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Come si divide il centrodestra sui referendum per la giustizia

Meloni Centrodestra

Dibattito all’interno degli schieramenti politici sui referendum per la giustizia. La nota di Paola Sacchi

 

Matteo Salvini alfiere del fronte garantista, in sintonia con quelle che sono battaglie storiche di Forza Italia; il Pd, spiazzato e spaccato al suo interno, che, attraverso suoi esponenti di prestigio come il commissario Ue, Paolo Gentiloni, invece, pur riconoscendo “errori tragici” non ci sta a “cancellare” Mani pulite”.

I referendum sulla giustizia, di cui, con i Radicali, Salvini, il leader della Lega, ex Nord, trent’anni fa attestata su posizioni giustizialiste, è il promotore, stanno scompaginando gli schieramenti politici. E sembrano già da ora dare ulteriori scossoni agli assetti dopo quelli registrati nei giorni del Colle. Se il Pd, dove esponenti di Libertà eguale, l’ala più riformista, come Enza Bruno Bossio già da ora annunciano che voteranno a favore, è spaccato, il centrodestra continua a registrare le sue divisioni. Quello di governo, che con Salvini e il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani chiede che i referendum siano accorpati alle Amministrative di primavera, non si ricompatta con Giorgia Meloni.

Fratelli d’Italia annuncia che voterà no a due referendum: quello sulla legge Severino e quello sulla limitazione della carcerazione preventiva. Proprio quell’uso del carcere ancora al centro delle accuse contro la stagione di Mani Pulite. Significative le parole di Salvini, che l’altra sera subito dopo l’ammissione di 5 quesiti su 6, aveva visto nei referendum l’occasione “per un centrodestra liberale, moderno, garantista”: “Saranno gli italiani a poter ora cambiare la giustizia, a trent’anni da Mani Pulite e decine di migliaia di arrestati, indagati e assolti dopo”. Parole in contrasto con quelle di Gentiloni che in un tweet scrive: “Guardo da lontano il dibattito su Mani Pulite. L’idea che sia stata un’orrenda stagione da cancellare non mi piace. Errori, certo, anche tragici. E giustizia da cambiare, oggi più che mai. Ma chi esalta il sistema di potere di trent’anni fa ha perso la memoria”. È ovvio che il commissario Ue agli Affari Economici non si riferisca a Salvini, che non ha esaltato il vecchio sistema, ma ha posto l’accento sulle storture giudiziarie, ma il tenore diverso degli interventi trent’anni dopo non può non destare attenzione. Senza forzature, solo per tentare di esemplificare, al di là dell’intervento di Gentiloni, il Pd che ha accolto con freddezza i referendum, come notano dentro Forza Italia, si attesta di fatto su posizioni che lo vedono più in asse con la destra di FdI, “un po’ come accadde tra FI e Gianfranco Fini”. Anche se occorre sottolineare che FdI ha annunciato che appoggerà i referendum sulla separazione delle funzioni e i meccanismi di elezione del Csm per il superamento delle correnti.

Due punti giudicati imprescindibili per la riforma Cartabia, che approderà in parlamento, dal vicepresidente di FI Tajani, “sennò ci sono i referendum”. Per la campagna referendaria Salvini, che si è già incontrato con il segretario Maurizio Turco e Irene Testa dei Radicali, annuncia comitati indipendenti dai partiti, perché anche “esponenti di sinistra, del Pd hanno firmato” e “mi aspetto i sì anche dei Cinque Stelle” , che ai vertici con Giuseppe Conte hanno già annunciato che andranno verso il no.

Quindi, il leader della Lega, poiché “i referendum ora sono patrimonio di tutti gli italiani, un’occasione di modernità e cambiamento per il Paese” e “si inseriscono perfettamente nel discorso riformatore del governo Draghi “, dice no alla proposta di comitati per il sì di centrodestra avanzata dai ministri azzurri Maria Stella Gelmimi e Renato Brunetta. Anche se il leader leghista sottolinea che “un centrodestra compatto sulla giustizia sarebbe una bella prova di sé”.

Salvini comunque sdrammatizza i due no di FdI: “Viva la libertà” e ribadisce che dopo il decreto contro il caro bollette tornerà a parlare con Meloni. Ma la leader di FdI resta ferma sulla necessità di “un vero chiarimento, a partire da legge elettorale, patto anti-inciucio”. Rivolta a Lega e Forza Italia: “Io sto nel centrodestra, dicano loro se ci sono”. Intanto, però, come i referendum giustizia dimostrano, più che sulle formule e i vertici di chiarimento sono i contenuti e le imminenti scadenze elettorali che stanno inevitabilmente ridando una forma almeno alla parte di governo della coalizione.

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