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I sindaci, gli abusi e la galera

Pd

Le parole del ministro forzista Pichetto Fratin sui sindaci e il rimbrotto di Salvini.  La nota di Paola Sacchi

 

I sindaci sono parte costitutiva da sempre del dna della Lega ed era nelle cose che Matteo Salvini li difendesse dalle parole a sorpresa per la “galera” contro l’abusivismo, seppur poi corrette, del collega di FI, ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.

“C’è qualcuno che vorrebbe arrestare i sindaci, mentre io vorrei proteggerli, liberarli perché su di loro gravano le maggiori responsabilità”, gli replica il segretario leghista, ministro delle Infrastrutture e vicepremier, da un importante platea lombarda a Milano, “Lombardia 30”, con imprenditori, amministratori, a cominciare dal governatore leghista, in rampa di lancio con tutto il centrodestra per le Regionali, Attilio Fontana. E il distinguo nel governo da parte del vicepremier leghista, che si rimette al centro, è ovvio che sia tutto teso a rimarcare il rilancio del suo lavoro al governo, che vedrà la prossima tappa con la presentazione del nuovo Codice degli Appalti, in cdm, prima della festa dell’Immacolata.

Ma quello di Salvini è anche un distinguo, che va oltre il singolo episodio della polemica con Fratin ed è indirizzato alla Lombardia, dove nel centrodestra la Lega, con la ricandidatura del suo Fontana, gioca la partita più impegnativa, dopo essere stata doppiata da Fratelli d’Italia alle elezioni. Non è certo un distinguo seppur forte che può mandare in tilt il governo Meloni, a fronte di divisioni e profonde spaccature delle opposizioni. Ma sta nelle cose che Salvini, il leader della Lega con centinaia di sindaci, rimarchi identità e il suo lavoro al ministero dove sta mettendo a punto il nuovo Codice degli Appalti proprio con un’opera d’ascolto degli stessi amministratori locali, ossatura del suo partito, in prima fila.

Sullo sfondo c’è l’elezione in Lombardia, un test di prima importanza dove la scommessa più forte, all’interno del centrodestra, è quella della Lega che si trova a far fronte anche alla sfida del “terzo polo” con Letizia Moratti, sfida che riguarda anche più direttamente Forza Italia. Intanto, proprio il “terzo polo” con Carlo Calenda sarà ricevuto oggi dal premier Giorgia Meloni che ascolterà la sua “contromanovra” propositiva, da opposizione, come la definisce Matteo Renzi.

Ma è gioco-forza in politica che di fronte a uno scenario in cui la formazione calendian-renziana, seppur come opposizione, tenta – a differenza del Pd che ha scelto come Giuseppe Conte la protesta aprioristica di piazza – di diventare interlocutore del partito di maggioranza del governo, il secondo azionista, ovvero la Lega, rimarchi la propria identità. Così come lo fa sulla Finanziaria Forza Italia ancora più direttamente insidiata da Renzi e Calenda. Renzi peraltro è al tempo stesso alle prese con la battaglia ingaggiata sul fianco sinistro contro il “condono” di Conte, che smentisce sia stato tale, per Ischia.

Sul piano della maggioranza di governo di centrodestra o destracentro, che ha tutte le chance con opposizioni così messe per durare cinque anni, come dicono i suoi protagonisti, però inevitabilmente riemergono strascichi della campagna elettorale separata a tre punte. FdI ha vinto nettamente sugli alleati, ma di loro non può fare a meno al governo ovviamente e anche in scadenze ravvicinate come in Lombardia. Una maggiore compattezza, con un ruolo di coesione da parte del premier, nel rispetto delle pluralità interne, all’esecutivo forse si impone.

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