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Perché fra i Tory spuntano critiche a Johnson sul Covid Pass

Johnson

Tutte le tensioni nella maggioranza di governo del Regno Unito sul Covid Pass. L’articolo di Daniele Meloni

 

Novantanove deputati della maggioranza di governo conservatrice hanno votato contro il Covid Pass introdotto da Boris Johnson per i grandi eventi. Un numero molto elevato, che nella giornata di ieri ha oscillato per ore tra i 60 e i 70 defectors, ma che in serata ha raggiunto il suo apice raggiungendo quasi la tripla cifra nella lobby dei “nos” alla Camera dei Comuni. Il provvedimento è comunque passato grazie al voto decisivo e piuttosto compatto dell’opposizione Laburista con 369 voti a favore e 126 contro.

Si tratta di un esito preoccupante per Boris Johnson, che fino a poco prima del voto ha cercato di convincere i ribelli ad appoggiare le restrizioni che, secondo il Primo Ministro, avranno l’effetto di calmierare l’ondata della variante Omicron nel Regno Unito. Rispetto alla ribellione sui diversi livelli di restrizioni – tiers – del dicembre
2020, si tratta di un aumento di voti sfavorevoli al governo di quasi il doppio: 55 furono allora i deputati a sfidare gli whip Tories e lo stesso Johnson.

Tra i 99 c’è un panorama variegato di parlamentari e appartenenti alle correnti di partito destinati a non fare dormire sonni tranquilli al Premier: quattro presidenti di Commissione; due ex aspiranti alla leadership del partito; il neo-deputato Louie French (a Westminster da appena 12 giorni dopo la vittoria nella suppletiva di Old Bexley and Sidcup); il Presidente del 1922 Committee (il gruppo Tory alla Camera), Sir Graham Brady, e, infine, rappresentanti del thatcheriano 92 Group, del Covid Recovery Group, dei Blue Collar Conservatives e dei Conservative One Nation.

Insomma, la ribellione è vasta e abbraccia tutta la galassia conservatrice, grande stampa e movimenti dei simpatizzanti e iscritti compresi.

Per il momento Johnson può sfruttare l’eterogeneità dei suoi oppositori, che pare non abbiano ancora trovato un rivale in grado di potere sfidare la leadership di BoJo. Se il timore è quello di perdere i seggi conquistati nel nord-est, difficilmente potrà essere Rish Sunak, anglo-indiano della South Coast colui che potrà recuperare il consenso andato perduto nelle nuove constituency vinte da Johnson nel 2019. Allo stesso modo, una delle favorite alla successione del Premier, il Ministro degli Esteri Liz Truss, MP del Norfolk, non appare la candidata ideale per sfondare nelle aree post-industriali, né tantomeno pare adatto a una campagna elettorale che si gioca in primis sulla comunicazione l’eminence grise del partito, il Ministro per il Levelling Up Michael Gove.

Non c’è dubbio che i 99 di ieri ai Comuni abbiano voluto ammaccare la leadership e l’autorità di Johnson in un momento per lui pessimo. Dopo il Christmas-gate relativo ai party natalizi del suo staff e i sondaggi che danno per la prima volta il Labour con un ampio vantaggio sui Tories, per BoJo sarà fondamentale difendere il seggio del Nord Shropshire – lasciato libero dal dimissionario Owen Paterson – nella suppletiva di questo giovedì. I Tories hanno 23mila voti di vantaggio ma sono in molti a predire un passaggio di consegne dal partito di governo ai LibDems, mentre il Labour si limiterebbe a un terzo posto “tattico”, con indicazione ai suoi elettori di votare per il candidato con più possibilità di sconfiggere i Conservatori. Il leader Laburista Sir Keir Starmer ieri ha parlato di un premier “non più in grado di governare il partito e nemmeno il paese”, e ha invitato i deputati conservatori a prendere coscienza della situazione. Non che non lo abbiano già fatto.

Johnson, comunque, non demorde e pensa a una ristrutturazione del suo staff di Downing Street per rilanciarsi. Nell’edizione di ieri il Daily Telegraph ha riportato che il Premier avrebbe offerto il ruolo che fu del controverso Dominic Cummings, quello di consigliere politico, a David Canzini, direttore di CTF Partners di Sir Lynton Crosby, il guru elettorale australiano che ha già lavorato in passato con i Conservatori. Basterà per calmare i suoi backbenchers che chiedono di contare di più nel partito e nelle scelte di Downing Street? Avere qualche dubbio al riguardo è più che lecito.

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