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Perché il ritiro Usa dall’Afghanistan è utile al riposizionamento contro la Cina

Ritiro Afghanistan

Cosa scrive il Wall Street Journal sul ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan e sul nuovo focus in Asia orientale

L’uscita dell’amministrazione Biden dall’Afghanistan è stata criticata per la sua disorganizzazione e confusione. Ma la mossa ha senso, sostengono i funzionari dell’amministrazione, come parte di uno spostamento dell’attenzione degli Stati Uniti, pianificato da tempo ma spesso ritardato, dal Medio Oriente verso l’Asia orientale e verso quella che vedono come la crescente minaccia della Cina.

La recente attenzione sul Medio Oriente è iniziata con gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, che hanno portato alle guerre in Afghanistan e in Iraq e a un’era di politica estera statunitense fissata sul terrorismo internazionale e sull’estremismo islamico, dichiara il The Wall Street Journal.

Vent’anni dopo, il tentativo del presidente Biden di spostare l’attenzione degli Stati Uniti ha evidenziato la difficoltà a lasciare la regione volatile, come hanno visto anche altri presidenti. A luglio, la decisione del Presidente di completare il ritiro degli Stati Uniti entro il 31 agosto ha scatenato un’offensiva militare talebana che ha rovesciato il governo sostenuto dagli Stati Uniti, disperdendo i militari appoggiati dagli Stati Uniti e lasciando ai talebani in controllo del paese.

Un alto funzionario statunitense, coinvolto sia nel ritiro dall’Afghanistan che nelle relazioni con la Cina, ha dichiarato che il modo in cui è avvenuto il ripiego continuerà a richiamare l’attenzione, ma ha sottolineato la necessità di sviluppare un focus a lungo termine sulla regione Asia-Pacifica.

Biden, in un discorso sul ritiro dall’Afghanistan in agosto, lo ha collegato direttamente alle tensioni USA-Cina e ad altri problemi mondiali. “Ecco una cosa fondamentale da capire: Il mondo sta cambiando”, ha detto Biden. “Siamo impegnati in una seria competizione con la Cina”.

Gli elettori repubblicani e democratici sostengono ampiamente una posizione dura nei confronti della Cina. Ex funzionari, diplomatici e legislatori di entrambi i partiti hanno apprezzato l’amministrazione di Biden per la sua posizione tempestiva sulla Cina e per aver seguito l’approccio duro emerso alla fine del mandato dell’ex presidente Donald Trump. Nonostante questo, diversi hanno dichiarato invece una sua partenza a rilento in tale contesto.

“C’è la sensazione generale che si stiano organizzando da gennaio, ed è davvero il momento di “giocare””, ha detto Robert Daly, capo dell’istituto cinese al Wilson Center, un think tank di Washington. “Avrebbe senso tentare una qualche mossa chiara nei confronti della Cina nel breve termine, anche se fosse in gran parte simbolica”.

L’amministrazione Biden, per esempio, deve ancora soppesare dove e come ridistribuire le risorse militari, diplomatiche e finanziarie degli Stati Uniti, un passo che richiede il completamento di una strategia per contrastare l’influenza di Pechino lungo il confine del Pacifico e dell’Oceano Indiano, dichiarano alcuni passati ed attuali funzionari.

L’approccio generale della squadra di Biden è maggiormente paragonabile ad una maratona piuttosto che una corsa di velocità. Per evitare di cedere influenza alla Cina, i funzionari statunitensi stanno lavorando per rafforzare le alleanze, soprattutto nella regione Asia-Pacifica e in India, mentre ricostruiscono l’economia americana e superano la pandemia del coronavirus. L’obiettivo è che la Cina abbia la percezione della forza degli Stati Uniti, “disabituandoli a una percezione di declino”, ha detto l’alto funzionario statunitense.

Nel frattempo, l’amministrazione sta mettendo da parte le richieste di Pechino per colloqui approfonditi e si sta concentrando su questioni individuali, come il cambiamento climatico, ha detto il funzionario. I dirigenti cinesi hanno affermato che il cattivo stato delle relazioni generali può impedire la cooperazione sul cambiamento climatico.

Il risultato è che sono state annunciate relativamente poche iniziative completamente nuove per l’Asia orientale. Da gennaio, i funzionari si sono concentrati sulla revisione e spesso il via libera a versioni raffinate delle politiche di Trump, come una mossa per consentire ai diplomatici di lavorare a stretto contatto con Taiwan.

