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È giusta la protesta dei sindaci di sinistra contro il decreto Salvini? Parlano Cassese e Nordio

di

Salvini

Il decreto sicurezza, su cui si stanno scornando il ministro dell’interno Matteo Salvini e un agguerrito manipolo di sindaci capitanati dal palermitano Leoluca Orlando, divide anche i giuristi. Da un lato c’è chi biasima la protesta dei sindaci, dall’altro chi legittima i dubbi di incostituzionalità sollevati dai primi cittadini.

LA DISOBBEDIENZA DEI SINDACI

Il nodo del contendere è la concessione di residenza e relativi servizi sociali agli immigrati in possesso del permesso di soggiorno. Salvini ha voluto abolire questa possibilità, esplicitando nel decreto che il permesso di soggiorno “non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica”. Orlando e i sindaci disobbediscono portando motivazioni politiche («il governo contribuisce ad alimentare l’odio contro i diversi») e di legittimità costituzionale. «Il decreto 132 è inumano e criminogeno perché trasforma in illegale la posizione legale di chi ha regolarmente il permesso di soggiorno» ha detto il sindaco di Palermo, Orlando.

CHI STA CON SALVINI

La questione ha coinvolto anche i giuristi. Da un lato c’è chi, come il magistrato Carlo Nordio, già capo della procura di Venezia, bacchetta i sindaci disubbidienti definendo la decisione di non rispettare la legge «di una gravità inaudita». Nordio, al Tg2, ha commentato: «Le leggi vanno rispettate senza se e senza ma, soprattutto da parte di pubblici ufficiali. L’alibi della incostituzionalità è infondato perché una valutazione preliminare è stata fatta dal Capo dello Stato e comunque la decisione spetta alla Corte Costituzionale». Secondo il magistrato i sindaci rischiano un’incriminazione «da definire dopo il fatto commesso» ma «la cosa più grave è il messaggio che hanno dato. Un messaggio di disubbidienza nei confronti della legge a seconda del proprio tornaconto e delle proprie idee».

CHI STA CON ORLANDO

Per contro, ci sono giuristi che sostengono la posizione dei sindaci dissidenti. Come ad esempio Sabino Cassese, giudice emerito proprio della Corte Costituzionale. Cassese in un’intervista al Mattino ha segnalato un’incongruenza legislativa. In particolare relativamente a una legge del 1998 che stabilisce che «le iscrizioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante in Italia sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani». Il decreto sicurezza, pur esplicitando che il permesso di soggiorno non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica, non ha abrogato la prima legge. E dunque Orlando «non ha tutti i torti quando dice che sta solo applicando la legge». Cassese peraltro rafforza i dubbi di costituzionalità del provvedimento. Secondo la Carta, infatti, «le condizione giuridica dello stranieri è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali». Per il costituzionalista, inoltre, alcune norme inserite nel decreto sicurezza che introducono criteri più restrittivi sarebbero «inumane e incivili perché creano un limbo per chi è in attesa di protezione internazionale e ridefiniscono la distanza fra cittadino e non cittadino (ma immigrato regolare in possesso di permesso di soggiorno)». Inoltre, «mirano a escludere uomini e donne dai servizi di welfare che sono fondati sul principio di universalità».

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