Salvatore Vassallo è un politologo dell’Università di Bologna e direttore dell’Istituto Cattaneo, da anni studia in particolare l’evoluzione delle destre.
Sulla base di quello che abbiamo visto fin qui, in termini di andamento dei voti alle elezioni europee e alle regionali, esiste spazio per una forza di destra ancora più radicale guidata da Roberto Vannacci?
I voti espressi alle elezioni europee e alle regionali potrebbero non essere un buon indizio per misurare il potenziale elettorale di Vannacci, perché in quel caso si è rafforzato, in un certo senso, il bipolarismo e soprattutto questa offerta politica non esisteva.
Possiamo solo dire che, per esempio, una forza politica meno significativa, con minore presa sui temi del momento, come fu Italexit alle elezioni del 2022, arrivò all’1,9 per cento. Quindi Vannacci potrebbe puntare a una misura simile.
Se poi si rafforzasse da qui alle prossime elezioni e se venisse cambiato il sistema elettorale, come si dice, rendendolo proporzionale con premio di maggioranza ma prevedendo una soglia del 3 per cento, potrebbe anche provare ad andare da solo.
Che conseguenze potrebbe avere sulla Lega la fuoriuscita di Vannacci?
Quello che sta accadendo sembra mostrare che, per la seconda volta, Matteo Salvini abbia puntato sulla carta sbagliata, sulla strategia sbagliata, causando problemi a se stesso e alla Lega.
Nell’estate del 2019 fu proprio una sequenza di scelte contraddittorie a inaugurare il declino della Lega e l’ascesa di Fratelli d’Italia.
In questo caso, Salvini sembra aver fornito la platea, il palcoscenico e anche la disponibilità di risorse che consentono a Vannacci di coltivare le sue ambizioni, che non erano sicuramente quelle di fare il parlamentare europeo di seconda fila.
Quindi, se – come sembra plausibile – Vannacci procederà nel suo intento, la Lega si troverà di fronte a un bivio: se ritenere necessario contrastare questa sfida mantenendo ferma la linea sovranista e nazionalista di un Matteo Salvini però indebolito, oppure se cambiare completamente registro.
Le parole d’ordine di Vannacci, dai richiami al fascismo agli appelli alla “remigrazione”, sono le stesse di molte altre destre europee. C’è un’onda inarrestabile o le priorità dell’elettorato stanno già cambiando?
È del tutto evidente che Vannacci prende spunto da vari leader della destra, ma in questo momento soprattutto da quella che riscuote il maggiore successo. Il suo modello è certamente Alice Weidel di Alternative für Deutschland, di cui riprende i temi, i toni, i riferimenti interni e internazionali.
Si tratta di capire se avrà lo stesso successo: ha dalla sua una biografia di sicuro più coerente con questa linea politica rispetto a quella di Alice Weidel, ma non sembra che, al momento, questo abbia fatto una grande differenza.
Può giocare su temi che avranno progressivamente più impatto, come quello della sicurezza e della criminalità associata alla presenza di alcune particolari comunità di immigrati.
Sul fronte degli scenari internazionali, invece, molto dipenderà da come questi si evolveranno, perché la domanda oggi molto forte nell’opinione pubblica su difesa e sicurezza guarda soprattutto alle preoccupazioni che derivano proprio da quelli che Vannacci identifica come suoi modelli e di cui segue passo per passo la retorica, cioè Vladimir Putin e Donald Trump.
(Estratto da Appunti di Stefano Feltri)






