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Perché il Recovery Plan mi delude

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Che cosa non c’è sulla scuola nel Recovery Plan secondo Suor Anna Monia Alfieri

Sono in corso i lavori in merito al Recovery Plan, un documento fondamentale per la ripartenza; in esso vengono tracciate quelle premesse che il dott. Draghi, più di un anno fa, aveva definito come essenziali per impedire una perdita di capitale umano senza precedenti. Non lasceremo indietro nessuno: uno slogan ripetuto in tutte le sedi.

Dobbiamo prendere dolorosamente atto che nel Recovery Plan, ad oggi, non una parola viene esplicitata in merito all’unica azione da compiere: dare autonomia reale alla scuola statale e libertà alla scuola paritaria, mediante l’introduzione di nuove linee di finanziamento che impieghino meglio i soldi dei contribuenti per la formazione di un allievo (5.500 euro costa un allievo, non 8.500 euro come attualmente avviene).

Insomma: visto che non ci sono ostacoli di natura giuridica ed economica, considerato che è un’operazione necessaria e che in Europa ormai è realtà da decenni quello che in Italia rimane sulla carta, quale forza superiore spinge il Paese Italia a persistere in una situazione discriminatoria che è causa della perdita di intere generazioni, condannando il paese ad una spaccatura che aggrava il divario fra Nord e Sud e fra classi sociali? Il tutto spendendo di più e peggio! La ragione si perde! Si isti et illae, cur non nos?

Ognuno di noi deve fare la propria parte. Confidiamo che, nel corso dei lavori in Commissione, si ottenga il coinvolgimento delle 40mila scuole statali e delle 12mila scuole paritarie: i due rami del Sistema Nazionale dell’Istruzione servono entrambi agli studenti, per far ripartire il Paese di tutti e per tutti!

Siamo tutti consapevoli che la scuola in Italia non ha chiuso a causa del Covid e non ripartirà per tutti, grazie alla buona stagione e al vaccino. Senza una riforma strutturale del Sistema Scuola il diritto all’istruzione è destinato a divenire sempre più un privilegio: poveri e disabili rimarranno inesorabilmente indietro. La classe politica deve adesso agire per priorità: e la priorità è la scuola.

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