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Perché la scuola riaprirà

Scuola

La scuola riparte. Regolarmente. Nessuna Dad, nessun ritardo. I profeti di sventura rimarranno delusi: i loro catastrofici vaticini non si avvereranno. L’intervento di Suor Anna Monia Alfieri

 

Ogni sfida può essere raccolta e superata con l’aiuto di tutti”, parola del Presidente Sergio Mattarella. Parole incoraggianti, soprattutto in queste ore in cui si lavora alacremente per la riapertura delle scuole dopo la pausa natalizia. Chi sta cercando di far ripartire la scuola si sente strattonato fra chi invoca la dad, chi lancia allarmi di contagi, chi vuole rimandare la ripartenza di due settimane, chi non vuole proprio ripartire. Il mio cellulare è rovente per le migliaia di messaggi, dei più contradditori: scontenti i genitori, scontenti i gestori; in questa confusione c’è chi si improvvisa virologo, pedagogista, psicologo. Anche una persona abituata a trovare soluzioni, vive uno stress piscologico senza precedenti. Occorre quindi tenere i nervi saldi, guardare al bene maggiore: ergo 1) le scuole vanno aperte, 2) tutti devono collaborare. Abbiamo bisogno di normalità, di puntare la sveglia e andare a scuola. Tutti.

E la scuola infatti riparte. Regolarmente. Nessuna DAD, nessun ritardo. I profeti di sventura, ancora una volta, rimarranno delusi: i loro catastrofici vaticini non si avvereranno. Il Governo, le Regioni, tutte le Istituzioni si sono spese affinché la scuola possa ripartire in presenza dopo la pausa natalizia. L’eredità nefasta della DAD ha fatto sì che tutti potessero comprendere l’importanza del diritto all’istruzione, un diritto che può essere garantito solo da una scuola aperta, solo da una scuola che vede studenti e docenti fisicamente presenti, nella stessa aula, non dietro uno schermo. Certamente, tutto nella massima sicurezza. E proprio a questo il Governo, con tutte le Istituzioni, ha lavorato e ancora lavora. Al di là di ogni divisione politica, occorre che sia riconosciuto da tutti l’immane sforzo che si sta compiendo per il nostro presente e, soprattutto, per il nostro domani. Ripartire in presenza significa, infatti, investire nel nostro futuro, fare sì che si crei una generazione che un domani sarà in grado di gestire i fondi del PNRR. La chiusura della scuola avrebbe rappresentato una grave ipoteca sul nostro futuro. Quod Deus avertat!

Con una campagna vaccinale che procede a vele spiegate al punto che il modello italiano è stato additato come il migliore nel panorama internazionale, con una politica economica che ha ottenuto il plauso europeo, sarebbe stato, usando un eufemismo, un controsenso bloccare la scuola, il primo motore dell’economia, con ricadute sul piano sociale davvero allarmanti. Altro eufemistico controsenso sarebbe stato lasciare aperti i centri commerciali e chiudere le scuole. Certo, con altri Governi, è avvenuto anche questo, ma è acqua passata, non pensiamoci più. Tacciano dunque gli scettici, coloro che sguazzano nel pessimismo e apriamo invece le porte delle scuole, facciamo entrare il futuro.

Certamente il rientro a scuola è consentito da una serie di misure volte a garantire la sicurezza per gli studenti, le famiglie, i docenti, tutto il personale. Al di là di ogni misura legislativa, occorre che tutti i cittadini entrino definitivamente in una dimensione nuova che è quella della corresponsabilità che mi fa dire che, certo, fare il tampone quando ho qualche sintomo è importante, ma ancor più importante è vivere adottando comportamenti sicuri e responsabili. Si ritorna sempre sullo stesso punto: il tampone è l’ultimo atto, prima occorre assumersi le proprie responsabilità, per il bene proprio e degli altri.

Ecco, allora, alcune importanti novità. Si legge nella bozza del Decreto del Governo: 1.Nella gestione dei contatti nel sistema educativo, scolastico e formativo, si applicano le seguenti misure: a) nelle istituzioni del sistema integrato di educazione e di istruzione di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, in presenza di un caso di positività nella stessa sezione o gruppo classe, si applica alla medesima sezione o al medesimo gruppo classe una sospensione delle relative attività per una durata di dieci giorni; b) nelle scuole primarie: – 1) in presenza di un caso di positività nella classe, si applica alla medesima classe la sorveglianza con test antigenico rapido o molecolare da svolgersi al momento di presa di conoscenza del caso di positività e da ripetersi dopo cinque giorni; 2)in presenza di almeno due casi di positività nella classe, si applica alla medesima classe la didattica digitale integrata per la durata di dieci giorni; c) nelle scuole secondarie di primo grado nonché nelle scuole secondarie di secondo grado e nel sistema di istruzione e formazione professionale,: -1) fino a due casi di positività nella classe, si applica alla medesima classe l’autosorveglianza con l’utilizzo di mascherine di tipo FFP2 e con didattica in presenza; 2 ) con tre casi di positività nella classe, per coloro che non abbiano concluso il ciclo vaccinale primario da meno di centoventi giorni, che non siano guariti da meno di centoventi giorni e ai quali non sia stata somministrata la dose di richiamo, si applica la didattica digitale integrata per la durata di dieci giorni, per gli altri soggetti, che diano dimostrazione di aver effettuato il ciclo vaccinale o di essere guariti nei termini summenzionati, si applica l’autosorveglianza con l’utilizzo di mascherine di tipo FFP2; 3) con almeno quattro casi di positività nella classe, si applica alla medesima classe la didattica digitale integrata per la durata di dieci giorni.

Con queste indicazioni già lunedì 10 gennaio i nostri studenti con i loro insegnanti potranno tornare ad incontrarsi e riprendere così il loro percorso formativo. Impariamo, allora, a non basarci sulle notizie che ci giungono non si sa da dove, impariamo a prenderci carico l’uno dell’altro, impariamo il valore della convivenza civile.

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