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Premierato

Perché Segre e Cattaneo non mi convincono contro il premierato

Cosa hanno detto le senatrici a vita Liliana Segre ed Elena Cattaneo nella discussione generale sul premierato. I Graffi di Damato.

Gli interventi contrari delle senatrici a vita Liliana Segre ed Elena Cattaneo nella discussione generale sul premierato proposto dal governo potevano, forse anche dovevano essere in una pur improbabile regia d’alto livello immaginata da qualche malizioso retroscenista, un prezioso soccorso alle opposizioni di natura esclusivamente politica. Che sono arrivate all’appuntamento in ordine tanto rumoroso quanto pasticciato e contraddittorio, avendo il Pd – per esempio – dimenticato la strada del premierato, appunto, imboccata nel 1997 dalla insospettabile commissione bicamerale per le riforme costituzionali presieduta da un pezzo grosso, allora ma in fondo anche oggi che è in pensione, come Massimo D’Alema. E con un altro pezzo grosso come Romano Prodi a Palazzo Chigi, succeduto in ordine rigorosamente cronologico a Silvio Berlusconi e a Lamberto Dini.

Gli interventi, ripeto, delle due senatrici a vita dal prestigio indiscutibile e dall’età venerabile come quella, in particolare, della quasi 94.enne Liliana Segre, scampata all’Olocausto, potevano e forse dovevano essere un prezioso soccorso ad opposizioni un po’ malmesse. Ma – ahimè – sono andati sopra le righe in alcuni passaggi che le parlamentari potevano entrambe risparmiarsi proprio per il loro livello intellettuale, morale e persino scientifico.

Ho trovato eccessiva, per esempio, la demonizzazione del “capo” – o capocrazia”, come la chiama il costituzionalista Michele Ainis – col richiamo della Segre alle “tribù preistoriche”, cioè cavernicole. Qui siamo, per fortuna, al 2024 dopo Cristo. E per quanto possa dispiacere la Meloni, anche per quel suo promuoverei alla sola Giorgia, e proporsi in una formula populista di gusto discutibile, mi sembra smodato ridurla o immaginarla in qualche grotta. Via, senatrice, lei che di grotte odiose nel secolo scorso ne ha viste e provate davvero, per fortuna sopravvivendovi.

La senatrice Cattaneo, da biologa e scienziata quale è davvero, è accorsa al capezzale di un Parlamento che, già in mancanza di ossigeno per i troppi decreti-legge del governo che ne assorbono quasi interamente l’attività, rischierebbe la morte per soffocamento con lo scioglimento anticipato nelle mani non più del presidente della Repubblica da esso stesso eletto ma di un presidente del Consiglio scelto direttamente dai cittadini. Che il capo dello Stato, tornando alle immagini della senatrice Segre, sarebbe condannato a vedere “dal basso in alto”, cioè in condizioni di sconveniente soggezione.

È vero, il Parlamento è in uno stato di sofferenza, specie il Senato nelle dimensioni cui lo hanno ridotto le forbici grilline: duecento membri elettivi rispetto ai quali i cinque senatori a vita di nomina presidenziale per alti meriti, previsti ancora oggi dall’articolo 59 della Costituzione, sarebbero tanti che la riforma del premierato ne ha dovuto prevedere la soppressione per il futuro, lasciando in carica quelli in carica come la Segre e la Cattaneo, rispettivamente, dal 2018 e dal 2013. Ma il soffocamento delle Camere da decreti-legge è avvenuto col permesso, il consenso e quant’altro dei presidenti della Repubblica succedutisi al Quirinale. Dove sarebbe forse bastato un vaglio più rigoroso, o meno generoso, dei requisiti di urgenza invocati dagli inquilini di turno a Palazzo Chigi per evitare le attuali condizioni di obbiettivo, imbarazzante appesantimento, a dir poco.

L‘ultima parola sul premierato comunque, non essendo concreta la prospettiva di un’approvazione parlamentare con la maggioranza dei due terzi, che gli risparmierebbe ogni altro passaggio, spetterà al popolo col referendum di verifica eventualmente confermativa. I conti con la democrazia mi sembrano francamente a posto.

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