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UK, tutto sullo scontro tra governo e autotrasportatori per il caos benzina

Future Fund

Cosa succede nel Regno Unito tra carenze di camionisti, problemi alla filiera della benzina e panico d’acquisto. Il punto di Daniele Meloni

Titolare “il governo schiera l’esercito” è sicuramente fuori luogo, ma alla fine Boris Johnson ha dovuto selezionare 150 autisti della Royal Army, metterli in stand by e sottoporli ad almeno 5 giorni di training per precauzione: il loro impiego potrebbe servire per fare fronte al caos generato dalla mancanza di autotrasportatori che ha generato, a sua volta, problemi nella supply chain del carburante in tutta l’Inghilterra.

Le scene delle code degli autisti che si sono succedute in questi giorni nel paese sono figlie dell’allarme dato dalla stampa – anti-governativa e non solo – che hanno scatenato il panico tra gli automobilisti. Sia Johnson che il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, si sono affrettati a dire che non c’è un problema di mancanza di benzina e che la situazione tornerà alla normalità a breve. Almeno questa è la speranza dell’esecutivo Tory. Finora le misure prese si sono mostrate insoddisfacenti. Sia il “visto” per 5mila autotrasportatori extracomunitari per tamponare il problema,  sia l’innalzamento dell’orario di lavoro degli autotrasportatori – accolto solo da 517 persone sui 300mila conducenti in forza in Inghilterra – sono sembrati essere risolutivi. Più fortuna sembra avere la velocizzazione del rilascio delle patenti ai camionisti, ferme da tempo causa Covid.

Inoltre, le tensioni tra il governo, le associazioni datoriali e i sindacati sono alle stelle. E questo non fa che amplificare il problema. Dopo lo Zoom meeting di giovedì scorso tra il Cabinet e l’Associazione degli Autotrasportatori (RHA) qualcuno ha fatto partire una soffiata a tv e giornali sulle difficoltà di alcuni distributori come BP e Tesco nel fare arrivare il carburante nelle stazioni causa mancanza di personale. Inizialmente, le pompe rimaste chiuse erano poco più dell’1% secondo la Petrol Retailers Association, ma dopo 4 giorni di lunghe file nelle stazioni alcune qualità di carburante sono ora esaurite dal 60 all’80% presso alcuni rivenditori. Fonti governative sospettano che a spifferare la notizia ai giornali siano stati i vertici della RHA per ragioni politiche: da tempo la Conftrasporti britannica è sul piede di guerra con il governo Johnson perché ritiene che la Brexit abbia penalizzato il settore, che prosperava grazie all’impiego di autotrasportatori dall’Europa dell’est a basso costo e con salari inadeguati. Se poi aggiungiamo che l’uomo sospettato del “leak”, la soffiata, è il capo del Public Affairs della RHA, Rod McKenzie, ex executive della BBC e nemico da sempre della Brexit e dell’impatto delle nuove politiche migratorie sul costo del lavoro, la rabbia dei Tories si può ben comprendere. McKenzie avrebbe spiattellato al corrispondente di ITV – la terza rete televisiva UK – le parole usate dal governo in risposta all’intervento del suo capo, Duncan Buchanon, policy director dell’Associazione, nel corso della riunione virtuale.

Nella vicenda si sono inseriti anche i sindacati. Dopo avere visto il traffico generato sulle strade inglesi, il sindacato dei trasporti (GMB), e la Confederazione Generale (TUC), hanno chiesto al governo l’estensione dell’homeworking sui luoghi di lavoro, per liberare le corsie, occupate da chi potrebbe anche lavorare da casa. Ma il cuore della questione è un altro. Altre due sigle – Unite e Rail, Maritime and Transport (RMT) – si sono dichiarate deluse dalla scelta di Johnson di concedere il visto a 5mila autotrasportatori extracomunitari e di non puntare sui lavoratori britannici a salari più alti per uscire dalla crisi. Durante un evento a margine della conferenza del partito Laburista a Brighton nei giorni scorsi, Mick Lynch, segretario generale della RMT, avrebbe affermato che “nonostante la retorica del governo Tory sui dimenticati dalla globalizzazione, ci sono intere comunità in Inghilterra che dovrebbero essere impiegate con salari decenti senza ricorrere a personale da ogni parte d’Europa”.

Infine, la Brexit, il passepartout per spiegare – in modo superficiale – ogni problema che affligge il Regno Unito. Lo stesso Cancelliere in pectore della Repubblica Federale Tedesca, Olaf Scholz, l’ha tirata in ballo, affermando che è l’uscita di Londra dall’UE ad avere causato il caos. Allo stesso tempo ha aggiunto che anche in Germania – che di Bruxelles rimane il pilastro – mancano circa 60mila conducenti. Il leader socialdemocratico sembra voler confermare il modello fondato sui bassi salari e il ricorso a manodopera straniera a costi esigui su cui si fonda l’economia dei paesi più avanzati dell’Unione. Il Ministro Shapps, invece, ha affermato che è grazie alla Brexit che il paese ha potuto cambiare alcuni regolamenti nel settore, che hanno reso possibile il rilascio, in tempi brevissimi, delle patenti e dei visti per i camionisti. Brexit, sempre Brexit, fortissimamente Brexit: ma la realtà sul campo è molto più complessa del suo feticcio.

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