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Salvini, la Russia e il Copasir. Parla Boniver

Boniver

Conversazione di Paola Sacchi con Margherita Boniver, già parlamentare del Psi, poi ministro per gli Italiani all’estero e l’immigrazione, oggi presidente della Fondazione Craxi

 

“Per Matteo Salvini si sono usati commenti e insulti al limite del razzismo antropologico. C’è stato Il tentativo di delegittimazione soprattutto da parte di chi si sente chissà perché moralmente superiore, in genere sono soggetti di quel che resta della sinistra. La politica ha il diritto-dovere di muoversi anche con iniziative individuali. Salvini ha sbagliato nella mancata informazione a Palazzo Chigi, ma da qui a coinvolgere il Copasir è una forzatura vendicativa che non si capisce a chi giovi. La sua iniziativa non aveva obiettivi loschi”.

Del mancato viaggio a Mosca del leader della Lega parla Margherita Boniver. Argomenti e toni in controtendenza, rispetto al coro prevalente, da parte di una esponente politica di rango. Con esperienze e competenze di lungo corso. In parlamento entrò negli anni 80 con il Psi di Bettino Craxi. Boniver, che oggi è presidente della Fondazione Craxi, è stata ministro per gli Italiani all’Estero e l’Immigrazione, nell’ultimo governo Andreotti; ministro del Turismo con l’esecutivo Amato; sottosegretario agli Esteri con il secondo governo Berlusconi.

Onorevole Boniver, con un tweet lei, che leghista non è, anzi fu pittorescamente attaccata da Umberto Bossi in un celebre comizio, ha difeso il diritto di Salvini, da leader politico, di andare a Mosca. E ha aggiunto che se fosse stato del Pd avrebbe ricevuto invece solo applausi. Lo ha fatto per difendere il principio del diritto della politica di muoversi nelle crisi internazionali?

Certamente non ho simpatie leghiste, ma sono rimasta molto colpita dalla valanga di critiche, insulti e commenti al limite del razzismo antropologico alla iniziativa presa da Salvini, poi finita in nulla. La politica ha il diritto, direi dovere di muoversi per risolvere le crisi e questo include anche iniziative individuali. Casomai l’errore è consistito nella mancata informazione a Palazzo Chigi, ma da qui a coinvolgere il Copasir è una forzatura vendicativa che non si capisce a chi giovi.

Il leader leghista, “massacrato” sui social, attaccato soprattutto dalla sinistra e dai Cinque Stelle, come lei riconosce in quel tweet, bacchettato poi anche dal premier Draghi, come si è mosso? Ha commesso altri errori?

Muovendosi come ha fatto prima con l’ambasciatore Razov e poi con soggetti poco istituzionali ha attratto sospetti e poi una vera e propria valanga di critiche che di fatto hanno bloccato la sua iniziativa. Che non aveva obiettivi loschi, se ho capito bene.

Ad ogni modo, colpisce in questa vicenda, come in altre, l’atteggiamento di media e avversari politici nei confronti di Salvini. Sembra di stare alla delegittimazione politica vera e propria.
Come se lo spiega così tanto accanimento?

Il tentativo di delegittimazione fa parte del gioco politico, spesso quando mancano ragionamenti compiuti. In Italia lo usano molti politici, soprattutto quelli che si sentono chissà perché moralmente superiori, in genere soggetti di quello che resta della sinistra. Poi ci sono i social che possono scatenare i peggiori istinti.

Secondo lei, che non può certo esser accusata di avere posizioni anti-occidentali, come si esce dalla guerra di Putin all’Ucraina? Quale ruolo può svolgere l’Italia?

L’Italia, paese fondatore dell’Unione Europea e membro della NATO dalla sua fondazione ha un ruolo di rilievo indiscusso per contrastare con ogni legittimo mezzo l’aggressione russa all’Ucraina. Dall’’invio delle armi alle sanzioni, dall’embargo delle fonti energetiche russe al possibile ruolo di garante della futura neutralità di Kiev, una volta cessate le ostilità e raggiunto un accordo di pace. Che è e rimane l’obiettivo principale. Nel frattempo accogliendo i profughi ucraini e aiutando i milioni di sfollati interni che fuggono dalle bombe e dalle deportazioni.

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