Prima o poi doveva succedere, la questione pendeva da troppo, scorreva come un fiume carsico in attesa di affiorare. E ora, tra commissione vaccini nominata e azzerata, critiche alle politiche green ree di penalizzare le imprese, presidente del CNR nominato in ritardo, sta montando l’accusa al governo di essere “contro” la scienza (lo sostengono per esempio Lancet e Scienza in rete). Assieme all’eterna polemica sull’incultura della destra, da questa rimbalzata come “egemonia” della sinistra.
In effetti, i programmi di maggioranza non condividono i contraddittori luoghi comuni progressisti, tipo: ricerca e innovazione producono sviluppo e benessere; quando la scienza afferma una cosa le altre opinioni sono irrilevanti, chi obietta sulle vaccinazioni vuol retrocederci alla barbarie e al Medioevo, la catastrofe climatica è alle porte. Anche perché sono proposti come dogmi: si possono al massimo e con cautela discutere i contenuti specifici, non il valore epistemologico e gnoseologico, cultura e scienza sono beni assoluti. Nell’animo conservatore, meloniano, di destra alberga invece uno spirito libero, anarcoide e ignorantello, diffidente, facile alla reazione “ma che stai dicendo …” (il destrista ha sempre letto un libro o sentito alla televisione “che…”, oggi come tutti si limita a inviare un link web).
Non crediamo però che governo, maggioranza e centrodestra proveranno a demolire lo scenario, ad abbattere le fondamenta dell’eburnea torre scientifico-culturale, probabilmente si limiteranno a ignorare (per l’appunto) la questione. Mentre sarebbe utile sistematizzare la perplessità verso scienza e cultura, facendo memoria di alcuni dati.
Uno l’ha ricordato Luigi Mascheroni con un cenno al fascismo nel commentare il prof universitario che suggerisce di togliere l’amicizia agli ebrei, cattiveria inquietante e cretinata colossale, visto che l’ebreo deamicato potrebbe essere un pro Pal o un anti Bibi. Beh, ai tempi del Duce, quando gli ebrei furono ignobilmente perseguitati, baroni e accademici furono tra coloro che si comportarono peggio, in termini di interessata viltà.
Gli intellettuali sono come tutti gli altri esseri umani: non solo dal punto di vista morale, ma anche come onestà e capacità professionale. Ce ne sono buoni, cattivi, bravi, scrausi, corretti e imbroglioni, ma in quest’ultimo caso preferiscono parlare di “misconduct” anziché di truffa, come di “bias” quando fanno una ricerca per confermare ciò che già pensano. Uno studio, usando l’intelligenza artificiale, ha contato oltre mille riviste scientifiche inattendibili: lo evidenziamo utilizzando il tipico approccio scientista del “è stata pubblicata una ricerca che…” al quale è istintivo replicare “invece io ho letto che…”, come accennavamo. A questo punto scatta la gara sulla qualità della fonte citata: inutile e fuorviante, poiché il sistema delle pubblicazioni referenziate e garantite dal “peer review” in “double blind”, cioè da una commissione che le valuta senza conoscerne gli autori, è viziatissimo da cointeressenze, lobby, amichettismi, sovrapproduzioni e baronati (non citeremo di nuovo il caso Schillaci…).
Un altro approccio che lo scientista usa, abbassandosi al livello dell’interlocutore ignorante e scettico, è l’elevazione a prova assoluta del caso singolo. Per esempio, la botta di caldo o la pioggia abbondante assunta quale prova di global warming e climat change, spacciando il meteo per clima. Magari con contorno di enfasi e altre figure retoriche romanzesche inopportune per il confronto oggettivo, si pensi solo alla “febbre” usata sempre per il riscaldamento globale.
Ultima questione, la pretesa di elevare la professione a missione, il mestiere a vocazione, come se ricercatore e docente fossero sacerdoti di una religione laica. Un vizio che piace anche a destra, per esempio quando si difendono le forze dell’ordine, ma a sinistra di più, si pensi ai magistrati. Scienziati e professori vogliono passare da santi, martiri ed eroi, si pensi alla narrativa del Covid. Così, però, si rischia il ritorno uguale e contrario: se il medico che guarisce il paziente è un eroe, quello che non ci riesce è un delinquente e lo vado a menare in ospedale.
In tale autocelebrazione, scienziati e intellettuali si attribuiscono anche meriti non loro, magari chiamando “serendipità” le botte di fortuna di cui approfittano con meritoria intuizione e contrabbandando progressi oggettivi come scoperte soggettive. Per dire: nell’aumento di sopravvivenza la maggiore igiene incide più che la cura medica, gli avanzamenti ottenuti in cardiologia sono più significativi sul piano pratico di quelli oncologici che però sono meglio pubblicizzati; la crescita è maggiore dove c’è più innovazione solo quando c’è sottosviluppo da colmare, vedi Brics e Cindia.