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Quanto si amano Zingaretti e Conte secondo il Corriere della Sera

di

arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo su Conte e Zingaretti

 

RIECCO IL CAV

 

MODERATE COERENZE

LE PASSIONI DI ZINGARETTI PER CONTE…

 

DISCUSSIONI GIALLO-ROSA

 

MESSE

 

DOMANDE MALIZIOSE

I FUMI DI CASALEGGIO

 

LACRIME A 5 STELLE

SINERGIE A 5 STELLE

TRASPORTI

 

MEDIAZIONI

 

FRANCESISMI

 

C’ERANO UNA VOLTA I PARCHI

 

DERIVATI INDIGESTI

 

NUMERI VIRALI

 

EFFICIENZA LOMBARDA

 

LA QUERELLE BOLDRINI-FELTRI

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DI MASSIMO FRANCO SUL CORRIERE DELLA SERA

«Quando sulla politica si fa prevalere una logica di puro potere, anche per una torsione inconsapevole, di solito significa che comincia la fine…». Dai vertici del Pd queste parole filtrano da giorni, sempre più nette. Non si capisce se siano frutto di frustrazione o di un’analisi preoccupata della situazione del governo. Il destinatario, tuttavia, sta assumendo contorni ben definiti: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Da quanto riferiscono, non si sente né si vede con il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, da quasi una settimana. Singolare, ma neppure troppo, anche perché Zingaretti non fa parte né del governo né del Parlamento.

Semmai, la singolarità sta nell’accusa di disinvoltura e spregiudicatezza con le quali Palazzo Chigi userebbe l’emergenza di queste settimane. L’immagine della «torsione in una logica di puro potere» si è accentuata quasi in contemporanea con l’inizio delle nuove misure contro il coronavirus. Ma non è legata ai decreti presidenziali sulle chiusure e le aperture. Semmai, a suscitare un allarme misto a irritazione è l’impressione che il premier cerchi di mettere in quarantena la propria maggioranza; di muoversi in solitudine; e di sfruttare il contagio e il sostegno che il Quirinale continua a garantirgli, soprattutto per esorcizzare il fantasma di un governo alternativo.

Per il suo alleato, si tratta di un tatticismo logorante; ma a questo punto, può diventare dannoso per lo stesso presidente del Consiglio. Le ambiguità sul prestito del Mes per le strutture sanitarie sono attribuite soltanto all’esigenza di non scontentare il «suo» Movimento Cinque Stelle; e di evitare che lo scontento grillino si scarichi su Palazzo Chigi. C’è un vistoso iato tra i ritardi e i tempi dilatati coi quali l’esecutivo sta mettendo in fila i provvedimenti del Fondo per la Ripresa da presentare all’Europa, e la rapidità esibita su altri fronti. Anzi, più che di rapidità al vertice del Pd si parla di «fretta sospetta», abbinata a una certa opacità nei processi decisionali.

Vale per la manovra vistosa con la quale si tenta di concentrare la gestione dei soldi del Fondo europeo a Palazzo Chigi. Vale per le ultime nomine alla guida dei servizi segreti, trascurando il rinnovo di cariche già scadute nell’intelligence. E ancora per la riforma elettorale gestita, si sostiene, come un’arma nei confronti dei partiti alleati. Il modo in cui l’altra sera il Consiglio dei ministri ha cominciato a ridisegnare i collegi elettorali sulla scia del referendum grillino per il taglio dei parlamentari sembra fatto apposta per irritare il Pd, oltre che le forze minori.

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