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Benzina

Putin invaderà davvero Paesi Nato?

Che cosa ha detto Nina Khrushcheva, pronipote di Nikita Krusciov, da decenni docente di relazioni internazionali negli Stati Uniti oltre che membro del Council on Foreign Relations. Il corsivo di Teo Dalavecuras

Nina Khrushcheva, come è noto, non è solo pronipote di Nikita Krusciov, l’uomo che in Unione Sovietica raccontò ai suoi compatrioti ciò che si nascondeva dietro la leggenda di Giuseppe Stalin, una settantina d’anni fa. É anche una laureata di Princeton e da decenni docente di relazioni internazionali negli Stati Uniti oltre che membro del Council on Foreign Relations, il modello a cui si ispirò anche Alberto Pirelli quando, negli anni Trenta del Novecento, contribuì in modo determinante alla fondazione del nostro Ispi. Collabora ad alcuni tra i principali quotidiani internazionali di area linguistica anglosassone e per Project Syndicate segue gli argomenti connessi alla Federazione Russa. Soprattutto, Khrushcheva è una critica intransigente della politica di Vladimir Putin pur rimanendo legata, anche da cittadina americana, al Paese d’origine (o forse proprio in nome di quel legame). Richiesta di un commento nei primi giorni dell’invasione dell’Ucraina disse che suo bisnonno avrebbe definito despicable (spregevole) la mossa di Putin.

In una recente conversazione su Project Syndicate è stata rivolta alla  professoressa Khrushcheva la seguente domanda: “É giustificato, esagerato o che altro il timore che Putin intenda invadere nel prossimo futuro Paesi Nato, eventualmente cominciando dai Paesi Baltici?”. La risposta è stata drastica: “Trovo questa retorica totalmente irresponsabile. I Paesi della Nato sono comprensibilmente contrariati dal fatto che la controffensiva ucraina dell’estate 2023 non sia riuscita a realizzare le loro (irrealisticamente alte) aspettative. Adesso temono di non riuscire a sostenere il massiccio trasferimento di fondi e aiuti che hanno erogato negli ultimi due anni. La resistenza interna (agli aiuti, ndr) si sta intensificando. Di conseguenza i leader cercano di aggirarla spaventando la gente con l’argomento che se Putin riesce a vincere in Ucraina il prossimo obiettivo sarà la Nato. Questa escalation retorica potrebbe rendere più probabile una escalation militare. Putin non ha mostrato alcun desiderio di far guerra alla Nato. Tuttavia, alimentando la paura che potrebbe volerlo, i leader della Nato rischiano di dar luogo a una profezia che si autoavvera. Perfino io, che pur sono una coerente critica di Putin,  considero tutto questo provocatorio e insensato”.

Chissà come giudicherebbe, la professoressa Khrushcheva, titoli a caratteri cubitali come quello di prima pagina della Repubblica di venerdì (“Putin minaccia la Nato”), o le parole dell’oltranzista Donald Tusk, il cocco della Commissione Ue che almeno in parte deve la vittoria alle ultime elezioni alla aspettativa che se i polacchi avessero votato “bene”, i fondi destinati alla Polonia sarebbero stati sbloccati da Bruxelles. In un’intervista a diversi quotidiani europei Tusk sposa senza esitazione l’ultima giravolta di Macron che “non esclude” un coinvolgimento diretto dei Paesi europei nella guerra in Ucraina, lascia intendere che la guerra contro la Russia è ormai inevitabile e quindi esorta a prepararsi.

Quos Deus vult perdere dementat prius. O più laicamente, come direbbe la Khrushcheva, “foolish”. Ma questa follia ha l’aria di essere una deriva incontrastabile, se non addirittura un’opportunità nella crisi esistenziale delle classi dirigenti europee e del ceto intellettual-pubblicistico che tiene loro bordone. Entrambi oggi globalmente e irreparabilmente despicable.

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