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Quel garantismo tartufesco del centrosinistra fra Salvini e Open Arms

Pd

Cosa dice ora chi voleva processare Salvini alla luce delle novità emerse al processo Open Arms? La nota di Paola Sacchi

 

Chissà se chi al Senato in quel luglio del 2020 mandò a processo Matteo Salvini (Cinque Stelle, con un’astensione, tutto il centrosinistra, Iv di Matteo Renzi compresa, ad eccezione del no a difesa della politica con cui si distinse Pier Ferdinando Casini), una delle ultime volte in cui le opposizioni divise di ora si ritrovarono compatte su quello che Silvio Berlusconi defini “uso politico della giustizia, prima contro di me, adesso contro Salvini”, ora starà riflettendo su quel fascicolo fantasma del processo Open Arms.

Chissà se anche di fronte all’uscita a sorpresa di quel tassello, che potrebbe essere decisivo per provare presunti contatti tra Open Arms e scafisti, quel centrosinistra compatto contro l’avversario politico – leader della Lega, ex ministro dell’Interno, ora titolare delle Infrastrutture e vicepremier – unito anche con il futuro “terzo polo” che si dice garantista, oggi riprenderebbe quella decisione. Scelta per la quale Casini, che era stato eletto da indipendente dallo stesso Pd, ai tempi in cui lo guidava ancora lo stesso Renzi, sferzò i suoi alleati, ammonendoli sul fatto che “gli avversari vanno battuti con la politica”, perché “quella di Salvini fu decisione politica”. Decisione di un esecutivo, quello giallo-verde di cui l’ex ministro dell’Interno era anche allora vicepremier. Probabilmente la sinistra prenderebbe chissà la stessa decisione.

Alcuni osservatori di sinistra pur proclamandosi sempre fieri garantisti ora ribadiscono che Salvini, pur avendo preso una scelta sbagliata, non doveva essere mandato a processo. Ma aggiungono che ora si porrebbe il problema se le intercettazioni con la Ong spagnola siano state autorizzate. Come dire: garantisti si, ma forse di più con le Ong, per concludere implicitamente con un di fatto pilatesco: tanto ormai in Senato è andata così.

Garantisti ovviamente bisogna essere con tutti e nel caso in questione con Open Arms. Seppur, come ha sottolineato la senatrice Giulia Bongiorno, nelle vesti di avvocato difensore del senatore leader della Lega, si è indagato praticamente solo in una direzione.

La vicenda di quei file mai acquisiti finora agli atti del processo di Palermo, nonostante fossero girati per 9 procure, più che la sinistra, che probabilmente avrebbe sempre fatto pollice verso, mettono soprattutto sempre più sotto i riflettori certa incoerenza garantista del “terzo polo” nella sua corsa a prendere “moderati” da tutte le parti. Con tentativi di incursione su Forza Italia alle stesse file leghiste, dove Letizia Moratti, la candidata lombarda di Calenda e Renzi, ieri ha lanciato messaggi anche allo stesso Umberto Bossi, alle prese con la prima uscita pubblica del “comitato del Nord”, dove è stato sferzato sempre lo stesso Salvini richiamato a tornare “alle origini”.

Non entriamo in questa vicenda, è, comunque, un dato oggettivo che però la storia di Bossi è stata molto più grande di quella di un comitato o corrente interna che sia. Resta il fatto che il fascicolo fantasma del processo Open Arms getta una grave ombra sull’accanimento giudiziario, politico, mediatico in generale contro l’uomo che salvò la Lega dal precipizio di poco più del 3 per cento. E che l’uso politico della giustizia influisce sulla politica e sui governi di centrodestra da circa 30 anni. Ora Salvini, che peraltro fu promotore con i Radicali dei referendum per una vera riforma, rimette la questione anche allo stesso governo di cui è parte integrante, quale secondo azionista, ponendo la vicenda all’attenzione del ministro Carlo Nordio.

Dice Salvini: “C’è un fascicolo fantasma, sono certo che Nordio approfondirà”. Spiega: “Le procure siciliane, quella di Roma e la procura militare sapevano che la Ong spagnola Open Arms aveva intercettato (in acque libiche) un barcone di immigrati grazie alla soffiata di un soggetto ignoto e in grado di suggerire l’esatta posizione del barcone. Si trattava di uno scafista? Il dubbio è lecito e i dati oggettivi fanno rabbrividire”. Ricostruisce la vicenda: “Agosto 2019, ultime settimane del governo Conte 1. Solo ora – tre anni dopo! – siamo venuti a conoscenza che c’erano foto, video e registrazioni della Ong, immortalata da un sottomarino della Marina italiana, che potrebbero riscrivere la storia di un processo dove rischio fino a 15 anni di carcere (per sequestro di persona ndr)”.

Il vicepremier, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ricorda: “Le anomalie di quel salvataggio, compresi i dialoghi in spagnolo tra la Ong e una persona a conoscenza dell’esatta posizione degli immigrati, erano sul tavolo di nove procure ma gli atti non sono mai stati trasmessi né al Tar del Lazio (che bocciò il divieto di ingresso in acque italiane per la OpenArms), né ai miei difensori, né al Parlamento che decise di mandarmi alla sbarra, né al Gup. Lo trovo gravissimo. E sono sorpreso che alcune cronache giornalistiche, oggi, tentino di minimizzare (se non censurare o addirittura alterare) una notizia simile”.

Conclusione di Salvini: “Sono certo che il Guardasigilli Carlo Nordio saprà approfondire una vicenda che appare francamente grave e scandalosa. Per quanto mi riguarda, con i miei legali stiamo studiando iniziative molto importanti. Avanti, a testa alta, convinto che difendere l’Italia non sia solo un diritto ma un preciso dovere!”. Indignato il senatore azzurro Maurizio Gasparri, oggi vicepresidente di Palazzo Madama, allora presidente della giunta delle Immunità che aveva detto no al processo, un no poi ribaltato in aula dal si a sorpresa di Renzi e i suoi. Gasparri ritiene che non aver messo a conoscenza il Senato di quel fascicolo “fantasma” rischia di risultare un “attacco a organi dello Stato”.

Quel giorno di luglio in aula Salvini era vicino a Gasparri e alla senatrice di FI Stefania Craxi. Uscendo dal Senato in quel torrido pomeriggio dopo la votazione, qualcuno della maggioranza di centrosinistra e dei Cinque Stelle sussurrava a un altro con certo compiacimento dietro la mascherina: “Abbiamo sistemato”. Come se la vicenda fosse già passata in cavalleria. Non sembra proprio essere andata così.

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