hanno chiesto dunque la messa al bando entro il 2020 delle microplastiche – impiegate nei cosmetici e nei prodotti per la pulizia – e delle plastiche ossidegradabili, in quanto né biodegradabili né compostabili e influiscono negativamente sul riciclaggio della plastica convenzionale.

L’IMPATTO SULLE MULTINAZIONALI DELLA COSMESI

Basta dunque alle microparticelle in plastica nei prodotti di uso quotidiano come esfolianti per il viso e dentrifici. In realtà negli ultimi anni le aziende leader del settore erano già corse ai ripari. Unilever ha messo al bando le microsfere di plastica dagli scrub nel 2014. L’anno scorso Johnson and Johnson avrebbe completato la rimozione delle microplastiche dai propri prodotti a livello mondiale. Per Reckitt Benckiser la messa al bando delle microplastiche si completerà entro la fine del 2018. Nel 2014 L’Oreal  ha promesso di cessare l’utilizzo entro il 2017 di polietilene (polimero che, secondo l’associazione europea dei produttori cosmetici Cosmetics Europe, rappresenta il 94% delle microplastiche contenute nei prodotti cosmetici) per tutti i prodotti ed entro il 2018 per la linea Biotherm. Eppure dall’annunciata messa al bando alla reperibilità in commercio di tali prodotti il passo non è così breve.

LA PROPOSTA DI DEMESMAEKER

Con l’appello di ieri, gli eurodeputati hanno chiesto inoltre un’accelerazione nella transizione verso un’economia circolare e la creazione di un vero e proprio mercato unico per le plastiche riciclate, incentivi per la raccolta dei rifiuti in mare, l’introduzione di nuovi standard a livello europeo in materia di biodegradabilità e compostabilità.

“La mia relazione non è un appello contro la plastica, ma un appello per un’economia circolare della plastica, in cui trattiamo la plastica in modo sostenibile e responsabile, per fermare gli effetti dannosi e preservare il valore della catena di produzione” – ha dichiarato il relatore della risoluzione Mark Demesmaeker (Ecr) – “Per avere successo dobbiamo utilizzare la strategia come leva per modelli circolari di produzione e consumo. Dobbiamo fornire soluzioni su misura, poiché non esistono soluzioni facili. E dobbiamo lavorare insieme lungo l’intera catena”.

VERSO UN DIVIETO TOUT COURT?

Nel frattempo, l’agenzia europea per le sostanze chimiche, Echa, sta lavorando ai pareri scientifici che sono necessari alla Commissione per predisporre la normativa. Ma è probabile che si vada verso il divieto vero e proprio, già in vigore in altri paesi come Usa e Canada. Gli eurodeputati intanto chiedono di fare presto e sollecitano alla responsabilità tutti gli attori coinvolti con proposte concrete. Suggeriscono agli Stati membri la possibilità di ridurre l’Iva sui prodotti contenenti materiali riciclati e per raggiungere tassi elevati di raccolta differenziata e riciclaggio potrebbero mettere in azione tre opzioni: un sistema di responsabilità estesa del produttore, meccanismi di deposito-rimborso e una maggiore sensibilizzazione del pubblico. Infine, propongono che sia riconosciuto il ruolo dei pescatori nella lotta contro la plastica nei mari, con incentivi per la raccolta di rifiuti durante le attività di pesca e per lo scarico nei porti, dove devono essere stabilite strutture per il deposito o il trattamento.

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