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Salvini, Conte e la letterina Onu. I Graffi di Damato

di

Cop21

Il raduno sovranista di Milano turbato da Vienna e dalle Nazioni Unite. La Nota politica di Francesco Damato sulla manifestazione della Lega a Milano e non solo

 

Quello che la Repubblica di carta ha voluto chiamare su tutta la sua prima pagina “Il sabato leghista”, quasi come una parodia del “sabato del villaggio” di Giacomo Leopardi, è stato un po’ rovinato al leader del Carroccio, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno da eventi esterni e anche interni al sovranismo.

L’evento interno è stato l’infortunio, a dir poco, se non vogliamo chiamarlo scandalo, del partito sovranista austriaco. Il cui leader e vice cancelliere è stato travolto miserevolmente da una prova schiacciante, della quale egli ha inutilmente cercato di scusarsi, dei rapporti di sostanziale disponibilità, se non sudditanza, agli interessi anti-europei della Russia di Vladmir Putin. La prova audioovisiva del suo incontro con la seducente parente di un oligarca russo risale, a dire la verità, a prima che Heinz-Christian Strache diventasse vice cancelliere, ma questa circostanza non cambia la natura dell’uomo e del partito emersa dalle immagini e dalle parole. Che sono del resto bastate e avanzate al cancelliere di Vienna per troncare la collaborazione col troppo ingombrante alleato e prenotare le elezioni anticipate.

E’ arrivato invece nientemeno che dall’Onu, con una lettera del Commissariato dei diritti umani al Ministro degli Esteri italiano, l’evento esterno al sovranismo decantato a Milano da Salvini un po’ col rosario in mano, che non ha tuttavia impedito al pubblico festante di fischiare il Papa per il sostegno all’immigrazione, e un po’ col braccio teso dalla tribuna che può aver fatto venire i brividi a qualcuno, a vederlo in televisione. E poco consola il fatto che, a ben guardarlo, il braccio di Salvini è rimasto un po’ al di sotto di quello che soleva stendere Benito Mussolini e un po’ al di sopra di quello che allungava Hitler. A certe pose “il capitano”, come Salvini viene chiamato orgogliosamente e militarmente dai suoi tifosi ed elettori, dovrebbe stare più attento nelle esibizioni in piazza, anche se quella del Duomo a Milano – si sono consolati alla Repubblica – non si è riempita come l’uovo immaginato dai promotori del raduno.

La lettera del Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani – francamente inusuale ma partita in tempo per essere sfruttata all’interno del governo e della maggioranza dai grillini contro i leghisti, in questa curiosa campagna elettorale per le europee in cui i due partiti alleati se le dicono e se le danno di tutti i colori e ragioni – è contro il nuovo decreto legge sulla sicurezza predisposto al Viminale. Che l’organismo dell’Onu, mandando naturalmente in brodo di giuggiole il Fatto Quotidiano con un titolo anticipatore dei suoi effetti, considera xenofobo e diffida praticamente il Consiglio dei Ministri dall’approvare e il capo dello Stato dall’emanare controfirmandolo.

Ad aumentare il carattere insieme inusuale, ripeto, e sfacciatamente lesivo della sovranità che nessun Paese perde aderendo alle Nazioni Unite, come dimostrano le condotte di tutti gli Stati che le compongono, grandi o piccoli che siano, è il fatto che il Commissariato dell’Onu si è rivolto al ministro degli EsteriIl italiano pur sapendo, o dovendo sapere, che questi -Enzo Moavero Milanesi- si è espresso pubblicamente nei giorni scorsi a favore dell’iniziativa presa da Salvini. Al cui Ministero, in particolare, il diplomatico titolare della Farnesina ha riconosciuto una competenza primaria nella gestione del fenomeno dell’immigrazione, contestando la tesi secondo cui Salvini vorrebbe scippare, rapinare e quant’altro le competenze dello stesso Ministero degli Esteri, della Difesa, delle Infrastrutture e persino dell’Economia.

A decidere su come redistribuire e gestire le attuali plurime competenze -ha ricordato Moavero Milanesi- sarebbe comunque nella sua collegialità il Consiglio dei Ministri. Il cui presidente Giuseppe Conte però, forse anche grazie adesso all’iniziativa del Commissariato dell’Onu, sembra sempre meno interessato e disponibile a portare la questione, almeno prima del passaggio elettorale del 26 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo, del Consiglio regionale del Piemonte e di 3800 e rotti Consigli comunali. In molti dei quali potrà esserci il ballottaggio dopo quindici giorni, con conseguente allungamento di una campagna che ha già prodotto tante tensioni e tanta confusione a livello di governo, e pure di piazze, più o meno affollate che siano state o apparse.

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