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Lo sapete come è nata la polizia scientifica?

“Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica” di Roberto Riccardi letto da Tullio Fazzolari.

La vicenda di Garlasco continua a fare notizia con molti colpi di scena e nessuna certezza. Tra indizi trascurati e reperti contaminati l’efficacia delle indagini lascia parecchio perplessi. Eppure proprio in questo campo l’Italia può vantare precedenti gloriosi ed è stata all’avanguardia tanto da essere considerata da molti altri paesi un esempio da imitare. Il merito però non è stato né di un poliziotto né di un magistrato ma di un medico astigiano e le sue geniali intuizioni vengono finalmente raccontate da Roberto Riccardi con “Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica” (Giuntina, 200 pagine, 18 euro).

La novità destinata a rivoluzionare la tecnica delle investigazioni arriva nei primi anni del Novecento. Salvatore Ottolenghi a soli quarant’anni è già considerato uno dei più autorevoli docenti universitari di medicina legale. E per chiunque altro sarebbe stato il coronamento di un brillante percorso di studi. Da ragazzo aveva pensato di fare l’oculista ma cambia totalmente prospettiva quando conosce Cesare Lombroso di cui appena laureato diventa assistente. Il successo nella carriera universitaria rafforza in Ottolenghi la convinzione che criminologia, antropologia e psichiatria non siamo soltanto materia accademica. Al contrario, a suo avviso, la scienza ha il dovere e la capacità di contribuire a rendere più giusta la giustizia. Quello che sembra un sogno diventa grazie alla determinazione del giovane professore che conserva i valori etici della comunità ebraica in cui è nato e cresciuto. Il prestigio che si è conquistato come studioso fa sì che la sua opinione venga ascoltata. Ma ci vuole anche un pizzico di intraprendenza. Senza avere un appuntamento il 4 giugno 1902 Ottolenghi si presenta dal direttore generale della Pubblica Sicurezza Francesco Leonardi ed espone il suo progetto. Si accorge di essere stato convincente quando il giorno dopo Leonardi lo convoca e gli comunica che il ministro dell’Interno Giovanni Giolitti approva totalmente l’iniziativa. Appena tre mesi dopo a Regina Coeli si inaugura la Scuola di polizia scientifica. Ne intuiscono l’importanza e le potenzialità brillanti detective come Giovanni Gasti, Umberto Ellero e un giovane medico come Giuseppe Falco. Di fatto la Scuola diventa subito un’unità operativa. Le innovazioni  segnaletiche introdotte permettono di identificare un cittadino russo assassinato in una pensione di Roma.

Nonostante un iniziale scetticismo, le questure cominciano a intuire l’utilità della “scientifica”. Le richieste di intervento aumentano anno dopo anno e nel 1912 sono già una sessantina. La squadra di Ottolenghi viene mobilitata su casi clamorosi. Tra questo i delitti di via Merulana che poi ispireranno Carlo Emilio Gadda e Pietro Germi. Altro affaire è stato quello dello smemorato di Collegno. E grande scalpore suscitò l’assassinio della giovane contessa dama di compagnia della regina Elena. L’abilità di Roberto Riccardi sta nel risultato finale del libro: “Salvatore Ottolenghi” non è solo una biografia ma una storia della “scientifica” e anche un collage di gialli da rileggere.

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