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Come Putin cercherà di ravvivare la crescita della Russia

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L’analisi di Fabio Vanorio e Giacomo Petroni

Secondo un recente studio della Banca Mondiale, la Russia sta subendo una riduzione del tasso di crescita potenziale più seria che nel resto del mondo, causata da una debole crescita della produttività e da indicatori demografici peggiori rispetto a quanto atteso.

Secondo la Banca Mondiale, il tasso di crescita potenziale medio (ossia, il tasso a cui l’economia può crescere quando lavoro e capitale sono pienamente impiegati) russo e’ crollato dal 3,8 per cento (caratterizzante il periodo 2000-09) all’1,7 per cento (nel periodo 2010-17), con una riduzione di 2,1 punti percentuali. L’entità della contrazione si evidenzia maggiormente se si considera che per le economie avanzate la riduzione media nel tasso di crescita potenziale e’ stata solo di 0,7 punti percentuali nello stesso periodo.

Le previsioni della Banca Mondiale stimano una prosecuzione del trend discendente fino all’1,3 per cento nel 2022, momento in cui dovrebbe concretizzarsi una ripresa condizionata agli effetti positivi di un policy mix di misure di riforma in corso di realizzazione riguardanti politiche che l’Amministrazione Putin intende introdurre quali:

  • la riforma delle pensioni,
  • l’incremento dell’immigrazione,
  • più elevati investimenti,
  • una graduale accelerazione della crescita nella Produttivita’ Totale dei Fattori (Total Factor Productivity, TFP).

Obiettivo del piano di crescita è – complessivamente – un incremento del tasso di crescita potenziale della Russia fino al 3 per cento entro il 2028.

Analizziamo con maggiore dettaglio le politiche citate.

  • Immigrazione

Tradizionalmente, i legami linguistici, familiari, culturali ed economici tra Mosca ed i paesi vicini (in particolare dell’Asia Centrale) hanno influenzato positivamente i flussi migratori verso la Russia. Un incremento nei flussi migratori compenserebbe parzialmente le avverse implicazioni demografiche sulla crescita potenziale.

I trends demografici per la Russia, infatti, sono peggiori di quelli riscontrati in altri EMDEs (Emerging Markets and Developing Economies) visto il tasso di basso tasso di fecondita’ totale russo e l’accelerazione nell’invecchiamento della popolazione nei primi anni ’90 e fino a meta’ degli anni 2000. Il declino nella fecondita’ ha causato la contrazione della crescita della forza lavoro potenziale (-1,4 punti percentuali in dieci anni, dallo 0,7 per cento nel 2007 al -0,7 per cento nel 2017).

Al riguardo, la Banca Mondiale ha simulato l’impatto di un incremento dell’immigrazione sulla crescita potenziale. Nello scenario considerato, un incremento del numero di migranti netto annuo a 289mila fino al 2028 (in aumento se comparato ad uno scenario base deciso in sede ONU pari a 100mila) determinerebbe un aumento della crescita potenziale per la Russia di 0,2 punti percentuali, con un impatto di circa il 2 per cento sul prodotto potenziale nel periodo 2018-2028.

  • Investimenti

Secondo la Banca Mondiale, un aumento della spesa per infrastrutture può essere realizzata senza incidere sul deficit di bilancio attivando la realizzazione di partnership pubblico-privato (Public-Private Partnerships, PPPs). La  soluzione di politica economica e’ ampiamente sperimentata con successo. Dal 1990, piu’ di 70 Paesi (tra cui Cina, Indonesia, India, Corea del Sud, Arabia Saudita e Turchia) hanno sperimentato incrementi in media di 11 punti percentuali nei loro tassi di investimento.

Gli scenari previsivi indicano un’aspettativa di incremento del rapporto Investimenti/PIL dal 23 per cento nel 2017 al 34 per cento nel 2028.  L’aumento nel rapporto Investmento/PIL dovrebbe aumentare la crescita potenziale di 0,2 punti percentuali nel 2020 e di 0,6 punti percentuali nel 2028, con un impatto del piu’ elevato tasso di investimento pari a circa il 4 per cento dell’output potenziale nel periodo 2018-2028.

  • Produttivita’

La contrazione del trend di crescita della Produttivita’ Totale dei Fattori (ossia la parte residua di output eccedente gli input di lavoro e capitale) e’ iniziata nel periodo della crisi finanziaria del 2008-09 ed e’ proseguita fino a raggiungere l’1,3 per cento nel 2017.

La contrazione del trend della Produttivita’ Totale dei Fattori (PTF) e’ un problema globale, solitamente ricondotto a riduzioni nella crescita degli investimenti, in parte causate da pressioni nella riduzione del livello di indebitamento (deleveraging), invecchiamento della popolazione e maturazione delle “catene del valore” globali. In Russia, la crescita della PTF e’ stata rallentata, tra l’altro, dalla riduzione della quota dei macchinari nella composizione degli investimenti e la sua sostituzione con quella delle costruzioni, una modifica nella composizione che ha avuto effetti negativi sulla PTF.

Secondo le simulazioni della Banca Mondiale, politiche tese ad incrementare la PTF provocherebbero una graduale accelerazione fino ad un incremento di 0,1 punti percentuali nel 2028 dal suo livello del 2017 (invece del declino di 0,2 punti percentuali atteso nello scenario di base). Questo incremento spingerebbe verso l’alto la crescita potenziale di 0,3 punti percentuali, con un impatto cumulato dell’incremento del tasso di crescita della PTF di circa il 2 per cento del prodotto potenziale.