Nessuna decisione è ancora stata intrapresa sul mantenere o meno i dazi che l’amministrazione Trump ha imposto alla Cine durante la guerra commerciale del 2018. In tale contesto, la revisione delle tariffe da parte dei funzionari Biden è collegata alla posizione generale verso Pechino, ha detto il mese scorso la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki.

Alcuni provvedimenti stanno prendendo vita. A giugno, il segretario alla Difesa Lloyd Austin ha emesso una direttiva per accelerare il lavoro di sviluppo delle forze militari per scoraggiare la Cina, e a marzo la Casa Bianca ha rilasciato una guida provvisoria sulla sicurezza nazionale che per la prima volta ha individuato la Cina come l’unica nazione che potrebbe minacciare gli interessi degli Stati Uniti in tutto il mondo.

Tuttavia, l’amministrazione non ha ancora completato una strategia di sicurezza nazionale finale e potrebbe non rilasciarne una fino al prossimo anno, dicono i funzionari.

“Penso che l’amministrazione stia prendendo troppo tempo”, ha detto Danny Russel, ex funzionario senior per l’Asia nell’amministrazione Obama, ora con l’Asia Society Policy Institute. I funzionari hanno dichiarato che parte del problema dell’amministrazione è la lenta azione del Senato sulle nomine chiave e le restrizioni sugli sforzi diplomatici a causa della pandemia di Covid-19.

Ora, mentre le truppe escono dall’Afghanistan, i repubblicani stanno chiedendo dimostrazioni a breve termine della determinazione degli Stati Uniti in Asia orientale per mostrare alla Cina che Washington è seriamente interessata a quella regione.

“Pechino si vanta di come abbiamo abbandonato gli alleati e lo trasla a Taiwan”, ha detto David Stilwell, l’ex capo dell’ufficio Asia-Pacifico del Dipartimento di Stato sotto Trump. “Se vogliamo evitare due sfide disastrose alla nostra credibilità, dobbiamo mostrare la differenza tra l’Afghanistan e Taiwan”.

L’alto funzionario statunitense ha detto che le partnership degli Stati Uniti in Asia orientale differiscono dagli obiettivi antiterrorismo degli USA in Afghanistan.

Per Pechino, la questione principale in Afghanistan è stata la presenza di quelli che considera militanti uiguri del Movimento Islamico del Turkestan Orientale, o ETIM, e il suo successore, il Partito Islamico del Turkestan. La Cina ha fatto pressione sui talebani per rompere con tutte le organizzazioni terroristiche e agire contro l’ETIM.

Un altro jolly è l’India, sempre più un partner degli Stati Uniti nel gruppo di democrazie Quad che include gli alleati del trattato Australia e Giappone. L’attrito con il Pakistan o con un Afghanistan a guida islamica potrebbe spostare l’attenzione di Nuova Delhi dal suo desiderio di competere con la Cina, la quale condivide un confine conteso con l’India, dichiarano dei funzionari diplomatici.

I presidenti degli Stati Uniti hanno cercato in precedenza di concentrarsi sulle sfide della Cina. Mesi prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, l’allora presidente George W. Bush è stato messo alla prova quando un aereo spia degli Stati Uniti è precipitato in Cina, scatenando una crisi sul personale americano presente in loco. Ma il resto del tempo di Bush è stato dominato dalle preoccupazioni per il terrorismo e dalle guerre in Afghanistan e Iraq.

L’ex presidente Barack Obama ha proposto un perno per concentrare l’attenzione sull’Asia. “La gente ha riconosciuto che avevamo mal distribuito il nostro tempo e le nostre risorse, che eravamo eccessivamente impegnati in Medio Oriente e troppo poco impegnati nell’Asia Pacifica”, ha detto il signor Russel.

Durante l’amministrazione Obama, gli Stati Uniti e la Cina hanno entrambi aderito all’accordo sul clima di Parigi del 2015 e all’accordo nucleare dell’Iran. Allo stesso tempo, l’amministrazione Obama ha completato colloqui commerciali di alto livello con i paesi che circondano la Cina. La risultante Trans-Pacific Partnership non è mai stata ratificata dal Congresso degli Stati Uniti.

L’amministrazione Trump ha accesso le critiche nei confronti di Pechino.  Ha incolpato la Cina per la pandemia Covid-19, ha fatto una campagna contro l’uso delle reti di dati Huawei Technologies Co. e ha dichiarato che le azioni cinesi verso i musulmani e altri nella regione dello Xinjiang costituiscono un genocidio. La stessa amministrazione Biden ha affermato la denominazione di “genocidio”.

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