  • Sistema Pensionistico

Il 3 Ottobre scorso, Putin ha firmato la Legge Federale 489161-7 relativa ad Emendamenti ad Atti Legislativi preesistenti della Federazione Russa in materia di Pensioni (risalenti all’epoca sovietica). La riforma fondamentale riguarda un incremento graduale dell’eta’ pensionabile a 60 anni (per le donne) e a 65 anni (per gli uomini). Seguendo la nuova normativa, partendo dal 2019, l’eta’ pensionabile subira’ incrementi progressivi semestrali nei primi due anni e annuali per il restante periodo di transizione fino al 2024. L’introduzione della nuova eta’ pensionabile e’ previsto avere conseguenze in termini di un piu’ lungo periodo di servizio, maggiori introiti contributivi per lo Stato ed un positivo riflesso sul bilancio.

Secondo la Banca Mondiale, nel periodo 2020-2028, con un aumento nell’eta’ pensionabile per uomini e donne, le aspettative di crescita potenziale della forza lavoro sono di un aumento di 0,9 punti percentuali per anno se confrontate con lo scenario di base. Il tasso di crescita potenziale e’ atteso pari a 0,3-0,4 punti percentuali nel periodo 2020-2028 con un impatto cumulato di circa 3-4 per cento di prodotto potenziale nello stesso periodo.

La riforma delle pensioni e’ l’unica misura di riforma esaminata che ha effetti sociali non indifferenti sui quali e’ opportuno soffermarsi. Come accennato in un recente articolo apparso su questa rivista, il tema delle pensioni è da sempre il più sentito in Russia e storicamente ogni proposta di riforma ha sempre trovato una forte opposizione dei cittadini superiore ad ogni altro provvedimento.

Le recenti manifestazioni organizzate da Alexei Navalny legate all’adozione di un testo di riforma del sistema pensionistico sono suscettibili di determinare effetti negativi sulla fiducia della popolazione nei confronti di Putin. L’indice di fiducia e’ gia’ crollato di ben 20 punti percentuali – da circa 60% a novembre 2017, a poco meno del 40% a fine settembre 2018. Questo nonostante alle ultime elezioni presidenziali Putin abbia registrato la migliore performance di sempre con il 76,67% di preferenze.

In particolare, mentre l’Amministrazione Putin riesce a coinvolgere la popolazione più matura sul piano partecipativo politico, seppur subendo manifestazioni di protesta, la “generazione Putin” e’ quella con la quale l’Amministrazione Putin non riesce a dialogare, generazione che non ha visto e vissuto il periodo successivo al crollo dell’Unione Sovietica, generazione nata nell’era di Putin. E’ su questa generazione che Alexei Navalny, Sergei Udaltsov e i movimenti extraparlamentari cercano far leva e con la quale la politica russa dovra’ confrontarsi negli anni a venire.

In realta’, l’unica mossa politica che avrebbe potuto far si che l’opinione pubblica si rivoltasse contro Putin e la sua politica estera sarebbe stata quella di collegare la riforma del sistema pensionistico ai costi delle sanzioni in atto contro Mosca, ma, finora, nessuna delle persone in posizioni di potere si e’ espresso in maniera incisiva in tal senso. Vi e’, infatti, scarso incentivo a sfidare pubblicamente Putin da parte dei rappresentanti delle elite politiche ed imprenditoriali. Se anche vi e’ stata un’opposizione politica pubblica alla riforma delle pensioni, nessuno ha azzardato un legame con le conseguenze negative del sistema di sanzioni e, dunque, le priorità di politica estera di Putin. Analogamente per quanto riguarda l’attivismo dell’opposizione extra-sistema, i cui esponenti – come detto – hanno sostenuto il danno al benessere collettivo della politica estera di Putin, senza pero’ ottenere alcun effetto politico.

La soluzione per Putin per silenziare le critiche, recuperare la fiducia della popolazione persa in questi mesi e rimarginare la rottura con il suo elettorato – nel 2005 il Presidente promise che sotto il suo governo le pensioni non sarebbero mai state toccate – e’, dunque, riposta nella piena riuscita del piano di crescita economica.

La riforma delle pensioni, maggiore immigrazione, piu’ elevati investimenti, ed una graduale accelerazione della Produttivita’ Totale dei Fattori possono incrementare il tasso di crescita potenziale della Russia fino al 3 per cento nel 2028, con (facilmente intuibili) riflessi positivi in termini di consenso, rendendo l’effetto delle sanzioni meno efficace sia economicamente che, soprattutto, politicamente.

 

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Fabio Vanorio è un dirigente in aspettativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Attualmente vive a New York e si occupa di mercati finanziari, economia internazionale ed economia della sicurezza nazionale. È anche contributor dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”.

DISCLAIMER: Tutte le opinioni espresse sono integralmente dell’autore e non riflettono alcuna posizione ufficiale riconducibile né al Governo italiano, né al Ministero degli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale.

Giacomo Petroni è ricercatore in materia di Global Affairs con specializzazione in analisi dell’élite e degli apparati di sicurezza russi e dei Paesi centro asiatici. Esperto conoscitore della lingua russa, ha conseguito il Master of Science presso la New York University con specializzazione in Transnational Security ed il Diploma di Laurea presso la Link Campus University di Roma specializzandosi in temi legati all’intelligence e la sicurezza nazionale. Risiede attualmente a New York.

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